Chi di noi non ha mai fatto l’esperienza di perdere una persona amata? Nessuno. Tutti l’abbiamo fatta. E sappiamo cosa significhi perdere un padre, una madre, un marito, una moglie, un fratello o sorella…perdere un figlio. Questo è il dolore più grande. Perché è difficile sopravvivere alla morte di un figlio. Soprattutto quando è unico.
Gesù conosce questo dolore. A Nain incrocia un corteo funebre di un ragazzo morto ad una madre che era anche vedova. Quella donna era rimasta sola, senza alcuna protezione maschile, come era consueto allora.
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Gesù si commuove del pianto della donna e le resuscita il figlio.
Quanto vorremmo che ancora oggi Gesù facesse così a tanti giovani che muoiono in incidenti o per tumori o suicidi.
Quei segni che Gesù faceva erano di insegnamento. Ci fanno capire che la morte non dice l’ultima parola sulla nostra vita.
Confidare in Dio nei momenti terribili… è salutare. Egli sa come agire, consolando il nostro cuore, innanzitutto e restituendo vita di e non c’è più. Sì dobbiamo credere che le persone che amiamo e che ci lasciano…vivono in Dio e con noi per sempre. Anche se in altro modo. La vita supera la morte sempre.
Non è facile. Ma la fede forte in Dio ci aiuta.
Prepariamoci a quei momenti di dolore credendo nella vita ogni giorno e dandole senso pieno.
Sr Palmarita Guida
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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