La via di Gesรน e del discepolo
Il Vangelo di questa domenica si colloca nello stesso luogo di quello di domenica scorsa: Cesarea di Filippo e presenta il cammino del โCristo, il figlio del Dio viventeโ e del discepolo che lo segue. Eโ come se il riconoscimento dellโidentitร di Gesรน da parte di Pietro avesse portato alla luce la meta del cammino che attende Gesรน che ora anche i discepoli devono conoscere. Si tratta di un nuovo inizio sia per Gesรน che per coloro che lo seguono e questo รจ espresso da un piccolo elemento grammaticale. Lโevangelista Matteo infatti apre questo vangelo dicendo: โda allora Gesรน cominciรฒ a spiegare ai suoi discepoliโฆโ.
โDa alloraโ indica che Gesรน inizia a fare una cosa che non aveva mai fatto fino ad ora. โDa alloraโ รจ una espressione tecnica che inaugura una nuova sezione del vangelo. Era stata usata solo unโaltra volta in Mt 4,17, al principio dellโattivitร pubblica di Gesรน, quando Lui si stabilisce a โCafarnao sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftaliโ (cfr. Mt 4,13), al nord della terra di Israele, in un territorio di frontiera, crocevia di popoli. Proprio qui Gesรน inizia il suo ministero chiamando alla sua sequela un piccolo gruppo di discepoli: โDa allora Gesรน cominciรฒ a predicare e a dire: “Convertiteviโฆโ (Mt 4,17).
Ora Gesรน inizia a dare direzione precisa alla sequela di quei discepoli, indicando la meta che li attende. Il vangelo di oggi infatti ci mostra lโapprodo del cammino di Gesรน e la via che Lui stesso, il Cristo di Dio, deve percorrere. Un cammino che anche il suo discepolo รจ chiamato a percorrere, con Lui e come Lui.
Qui, in questo โluogoโ, Gesรน comincia a mostrare ai suoi discepoli che la Sua via ha un orientamento necessario: โdoveva andare a Gerusalemmeโ. โDovevaโ perchรฉ questa era la via scelta da Dio per mostrare chi รจ il Suo Cristo, come รจ anche testimoniato dalle Scritture.
Questa โdivina necessitร โ (dei) รจ estremamente esigente e Gesรน la esprime con quattro verbi, due in forma attiva e due in forma passiva:
- andare a Gerusalemme
- patire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi
- venire ucciso
- risorgere il terzo giorno.
Cosรฌ lโevangelista Matteo sintetizza in unโunica frase tutto il percorso del Cristo che, passando per la passione e la morte a Gerusalemme, lo porterร a risorgere. In questo primo dei tre annunci della passione, morte e resurrezione, notiamo che Gesรน presenta ciรฒ che lo attende come una realtร โaccoltaโ. Infatti, anche la forma dei verbi utilizzata per esprimerla, mette in evidenza la sua partecipazione โattivaโ al Suo destino messianico.
Deve โandareโ: non vi รจ semplicemente condotto o costretto dalle circostanze. โAndareโ รจ la forma della sua adesione alla volontร di Dio (potremmo dire che รจ la forma della โsequelaโ della volontร di Dio da parte di Gesรน!) iniziata molto tempo prima.
Deve โpatireโ: anche se la sofferenza si subisce, qui il verbo รจ alla forma attiva. Eโ un dolore che Gesรน vive โattivamenteโ, liberamente, proprio perchรฉ mosso dallโamore. Lโamare implica sempre una forma di โpassioneโ (non per niente i termini che usiamo per esprimere la โpassioneโ dellโamore e il โpatireโ hanno la medesima radice).
Deve โessere uccisoโ: questo รจ il punto piรน tenebroso della Sua sorte, ed รจ espresso da un verbo in forma passiva. La morte violenta รจ subita come unica forza estranea a Dio e al Suo Cristo, che si abbatte su di Lui, ma che Egli non fugge.
Deve โrisorgereโ. Ecco lโapprodo del Suo itinerario che passa per la morte subita: la vita restituita! Sรฌ, perchรฉ anche qui troviamo un verbo in forma passiva: Gesรน viene โfatto risorgereโ dal Padre. La vita risorta รจ un dono che sempre si riceve e mai si ottiene con le proprie forze. Eโ il dono di Dio a chi ha โattivamenteโ abbracciato la โdivina necessitร โ di tutto il percorso precedente (viaggio a Gerusalemme, passione, morte).
Tutta questa frase, con i suoi quattro verbi retti dal โdeiโ sembra insistere sul destino di sofferenza del Cristo, ma Matteo la costruisce in modo tale che lโultima parola non sia la morte, ma la resurrezione: โdoveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e il terzo giorno risorgereโ.
Il sapiente narratore Matteo infatti ha posto al termine della frase lโelemento decisivo e inaspettato di questo percorso: โdovevaโฆ risorgereโ! Sรฌ, โdovevaโฆ risorgereโ: questo รจ il senso del cammino di Gesรน, il Cristo!
