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Cari Confratelli,
Il dramma del sisma
Ancora una volta, come unโombra maligna, il terremoto ha falciato centinaia di vite, ha distrutto abitati, ha creato un popolo senza casa, ma non ha piegato la voglia e il coraggio di ricominciare! Grazie alla rete dei nostri Uffici โ a partire dalla Caritas โ come Presidenza abbiamo potuto intervenire subito con un primo sostegno di un milione dallโ8 per mille, e stabilire la colletta nazionale in coincidenza del Congresso Eucaristico della Chiesa Italiana, quasi per rendere visibile che lโEucaristia celebrata รจ sorgente di missione e di misericordia. Alle popolazioni colpite del Centro Italia โ in particolare alle Diocesi di Rieti e di Ascoli Piceno โ guardiamo con la preghiera che alimenta la speranza e la solidarietร . Ai Vescovi di quelle Chiese e al loro Clero, confermiamo il vincolo di fraternitร e di ammirazione.
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[ads2]Piรน forti persino delle immagini dello scempio impietoso, abbiamo davanti agli occhi i volti di tanti โ operatori della Protezione Civile, volontari, membri di associazioni โ che, con semplicitร , danno al Paese una testimonianza, vorremmo dire una lezione, di incomparabile valore. ร lโesempio innanzitutto della fierezza di appartenere ad una terra, ad un popolo, ad una storia. Ci danno lโesempio di un modo di vivere alternativo alla cultura diffusa, che tende a svalutare le appartenenze come se fossero sinonimo di chiusura, di condizionamento, di ripiegamento sul passato. Noi Pastori
โ conoscendo le nostre Parrocchie e, quindi, i paesi, i borghi e le cittร โ sappiamo che non รจ cosรฌ: anzi! Sappiamo che appartenere ad una comunitร รจ non essere soli a portare la vita; โappartenereโ รจ un bene da non perdere: essere โlegatiโ gli uni agli altri โ in famiglia, nella societร civile, nella comunitร cristiana โ fa crescere la libertร nella veritร .
Sui volti delle popolazioni colpite brilla anche la fierezza umile e discreta della fede. La gioia e lโaffetto che hanno mostrato nellโaccogliere in una tenda lโimmagine della Madonna recuperata dalle macerie della chiesa parrocchiale, ha colpito e commosso giovani e anziani. La fede cristiana ispira il modo di vedere noi stessi e gli altri, la felicitร e il dolore, la vita e la morte. Ci fa riconoscere lโinvisibile che ci circonda, un mondo popolato non da fantasmi o numi da tenersi buoni, ma da Dio che รจ Amore, che si รจ mescolato con noi fino a darci il Figlio unigenito; รจ abitato dalla Vergine Maria, dai santi e dagli angeli, dalle anime di coloro che ci hanno preceduto su questa terra. Essi sono i veri viventi, amici e compagni di strada, che ci abbracciano con tenerezza. Non ci preservano dalle croci, ma ci aiutano a portarle. La forza dello spirito, che la fede alimenta, รจ piรน forte del terremoto.
Siamo richiamati allโimportanza dei piccoli centri, dove la cultura dei legami, i mestieri antichi e nuovi, le tradizioni umane e religiose costruiscono un tessuto solido e dinamico, come un grembo che genera, sostiene e offre una visione alta della vita. Meritano anche per questo ogni attenzione e cura, perchรฉ non si sfaldino nella malinconia del tramonto che una certa visione socio-economica ritiene non solo inevitabile, ma persino auspicabile. I piccoli centri sono una realtร preziosa, luoghi di fede e di umanitร : anche chi ha fatto altre scelte rispetto alla fede cristiana, ne resta beneficamente toccato.
La stessa globalizzazione richiede un affronto non fatalista, ma sereno e critico, affinchรฉ la persona non venga spersonalizzata in nome di alcun interesse, nรฉ particolare nรฉ generale. Non รจ il โgirareโ il mondo che allarga lo spirito: si puรฒ cambiare posto ogni giorno, conoscere ambienti, ma rimanere inconsistenti e meschini; mentre si puรฒ vivere tutta la vita in un punto e maturare una profonditร interiore che dร visione e pace. A far la differenza รจ il โcomeโ si vive ogni momento, con quale intensitร , con quali valori e prospettive; un โcomeโ โ una modalitร โ che si alimenta di fede nella presenza provvidente di Dio, di Vangelo, sacramenti e caritร fraterna; un โcomeโ che si riflette nelle nostre tradizioni, nei riti, nei luoghi, nelle immagini sacre, nelle benedizioni su persone e cose. Tutto quanto, infatti, viene a contatto con noi, si impregna della nostra umanitร che vive, spera, lavora.
