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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 1 ottobre 2026

RIVESTIRSI DI VANGELO

Gesù non manda i settantadue a fare propaganda religiosa.

Non li manda a convincere la gente.

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Non li manda a insegnare una teoria da imparare.

Li manda a portare il Regno di Dio.

E come si porta il Regno?

Con la propria vita.

La missione è un’azione concreta di liberazione compiuta da persone che sono talmente unite al Vangelo da esserne quasi incollate. Persone nelle quali il Vangelo non è più soltanto una parola ascoltata, ma è diventato uno stile di vita, una mentalità, una presenza.

Per questo Gesù dice: «Andate!».

Non dice: studiate, preparatevi, organizzatevi, costruite una strategia.

Dice: andate.

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Andate leggeri.

Senza borsa, senza sacca, senza sicurezze.

Perché chi è davvero rivestito del Vangelo non ha bisogno di molte cose per annunciarlo: è lui stesso il primo annuncio.

E qui il Vangelo diventa provocatorio per noi.

Quante volte abbiamo trasformato la fede in devozioni, pratiche, abitudini religiose, pensando che più facciamo cose religiose, più siamo vicini a Dio?

Ma possiamo essere pieni di devozioni e, nello stesso tempo, essere lontanissimi dal Vangelo.

Perché il Vangelo non è una collezione di pratiche.

È consapevolezza, è discernimento, è essenzialità, è libertà, è amore.

È lasciarsi svuotare di ciò che appesantisce per diventare disponibili a ciò che Dio vuole compiere attraverso di noi.

«Pace a questa casa!».

Il missionario non entra per conquistare uno spazio.

Entra portando pace.

Entra per guarire.

Entra per liberare.

Entra per dire, con la vita prima ancora che con le parole: “Il Regno di Dio è vicino a te”.

E se non viene accolto?

Non si impone. Non manipola. Non si vendica.

Scuote la polvere dai piedi e continua il cammino.

Questa è la libertà del Vangelo.

Forse oggi abbiamo bisogno non di fare più cose per Dio, ma di rivestirci di Vangelo.

Così tanto Vangelo da diventare riconoscibili non per le nostre devozioni, non per le nostre parole religiose, non per quello che facciamo…

ma per quello che liberiamo negli altri.

Forse allora qualcuno, incontrandoci, potrà dire:

“In questa persona c’è qualcosa di diverso.

Qui c’è pace.

Qui c’è libertà.

Qui c’è amore.

Qui c’è Dio.”

E forse è proprio questo che significa essere, ancora oggi, figli e testimoni di Dio.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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