ยซCi vuole calma e sangue freddoโฆยป. Ridete pure, ma pregando sulla pagina di Vangelo della XXXIII domenica del Tempo Ordinario mi risuona nella testa quel ritornello molto cantato un bel poโ di anni fa.
Davanti al lungo elenco fatto dallโevangelista Luca โ dove disgrazie e cattive notizie sembrano non lasciare troppo scampo nรฉ troppa speranza โ sembra che davvero la soluzione per evitare false interpretazioni degli eventi ed errate decisioni sia proprio avere calma e sangue freddo.
Il tempio, ornato di belle pietre e doni votivi, cade, crolla sotto il peso dellโattacco nemico, ma forse non questo il cuore del messaggio di Gesรน. Forse non รจ al tempio di pietra che Gesรน rivolge la sua preoccupazione. Non sappiamo se quella che Gesรน pronuncia sia effettivamente una sua profezia. E quasi certamente quando Luca scrive, il tempio รจ effettivamente giร caduto. Ma non รจ questo il problema. Non sono le pietre.
Gesรน nel suo discorso non si sta riferendo ai Romani e ai loro attacchi, alle loro ingiustizie, ma se anche fosse non cambia il cuore del problema: del tempio divenuto il centro del culto, lโasse attorno a cui ruota tutta la religiositร dei Giudei contemporanei di Gesรน, non resterร pietra su pieta. E a provocare questo fragoroso e devastante crollo saranno una serie di motivi. Ma il punto verso cui Gesรน sposta lโattenzione รจ un altro: non sono le pietre ma รจ il credente.
Quando il โtempioโ su cui hai fondato la tua fede crolla, tu dove ti collochi? La tua fede dove si colloca?
Se il centro del tuo rapporto con Dio รจ fuori di te, quando la struttura esterna crolla per qualsiasi motivo, che fine fa Dio per te?
Domande tuttโaltro che scontate.
Sono mille i motivi che possono far crollare il โtempioโ su cui abbiamo puntato: motivi indipendenti da noi, verso i quali siamo anche impotenti, e motivi interni a noi. Puรฒ essere il mondo attorno a noi a far crollare ciรฒ che ci รจ sempre sembrato sicuro, ma possono accadere eventi, situazioni, oggi inimmaginabili. Che si fa?
Gesรน รจ chiaro e lapidario: ยซSarร quello il momento di dare testimonianza, ma non abbiate fretta.
Mettetevi in mente di non preparare prima la vostra difesa. Non lasciatevi andare in balรฌa di eventi ed emozioniยป.
Perchรฉ sia chiara la sua parola e la sua via; perchรฉ sia chiaro il senso che lui ci sta chiedendo di dare a una determinata situazione; perchรฉ ci sia chiaro come vivere e come rifiorireย dobbiamo coltivare la paziente attesa, la fragilissima fiducia, la scarnificante (a volte) perseveranza.
Malachia parla di un giorno rovente. Ma non รจ detto che sia il giorno in Dio dividerร buoni e cattivi. Non รจ detto che quel giorno sarร โscatenatoโ da Dio.
Possiamo chiamarla storia, possiamo chiamarla anche vita, possiamo addirittura pensare che quel fuoco saranno le nostre stesse scelte a scatenarlo anche inconsapevolmente, portando la Terra a un punto di non ritorno.
Ma Dio, nonostante tutto, e in tutto quello che accadrร sarร come il sole che sorge sulla notte, diffondendo raggi benevoli di giustizia e pace.
Cosa fare allora?
Nulla di speciale se non coltivare ogni giorno, con impegno e se necessario anche con sforzo, una irriducibile fiducia verso Colui che illumina quotidianamente il nostro cuore e ci rende capaci di scegliere vie di pace, parole e gesti nonviolenti, una prossimitร mite ma coraggiosamente autentica.
ร facile? No.
Per questo occorre determinazione e perseveranza. Che prima ancora che essere impegno รจ dono da chiedere allo Spirito incessantemente.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
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