La vera ricchezza non si accumula: si vive!
Gesù oggi ci mette davanti a una domanda scomoda: se domani perdessi tutto quello che possiedi, chi saresti?
L’uomo della parabola non è condannato perché è ricco, ma perché è diventato prigioniero della sua ricchezza. Il suo problema non è avere molti beni, ma pensare che i beni possano garantirgli la vita. Ha i magazzini pieni, ma il cuore vuoto. Ha programmato il suo futuro, ma ha dimenticato di vivere il presente. Ha accumulato cose, ma non ha imparato ad amare.
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Ecco la sua stoltezza: credere di poter possedere la vita, quando la vita è un dono che non possiamo trattenere né controllare.
Quante volte anche noi ragioniamo come lui? Quando avrò abbastanza soldi, sarò tranquillo. Quando avrò sistemato tutto, potrò godermi la vita. Quando avrò raggiunto i miei obiettivi, finalmente sarò felice. E intanto accumuliamo, difendiamo, tratteniamo. Abbiamo paura di perdere ciò che possediamo e finiamo per perdere ciò che conta davvero.
Gesù non condanna la ricchezza, ma l’attaccamento che ci rende schiavi. Non è il denaro a essere il nostro nemico, ma l’avidità che ci fa pensare soltanto a noi stessi. Il problema comincia quando ciò che abbiamo diventa più importante di chi siamo, quando i beni da strumenti diventano padroni, quando accumuliamo per noi senza chiederci che cosa possiamo donare agli altri.
Si può essere poveri di denaro e ricchi di cupidigia, così come si può possedere molto ed essere liberi di condividere. La questione non è quanto abbiamo, ma quanto il nostro cuore è libero di donare.
La provocazione più grande è questa: noi cerchiamo sicurezza nei conti bancari, nelle proprietà, nelle garanzie umane. Ma nessuna ricchezza può comprare un giorno di vita in più, né può salvarci dalla fragilità della nostra condizione umana. La nostra vita non dipende dai soldi che possediamo, ma dalla misericordia di Dio che ci sostiene e dall’amore che siamo capaci di vivere.
E allora, che cosa significa arricchirsi presso Dio? Significa investire nell’amore, seminare misericordia, perdonare, condividere, servire, lasciare che Dio allarghi il nostro cuore. Significa accumulare non cose, ma relazioni; non sicurezze materiali, ma gesti di bene; non privilegi, ma occasioni per amare.
Perché alla fine non porteremo con noi ciò che abbiamo posseduto, ma resterà l’amore che avremo donato.
La domanda di oggi è provocatoria: se Dio ti chiedesse conto della tua vita questa notte, troverebbe soltanto i tuoi magazzini pieni o anche il tuo cuore pieno di amore?
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Non è stolto chi possiede molto. È stolto chi vive come se dovesse possedere tutto e dimentica Colui dal quale ha ricevuto tutto.
La vera ricchezza da accumulare è Dio. E chi ha Dio nel cuore non ha bisogno di trattenere tutto per sentirsi al sicuro: può finalmente aprire le mani, condividere i beni e vivere libero.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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