Se crederai, vedrai. È la certezza che nella scorsa domenica, la V di Quaresima, ha lasciato aperta una domanda, almeno per me: «Che cosa vorrei vedere? Che cosa vorrei che la fede mi aiutasse a vedere?»
È questa la domanda che continua ad avere una sua forza anche oggi, Domenica delle Palme e porta di ingresso alla Grande settimana.
Oggi, che cosa vorrei vedere?
Le opzioni sono molte, anche solo contemplando il Vangelo, anche solo contemplando Gesù.
Di fronte a noi c’è il Figlio di Davide, colui che viene nel nome del Signore.
C’è il re e al tempo stesso il crocifisso, c’è l’atteso e al tempo stesso il rifiutato, c’è colui al quale tutti inneggiano «Osanna» e al tempo stesso colui verso il quale tutti urlano parole di condanna.
C’è il maestro seguito e al tempo stesso il maestro tradito.
E poi ci sono uomini e donne da mille sguardi, mille attese, mille approcci: discepoli e persecutori, donne e uomini, figlie e madri, re e servi, governanti e popolo, fedeli e traditori, miti impotenti e violenti armati, briganti impenitenti e condannati pentiti.
E c’è Dio e anche il suo silenzio. Il suo donarsi e anche la sua morte. C’è la sua parola e anche il suo spirito che spezza la morte mentre accade, e da lui, da lui crocifisso, viene a noi.
Ma resta viva la domanda: in tutto questo caos umano che cosa vorrei che la mia fede mi facesse vedere?
La croce, e il Dio crocifisso, ci spezza, ci lacera in profondità, esattamente come viene squarciato il velo del tempio. E in noi la crepa può essere profonda come il Vangelo di Matteo la descrive: «Il velo del tempio si squarciò da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono».
Contemplare il Signore crocifisso ci riduce così: spezzati, squarciati. Non abbiamo appigli. Non giustificazioni. Il mistero della croce e morte del Signore ci costringe a mettere a nudo la nostra fede, la forza che la muove, le convinzioni che la reggono e la orientano.
La nostra fede, quella dei discepoli storici, e quella nostra, se siamo disposti a reggere il colpo, ci porterà fino alle soglie del sepolcro. Perché è così che si conclude il Vangelo in questa solenne Domenica delle Palme: davanti a un corpo sepolto e davanti a guardie poste a tutela di paure troppo umane, davanti all’indubbio disorientamento dei discepoli e davanti alla loro inconsolabile fiducia ferita.
Che cosa è rimasto di quell’Acqua viva?
Come ha fatto l’uomo a bloccare nel buio di un sepolcro la Luce del mondo?
Come è possibile che la Risurrezione e la Vita sia stato sconfitto?
Percorriamo questa straordinaria settimana portando nella nostra quotidianità il peso di queste tre domande.
Resistiamo alla tentazione di trovare una risposta immediata e rassicurante. Dentro queste domande c’è il nutrimento per la nostra fede.
Restiamo, come Maria di Magdala e l’altra Maria, sedute di fronte alla tomba.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
