ร trascorso un anno, un intero anno liturgico, e la Solennitร di Cristo Re dellโuniverso ci ricorda che un anno di grazia ricevuta sta per chiudersi, e un nuovo anno sta per aprirsi.
Ho detto anno di grazia, benchรฉ sia cosciente che per molte e molti tra noi questi 365 giorni siano stati carichi anche di ruzzoloni, di cadute, di grazie sperperate, di peccato, di eventi che hanno messo a dura prova la nostra fede nel Signore, e per alcuni, o forse molti, la strada รจ ancora in salita.
Eppure siamo qui, e la liturgia ci accompagna a contemplare lo strano mistero della regalitร di Gesรน, il Cristo Salvatore, il Signore dellโuniverso.
La definisco strana perchรฉ va oggettivamente oltre ogni nostro orizzonte logico.
Se definissimo ยซReยป certamente non potremmo tacere privilegi, potere, dominio. E seppur volessimo pensare ai migliori tra i re, dovremmo comunque ammettere che anche la generositร รจ una questione di gentilezza, di concessione dallโalto verso il basso.
Qui, davanti alla pagina di Vangelo che la liturgia ci propone, le cose sembrano stare un poโ diversamente.
Io perรฒ un certo disorientamento lo vivo. E lo vivo proprio pregando una dopo lโaltra la Seconda lettura e il Vangelo.
Da una parte la descrizione di un vero e proprio Re dellโuniverso, un Figlio di Dio davvero salvatore e liberatore. Un Messia come ce lo saremmo aspettato, capace per la sua potenza di dare forza e sicurezza alla nostra fede. Egli รจ lโimmagine del Dio Invisibile, dice Paolo ai Colossesi. Egli รจ colui nel quale tutte le cose sono state create ed esistono. Egli รจ il fine, il senso della creazione stessa, ma รจ anche il suo compimento. ร colui che puรฒ ancora e sempre congiungere il cielo e la terra, riconciliando il cielo con la terra.
E diciamolo: รจ il re di cui abbiamo ogni giorno bisogno. ร il re che fa bene alla nostra fede, alle nostre incertezze, ai quei timori che, a tratti, consumano le nostre energie buone.
Ma poi cโรจ il Vangelo, ed รจ come se le cose si capovolgessero. Quello che ci troviamo davanti รจ un re debole, ferito, che non reagisce. ร un re crocifisso, colpito, schernito. ร un re che non ci risolleva, non ferma la violenza, non alza il suo braccio potente contro ingiusti e malfattori. Non respinge neppure lโingiuria.
Eppure รจ questo il re che il Padre ha voluto che vedessimo. ร questo il re che ci ha salvati. ร il re che ha riconciliato il cielo con la terra. E lo ha fatto morendo.
Quello descritto per la comunitร di Colosse รจ il re di cui la nostra fede ha estremo bisogno, perchรฉ noi abbiamo paura della fragilitร , rifuggiamo il dolore e la morte, ci terrorizza il fatto di non avere certezze immediate.
Ma il Re che il Vangelo ci regala รจ la narrazione storica di ciรฒ che รจ avvenuto, del modo attraverso cui Dio ci ha salvati, liberandoci definitivamente dalla morte e dal peccato.
Gesรน risorge, e noi possiamo contemplare un re crocifisso e risorto, sul cui corpo sono rimaste tracce eterne di dolore e morte.
Ma con Gesรน, e per mezzo di lui, anche il malfattore buono va oltre la morte e riceve vita. E in questo gesto di prossimitร generativa noi vediamo il Re di cui il mondo ha davvero bisogno.
Non perchรฉ onnipotente, ma perchรฉ prossimo.
Non perchรฉ eterno, ma perchรฉ segnato dallโumanitร .
Non perchรฉ invincibile, ma perchรฉ segnato dalla morte.
Non perchรฉ intoccabile, ma perchรฉ sempre con noi.
Noi ti lodiamo, Re dellโuniverso, Dio prossimo alla nostra fragilitร .
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