Non dimentichiamoci quindi che la vita risorta รจ lโultimo approdo di Gesรนโฆ e quindi anche del discepolo che รจ chiamato a seguire le sue orme: โSe qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perchรฉโฆ chi perderร la propria vita per causa mia, la troverร โ. Lโapprodo per chi cammina โdietroโ Gesรน Cristo รจ la vita โtrovataโ. Le condizioni che la sequela implica (rinnegare se stesso e prendere la propria croce) sono la via per la quale si trova la vita, quella di Gesรน.
Ora, dalla reazione di Pietro alle parole di Gesรน sulla Sua prossima sorte, notiamo che Pietro si รจ fermato ai primi tre elementi dellโaffermazione di Gesรน (andare a Gerusalemme, luogo dove muoiono i profeti, patire da parte dei maggiori rappresentanti del popolo, venire ucciso). Il primo dei discepoli si รจ bloccato, come noi stessi spesso facciamo, di fronte al destino sofferente del Messia. E proprio per questo cerca di โprenderlo da parteโ (letteralmente โdistoglierlo, tirandolo a sรฉโ) e di โrimproverarloโ invocando una volontร diversa di Dio su di Lui (โDio non vogliaโ). Ma ecco che Gesรน prende per la prima volta direttamente la parola nel vangelo di oggi: โvaโ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo perchรฉ non pensi secondo Dio, ma secondo gli uominiโ (Mt 16,23).
Gesรน gli si rivolge in maniera diametralmente opposta rispetto a quello che aveva appena fatto: โBeato sei tu, Simone, figlio di Giona, perchรฉ nรฉ carne nรฉ sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che รจ nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherรฒ la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essaโ (Mt 16,17-18).
Gesรน lo aveva dichiarato โbeatoโ; e ora lo chiama โsatanaโ.
Gesรน lo aveva lodato perchรฉ aveva accolto โdal Padreโ la rivelazione della Sua identitร ; e ora gli fa notare che โnon pensa secondo Dio, ma secondo gli uominiโ.
Gesรน lo aveva costituito โpietraโ sulla quale avrebbe edificato la chiesa e ora gli dice di essere per lui โpietra dโinciampoโ (โscandaloโ). Il contrasto non potrebbe essere piรน forte.
Pietro รจ il discepolo che porta dentro di sรฉ tutte le contraddizioni di ogni nostro cammino di fede, fatto di slanci e adesioni e di resistenze e inversioni di marciaโฆ Ma cosa รจ cambiato in Pietro perchรฉ Gesรน gli si rivolga in questo modo? Ciรฒ che fa la differenza fra i due episodi รจ la โposizioneโ che assume Pietro in rapporto a Gesรน.
Nel Vangelo di oggi Pietro ha smesso di essere discepolo di Gesรน (colui che cammina โdietroโ), e presume di indicarGli unโaltra strada, cioรจ si frappone fra Gesรน e la volontร di Dio che gli sta davanti. Lโessere discepoli รจ questione di dove ci mettiamo: dietro a Lui o davanti a Lui? Gesรน rimette Pietro al suo posto, โdietroโ di Lui. Lo chiama nuovamente alla sua sequela (โva dietro a meโ Mt 16,23) come allโinizio lo aveva chiamato a seguirlo (โvieni dietro a meโ, cfr. Mt 4,19). Da questa โposizioneโ Pietro potrร lentamente vedere cosa significhi per Gesรน essere il Cristo di Dio, per entrare con Lui nella Sua consegna di sรฉ a Gerusalemme, abbracciando la Sua passione, la Sua morte fino ad accogliere la Sua resurrezione. E Pietro lo potrร fare solo riconoscendo che questo cammino di โpassioneโ che il suo maestro sta vivendo รจ determinato dallโamore.
Qui ci viene in aiuto la prima lettura di oggi che, come ben sappiamo, illumina la lettura del vangelo offrendocene la chiave di lettura. La liturgia non ci presenta la figura del profeta Geremia rifiutato e schernito dai capi del popolo, a sottolineare la sorte drammatica e sofferente del profeta che Dio ha scelto (come ad illuminare il destino di Gesรน come profeta rifiutato da Israele). La liturgia invece ci offre oggi un passo del libro di Geremia in cui il profeta si โlamentaโ con Dio del modo violento con cui il Signore ha fatto irruzione nella vita del giovane profeta, legandolo indissolubilmente a Sรฉ. Geremia โsolleva il veloโ e ci mostra il volto di un Dio seduttore, il cui amore fa letteralmente violenza a colui che sceglie spingendolo su vie inedite e sconosciute.
Il profeta quindi รจ โcostrettoโ a portare a compimento la sua missione perchรฉ un amore ardente lo spinge da dentro, come forza misteriosa e incontenibile che mai lo abbandona: โnel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevoโ (Ger 20,9). Quellโamore ardente che preme da dentro il profeta Geremia รจ nella vita di Gesรน la forza che lo spinge a dirigersi decisamente verso Gerusalemme, verso il compimento della sua missioneโฆ Ed รจ lo stesso amore che ora Dio ha โriversato nei nostri cuoriโ (cfr. Rm 5,5) e che ci chiama a seguire Gesรน sulla sua Via. Riconoscere questo amore ci dona fin dโora di โtrovare la vitaโ lร dove ci sembrava di averla persa. Perchรฉ vivere significa amare โfino alla fineโ (Gv 13,1).
Commento a cura delle Clarisse di S. Gata Feltria



