Il Vangelo di oggi ci mette davanti a una verità scomoda:
possiamo essere battezzati, praticanti, impegnati… eppure vivere come orfani.
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Gesù, invece, promette:
“Non vi lascerò orfani.”
Eppure quante volte ci sentiamo abbandonati, sradicati, non riconosciuti, non amati davvero?
La cosa più scandalosa è che possiamo sentirci orfani anche dentro la Chiesa, anche dentro una comunità, anche facendo del bene.
Perché?
Perché l’orfananza spirituale non nasce dall’assenza fisica, ma dall’assenza interiore:
quando non lasciamo allo Spirito lo spazio per abitare in noi.
Viviamo allora come “orfani adulti”:
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- pieni di attività ma poveri di fiducia;
- pieni di parole ma affamati di ascolto;
- pieni di ruoli ma senza identità;
- circondati da gente ma soli dentro.
Gesù lo dice chiaramente: il mondo non può ricevere lo Spirito perché guarda fuori, non dentro.
Ma il discepolo autentico sa riconoscere una cosa:
Lo Spirito rimane presso di noi e sarà in noi.
Ecco la provocazione:
un cristiano non abitato è un cristiano orfano.
Un cristiano che non si lascia amare è un figlio che vive come se non avesse un Padre.
Una comunità senza Spirito diventa un rifugio di solitudini.
Ma quando lo Spirito abita, allora sì:
l’amore unisce,
la fede scalda,
la speranza rinasce,
e la solitudine evapora.
Non siamo destinati a essere orfani spirituali che mendicano affetto, stima, considerazione.
Siamo destinati a essere figli amati, abitati da una presenza che non se ne va mai.
Provocazione finale
Forse la domanda di oggi non è:
“Amo abbastanza Dio?”
ma:
“Mi lascio amare abbastanza da Lui, da non vivere più come un’orfana o un orfano?”
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