Lโestate della Chiesa
A livello ecclesiale, i mesi trascorsi sono stati densi di avvenimenti. Oltre alle normali attivitร dei campi estivi, che hanno visto migliaia di ragazzi impegnati in esperienze formative e di servizio insieme ai nostri cari Sacerdoti e a tanti educatori laici, lโestate รจ stata occasione anche per tempi di ristoro, di preghiera e amicizia, per tante famiglie che ritrovano spazi piรน distesi per sรฉ, i figli, la comunitร . Per tutto vogliamo ringraziare il Signore, che โ servendosi anche delle nostre persone โ lavora nelle anime perchรฉ cresca il mondo nuovo, il Regno del Padre. Questo mondo nuovo, fatto di fede e di bontร , รจ grande e vivace nonostante prove e apparenze contrarie. Siamo certi โ e lo affermiamo con gratitudine โ che dal cielo il nostro caro Confratello, S.E. Mons. Mansueto Bianchi, Assistente Generale dellโA.C., continuerร ad accompagnare con preghiera e amore il cammino pastorale della nostra Chiesa.
Lโordinaria attivitร estiva si รจ trovata inserita e sostenuta dallโinstancabile ministero del Successore di Pietro, che presiede la Chiesa universale nella caritร e nella veritร . Innanzitutto, con lui abbiamo vissuto la Giornata Mondiale della Gioventรน, evento partecipato da moltitudini di giovani che, anche questa volta, hanno mostrato gioia incontenibile negli incontri con il Santo Padre e hanno elettrizzato la Polonia. La Nazione di san Giovanni Paolo II โ che della G.M.G. รจ stato lโartefice โ li ha accolti con ammirevole ospitalitร : un particolare grazie i giovani italiani lo dicono alle tante famiglie che hanno aperto loro le case e li hanno stupiti: alla evidente semplicitร della vita corrispondeva una ospitalitร ancora piรน generosa e cordiale, ed una fede visibile. Insieme al Santo Padre, ai sacerdoti e ai centomila giovani italiani che hanno partecipato alla Giornata, vogliamo dire a tutta la gioventรน del Paese che โlo sguardo di Gesรน va oltre i difetti e vede la personaโ, che Egli โti chiama per nome (โฆ). Il tuo nome รจ prezioso per Luiโ perchรฉ il cuore di Dio โรจ un cuore tenero di compassione che gioisce nel cancellare definitivamente ogni nostra traccia di maleโ (Omelia GMG, Cracovia, 31.7.2016). Lui โdesidera venire a casa tua, abitare la tua vita di ogni giornoโ (id). Per questo il Papa ha raccomandato che nella giornata di ogni giovane ci sia โal primo posto il filo dโoro della preghieraโ, ha invitato alla confessione frequente, e ha ribadito che il segreto della felicitร รจ fare della propria vita un dono. Abbiamo visto che il cuore dei ragazzi, pur in mezzo a incertezze, cerca il pane solido della fede; รจ attraversato da una nostalgia interiore che aspetta un nome. Cโรจ un risveglio spirituale nelle loro anime: non possiamo deluderli. Con i nostri preti, vogliamo essere alla loro altezza!
Un altro evento che ha commosso il cuore del mondo โ e possiamo dire che il mondo si รจ fatto vedere! โ รจ stata la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta lo scorso 4 settembre. Come ha sottolineato il Santo Padre, โMadre Teresa, in tutta la sua esistenza, รจ stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso lโaccoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartataโ. Il suo esempio di donna orante ci aiuti a far nostra la vocazione alla caritร con la quale โogni discepolo di Cristo mette al suo servizio la propria vita, per crescere ogni giorno nellโamoreโ.
