È Pasqua! È il giorno nuovo. È il giorno in cui la Vita risplende, perché è risorta.
È il giorno in cui la morte è stata sconfitta, perché il Signore si è consegnato per noi.
L’Acqua viva, prosciugata dall’odio e dalla resistenza a Dio, zampilla ancora una volta.
La Luce del mondo, bloccata in un sepolcro dal macigno del rifiuto, oggi sorge sul mondo e illumina i popoli e le nazioni, al di là dei confini, al di sopra dei re e dei poteri.
È Pasqua! Eppure davanti ai nostri occhi, proprio come per Maria, c’è un sepolcro vuoto e una pietra rimossa. Maria cercava il suo Signore. Noi cerchiamo il Signore. Vorremmo incontrarlo, esattamente come lei. Vorremmo una sua parola nelle incertezze. Vorremmo fare esperienza di una presenza, e invece davanti a noi un’assenza, un vuoto, una pietra. Ma proprio questa assenza ci riporta alla Pasqua, alla risurrezione, a un oltre.
È Pasqua! Eppure davanti ai nostri occhi, proprio come per Pietro e Giovanni, c’è un sepolcro vuoto, una pietra rimossa, e alcune tracce di un corpo assente.
Nel cammino verso la Pasqua, dal Vangelo della risurrezione di Lazzaro in poi, abbiamo fatto risuonare continuamente in noi una parola di Gesù detta a Marta: «Se crederai, vedrai» (Gv 11,40).
Ma è vero? Sempre? Per tutti?
E allora perché Maria, pur credendo, non vede?
Perché noi pur credendo non riusciamo a vedere?
La Pasqua ci dice che la Risurrezione-e-la-vita ha liberato il passato, il presente e il futuro di ognuno di noi dal silenzio della morte, e ci ha riconsegnato alla possibilità di fare della nostra vita un canale di bene, una comunicazione della Bellezza.
La nostra fede nel Risorto ci dice che possiamo vedere oltre la tomba vuota, oltre la pietra rimossa, oltre lo sconvolgimento e lo stupore. Eppure come Maria spesso non riusciamo ad andare oltre il vuoto né dentro l’assenza. Come Pietro non riusciamo a interrogare i segni né ad ascoltare la loro voce, perché nel vuoto, nell’assenza o nei segni cerchiamo noi stessi e le nostre sicurezze. Cerchiamo il dio che vorremmo, cerchiamo il signore che ci rassicura.
E invece la via della Pasqua, la via della vita risorta, la via dell’incontro autentico con il Signore ci è indicata dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, quello che è rimasto sotto la croce, quello che – nella prospettiva dell’evangelista Giovanni – ha ricevuto sotto la croce lo Spirito. Lui «vide e credette». «Vide» nel senso proprio del «contemplare». È questo il verbo usato dall’evangelista.
Il discepolo che ha fatto esperienza dell’amore non ha bisogno di vedere, non ha bisogno di toccare, ha solo bisogno di contemplare, di penetrare e lasciarsi penetrare dal mistero di Dio che a volte, che spesso è anche assenza, irriducibilità.
Solo contemplando i segni, contemplando il silenzio, il discepolo – che ama perché si è sentito amato – potrà davvero credere, e credendo potrà nuovamente vedere non più i segni, ma Dio stesso, faccia a faccia.
È questo il senso più profondo della risurrezione del Signore:
imparare ad abitare il suo mistero di vita, per essere della sua vita spargitori, testimoni, moltiplicatori.
Buona Pasqua a tutte e a tutti noi, discepole e discepoli che lui ama.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
- Pubblicità -
