Sr. Mariangela Tassielli – Commento al Vangelo di domenica 8 marzo 2026 per bambini/ragazzi

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Abbiamo sete.
Ne aveva l’antico popolo di Israele, libero ormai dalla schiavitù dell’Egitto, ma forse ancora troppo legato ai propri bisogni, alle proprie aspettative ormai deluse.

Sete. Ne aveva la samaritana. Sete di un incontro vero, di una relazione generativa; sete di acqua viva.
Sete. Ne abbiamo noi. Abbiamo sete di giustizia, di pace, di riconoscimento.
Ma come Israele, forse siamo ancora troppo legati ai nostri bisogni, alle nostre attese per riuscire a riconoscere il Signore vicino al pozzo.

Come la samaritana siamo troppo bloccati dal nostro passato, che forse è anche il nostro presente.
Siamo troppo bloccati dalle nostre scelte, per poter vedere il Signore, per poter ascoltare la sua Parola per noi, le sue chiamate.
Ma il Signore c’è, è vicino, è al pozzo.

E se noi abbiamo sete di qualcosa che ci riempia, lui ha sete di noi. Ha voglia di incontrarci, di liberarci da noi stessi, di aprirci alla vita di Dio
Questa III domenica di Quaresima ci chiede di fare una sosta presso il pozzo. Perché a volte le soste sono più feconde dei cammini.

Se hai perso la strada, non è avanzare sempre e comunque la scelta giusta.
Se ti senti disorientato, non è far finta di niente che ti aiuterà a ritrovare la strada giusta.
Fermarsi. Avere il coraggio di fermarsi per cercare l’acqua giusta, la via giusta, la carica giusta.
Fermarsi per ascoltare e riprendere in mano la propria vita, per ridare voce alle motivazioni, per ridirsi ciò che conta davvero.

E allora proviamo a fare una sosta: la fa la Samaritana per prendere acqua, e la fa Gesù nel suo cammino dalla Giudea alla Galilea, in un momento forse non così tranquillo. L’evangelista Giovanni introduce questa pagina evangelica dicendoci che Gesù lascia la Giudea perché «seppe che i farisei avevano sentito che lui faceva discepoli e battezzava più di Giovanni».

I farisei mormorano, e Gesù si allontana. Eppure in questo suo andare, a un certo punto anche lui si ferma. E l’evangelista fa una precisazione al versetto 6: Gesù era stanco, ed era l’ora sesta. Non sono dettagli. L’ora sesta, mezzogiorno, è certamente l’ora più calda del giorno, ma nei Vangeli è anche l’ora in cui Gesù è stato crocifisso. È l’ora in cui, nel racconto di Luca, diventa buio su tutta la terra.

A Sicar, vicino al pozzo, l’ora sesta è dunque l’ora in cui lui si ferma per incontrare. Ha sete. E l’avrà anche nell’ora della croce. Qui una donna al pozzo, in un’ora improbabile per andare a prendere acqua, gli darà da bere. Lì, soldati aguzzini gli passeranno una spugna con aceto. Tutto si compie così: lui chiede, noi rispondiamo.

Oggi allora, in questo nostro cammino verso la Pasqua, sostiamo al pozzo di Sicar, lasciamoci raggiungere dalla sete di Gesù, dal suo desiderio di incontrarci, di liberarci da noi stessi per aprirci alla Sorgente della vita.

Se conoscessimo il cuore di Dio sapremmo che il suo dono per noi non si limiterebbe a riempirci di vita, ma ci renderebbe sorgente stessa di una vita eternamente zampillante.
È questo il suo dono.
È questa la sua proposta per noi.
È questo il volto di Dio che Gesù vuole rivelarci. E questa verità radicale e inedita è confermata da Paolo nella seconda lettura: Dio ha dimostrato il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Gesù è morto per noi, per aprirci definitivamente a Dio.

Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com

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