Infine, abbiamo celebrato il XXVI Congresso Eucaristico della Chiesa Italiana. Genova ha avuto lโonore e la gioia di ospitare lโevento che รจ stato un momento di grazia per tutti. Avevamo dato al Congresso il tema โEucaristia, sorgente di missioneโ nel tempo del Giubileo straordinario della Misericordia: ebbene, le celebrazioni e lโadorazione pubblica, le catechesi dei Vescovi, la celebrazione della penitenza, la visita di cinquanta delegazioni alle opere di misericordia corporale e spirituale, i percorsi religiosi e culturali del centro storico, la serata dei giovaniโฆ il grande lavoro di preparazione del Comitato Nazionale e del gruppo operativo locale, tutto ha fatto sรฌ che i tre giorni previsti non fossero un calendario di cose da fare, ma un evento da vivere: lโincontro con il Risorto realmente presente nel Sacramento dellโamore. Con le catechesi eucaristiche alla luce delle cinque vie della Evangelii Gaudium โ valorizzate nel Convegno di Firenze โ abbiamo approfondito come lโEucaristia sia la vera sorgente della missionarietร e della caritร evangelica: รจ questo fuoco che spinge a condividere la luce e il calore, perchรฉ il mondo viva nella veritร e nellโamore, coscienti che certamente dobbiamo preoccuparci di essere credibili, ma innanzitutto di credere.
Con questo spirito, martedรฌ scorso le nostre Diocesi hanno pregato unendosi allo spirito di Assisi, dove il Santo Padre e i rappresentanti delle diverse religioni hanno rilanciato lโimpegno per la pace e la fraternitร tra tutti i popoli. Con Papa Francesco rinnoviamo il nostro impegno a โcercare in Dio, sorgente della comunione, lโacqua limpida della pace, di cui lโumanitร รจ assetataโ e a farci โartigiani della paceโ, quella pace che รจ โperdonoโ, โaccoglienzaโ, โcollaborazioneโ ed โeducazioneโ.
La sfida europea
Alla luce degli ultimi avvenimenti, dobbiamo riaffermare che oggi cโรจ bisogno di un di piรน di Europa. ร possibile pensare che nel vortice del mondo globalizzato, dove sono saltati molti schemi e parametri, sia possibile vivere allontanandosi gli uni dagli altri? Ciรฒ non ha nulla da vedere con qualche forma di internazionalismo che crea confusione di popoli: essere popolo, infatti, significa avere una propria missione presso la comunitร piรน alta, in quanto si ha un patrimonio di storia e di cultura da offrire. Solo cosรฌ lโEuropa sarร il luogo del superamento di ogni forma di sciovinismo, che mira a primeggiare e a imporsi ai singoli membri: ogni realtร , infatti, diviene ciรฒ che deve essere solo allโinterno di una armonia superiore, della comunitร spirituale europea. I nazionalismi non si vincono nรฉ con lโomologazione forzosa, che รจ una sottile espressione di violenza, nรฉ con lโirenismo miope che รจ una forma sofisticata di deriva etica e di annullamento identitario. Nessuno pensi che si voglia riproporre una visione eurocentrica del mondo; se guardiamo la geografia del pianeta, ogni continente ha qualcosa da portare a tutti, qualcosa di peculiare, che oggi sta emergendo in modo piรน chiaro e progressivo.
Continua lโesodo di tanti disperati che bussano alle porte del continente. Il Santo Padre non si stanca di richiamare lo stile dellโaccoglienza e dellโintegrazione, che richiede generositร e intelligenza politica e sociale; รจ uno stile che coinvolge tutti, chi accoglie e chi รจ accolto. LโItalia รจ in prima linea e, nonostante difficoltร oggettive, continua a fare tutto il possibile su questo fronte che la vede ancora troppo sola. Le comunitร cristiane cercano di allargare gli spazi dellโaccoglienza e soprattutto del cuore, affinchรฉ si vada oltre lโemergenza verso percorsi di integrazione per quanti โ mostrando consapevolezza e impegno โ desiderano rimanere.
