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Sr. Mariangela Tassielli – Commento al Vangelo di domenica 15 Dicembre 2024 per bambini/ragazzi

«Che cosa dobbiamo fare?». Questa domanda per ben tre volte si ripete nel Vangelo di questa terza domenica di avvento. Le folle, i pubblicani, i soldati: tutti, seppur partendo da vite differenti la pongono a Giovanni Battista. E la risposta di Giovanni porta con sé il retrogusto della giustizia. Di due tuniche darne una a chi non ne ha. Quasi a dire: il non necessario per te, se condiviso, può far vivere altri. Non esigere il di più, non maltrattare, non estorcere, non togliere cioè all’altro ciò che gli appartiene.

È il compiersi della giustizia ciò che annunciano i profeti: il Signore che viene revoca la condanna, si fa cioè misericordia, e poi disperde i nemici, custodisce, rinnova con il suo amore. Per questo oggi possiamo gioire. Per questo non possiamo consentire allo sconforto, alla fatica, alla stanchezza, alle delusioni, alla solitudine, agli ostacoli di “lasciarci cadere le braccia”.

«Non temere!», forte e chiara questa parola, che è anche promessa, viene pronunciata anche oggi sulla nostra vita, per la nostra vita.
«Non temere!», il Signore è in mezzo a noi, è per noi.
«Non temere!», lui potrà sempre rinnovarti nel profondo e aprirti alla vita nuova.
«Non temere!», l’ultima parola non è di chi oggi ti ferisce.

Giovanni lo ripete instancabilmente, e riempie le vie del suo tempo e le folle che vanno da lui di una bella notizia: colui che attendiamo viene, è vicino.
E noi lo dobbiamo ripetere a noi stessi e a chi circonda: colui che il nostro cuore attende viene, è vicino.
Colui che può dare un senso alla nostra vita viene, è vicino.
Colui che è la grande ricchezza del mondo, la gioia a cui il nostro cuore anela, viene, è vicino.
E noi? Che cosa dobbiamo fare?

Giovanni che cosa ci direbbe di fare per non ingolfare l’attesa di falsi dei? Che cosa ci direbbe di fare per rendere la nostra vita una tenda che Dio può abitare? Che cosa ci direbbe di fare per essere capaci di quella gioia e di quella pienezza di umanità di cui il Dio fatto carne può riempirci?
Non credo ci sia una risposta unica per tutti noi. Questo tempo di attesa è in fondo un cammino di adesione, un sì che, come Maria, anche ognuno di noi è chiamato personalmente a dare.

Ci sono però due linee direttrice che orientano e segnano il nostro cammino; sono due parole, due inviti: rallegrati non temere. È l’intonazione che siamo chiamati a dare a quest’ultima parte del cammino di Avvento.
Gioia e fiducia è ciò che possiamo e dobbiamo permetterci. Ci appartengono perché siamo donne e uomini amate, amati.

Buon Avvento di speranza!

Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com

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