Piรน che di tanta povera gente disperata che bussa alle porte del continente, lโEuropa dovrebbe temere il cambiamento del modo di pensare che si vuole imporre dallโesterno. Il Papa molte volte ha messo in guardia dalle โcolonizzazioniโ in atto, che chiama โpensiero unicoโ: esso vuole costringere a pensare nello stesso modo, con gli stessi criteri di giudizio al di sopra del bene e del male. Propagandare in modo ossessivo certi stili di vita, inculcare il principio del piacere a qualunque costo, esaltare la โdea fortunaโ e il gioco anzichรฉ il gusto del dovere, del lavoro, della onestร ; insinuare il fastidio dei legami, se questi non appagano sempre e comunque, far sognare una perenne giovinezza, spingere alla ricerca di evasioni continue dalla vita reale, non sostenere la fedeltร agli impegni di coppia, di famiglia, di lavoroโฆ tutto questo connota una mutazione culturale che aliena la persona da se stessa e dalla realtร , la appiattisce sul tutto e subito, la imprigiona in un individualismo esasperato, propagato come libertร . In questo clima lโio resta separato, privo di contatti, solo con se stesso. Nelle relazioni interpersonali scompare il โprossimoโ, resta โlโaltroโ, โlโestraneoโ, addirittura il โnemicoโ. A chi giova un tale cambiamento culturale, che muta gli stili di vita? ร evidente che lโisolamento delle persone, la paura degli altri, il conflitto tra Stati, la destabilizzazione della famiglia, di gruppi e Nazioni, favoriscono approfittatori cinici, e spesso oscuri, attenti a lucrare denaro e potere. ร questo modo di pensare che il vecchio mondo dovrebbe temere, anzichรฉ corteggiarlo e inseguirlo compiaciuto.
Sembra perรฒ che, dopo il risultato della โbrexitโ inglese, cominci a vedersi qualche timido barlume di coscienza su ciรฒ che dovrebbe essere il fondamento della casa europea: la cultura, che ha costruito lโEuropa nella sua varietร . Nei secoli, nonostante conflitti e guerre, un comune sentire si รจ affermato, ha ispirato storia e civiltร . Accennare genericamente ai โnostri valoriโ non serve a nulla: puรฒ ingannare chi ascolta se non si esplicita quali sono, su che cosa sono fondati, quale civiltร hanno ispirato, quale figura di uomo hanno costruito. Crediamo che nessun uomo รจ unโisola, ognuno รจ persona perchรฉ chiamato a realizzarsi insieme agli altri, radicalmente religioso perchรฉ aperto allโAssoluto, a Dio che si รจ rivelato in Gesรน Cristo e la cui parola รจ stata lโhumus del continente. Ciรฒ significa riconoscere nella persona un mondo non solamente fisico, ma anche spirituale ed etico, un io che, senza perdersi, si compie solamente nel noi. ร questo il vero patrimonio su cui lโUnione deve rifondare se stessa. Se in nome del laicismo โ che รจ la deformazione miope dellโautentica laicitร โ non si riconoscono le identitร religiose con i loro riti e costumi, allora vuol dire che quel modo di pensare antireligioso รจ entrato nei gangli delle coscienze legislative oppure nei loro interessi. O forse significa che si รจ intuito che la vera religiositร costituisce un argine al potere? Un popolo sa da dove viene, qual รจ la sua storia, il credo dei propri avi, comprende i segni, i luoghi e i riti della propria identitร . Anche quando non partecipa alla vita religiosa, sa riconoscere la terra che lโha generato e che รจ solcata da gioie, fatiche, sacrifici. Sa che le generazioni andate hanno camminato con i piedi ancorati nella terra e nel fango, ma con lo sguardo alzato al cielo, in un intreccio di visibile e invisibile. Anche il nostro popolo, al di lร di sondaggi e previsioni, riconosce, pur in mezzo a credi diversi, quali sono i tratturi veraci del Paese. E non gradisce โ in nome di una laicitร malintesa e succube al giudizio di qualcuno – che si oscurino gesti e segni, tradizioni e luoghi.
Le ferite spirituali sono le piรน imprevedibili nelle loro conseguenze, perchรฉ riguardano lo spirito di un Popolo e toccano memorie e affetti. La volontร di omologare le visioni profonde della vita e dei comportamenti non รจ il cammino rispettoso di unโUnione Europea armonica e solidale, ma piuttosto unโarrogante rifondazione continentale che i popoli male sopportano, dove il cristianesimo รจ considerato โdivisivoโ perchรฉ non canta nel coro prestabilito. Emarginare dalla sfera pubblica il cristianesimo non รจ intelligente; รจ non comprendere che la societร non puรฒ che averne del bene. Sรฌ, averne del bene: non perchรฉ se ne puรฒ servire in modo strumentale, ma perchรฉ la luce del Vangelo, non le inaffidabili e interessate maggioranze, ha creato la civiltร europea e il suo umanesimo, ha generato il tessuto connettivo e le condizioni per camminare insieme. Piรน si studiano seriamente le origini dellโumanesimo, e piรน si riconosce lโesistenza di qualcosa che non รจ genericamente spirituale, ma รจ nettamente cristiano. ร significativo che nel mondo anglosassone sia in corso un processo di rivisitazione dellโilluminismo, prendendo atto delle sue derive antropologiche. Si parla di un โnuovo illuminismoโ, che speriamo abbia consonanze con il โnuovo umanesimoโ di cui abbiamo parlato a Firenze.
I recenti e ripetuti fatti di terrorismo hanno sterminato vite umane e sparso inquietudine in tutti: gli Stati cercano vie per reagire in chiave di prevenzione, di maggiore vigilanza, di efficace coordinamento internazionale. A singoli e Nazioni, rinnoviamo la nostra vicinanza umana e cristiana. Tali abomini si mascherano di un manto religioso per accreditare una โguerra di religioneโ, ma โ come ci ricorda il Santo Padre โ non bisogna cadere in questa trappola che mira a scatenare un conflitto globale. Il terrorismo si serve non solo del fanatismo di gruppi, ma anche del disagio sociale, e soprattutto del vuoto spirituale e culturale di non pochi giovani occidentali che โ paradossalmente โ spesso cercano un motivo per vivere in una perversa ragione per morire. Come sempre, i mercanti di armi, di petrolio o di potere, speculano nellโoscuritร di affari e posizioni dโoro.
Il caso del โburkiniโ ha suscitato polemiche ma anche riflessioni: in linea con un criterio che giร il Concilio Vaticano II aveva chiarito in termini di principio, sia il Consiglio di Stato francese che lโAlto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani hanno sottolineato che le limitazioni โdella manifestazione del credo religioso, inclusa la scelta dei vestiti, sono permesse solo in circostanze molto limitate, come la sicurezza, lโordine e la salute pubblica o la moraleโ (in Stranieri in Italia, 30.8.2016).
In questa prospettiva, come non ribellarsi davanti alla mancanza di sensibilitร e di rispetto espressa dalle vignette di Charlie Hebdo sulle vittime del terremoto? Noi โ anche a nome del nostro popolo โ chiediamo: รจ questa la societร che vogliamo, dove pensiamo di sentirci bene, insieme, solidali, a casa? ร questo che intendiamo per libertร ? Non esiste dunque nulla di talmente profondo e sacro โ anche umanamente โ che non debba essere sbeffeggiato da alcuni โilluminatiโ? La coscienza collettiva รจ chiamata a reagire in maniera chiara, alta e indignata.
Il cammino del Paese
Ci spiace dover ripetere alcune cose, ma โ in quanto Pastori che vivono in mezzo al loro popolo โ abbiamo lโobbligo di dar voce a chi non ha voce o ne ha troppo poca. Le nostre parrocchie sono testimoni di come la povera gente continui a tribolare per mantenere sรฉ e la propria famiglia. Vediamo aumentare la distanza fra ricchi e poveri; lo stesso ceto medio รจ sempre piรน risucchiato dalla penuria dei beni primari, il lavoro, la casa, gli alimenti, la possibilitร di cura. Con speranza sentiamo le dichiarazioni rassicuranti e i provvedimenti allo studio o in atto; ma le persone non possono attendere, perchรฉ la vita concreta corre ogni giorno, dilania la carne e lo spirito. La fiducia nel domani diminuisce, gli adulti che hanno perso il lavoro sono avviliti o disperati, molti giovani โ che mostrano spesso genio e capacitร sorprendenti โ si stanno rassegnando e si aggrappano ai genitori o ai nonni, impossibilitati a farsi una vita propria. Gli indicatori ufficiali parlano chiaro: i nuovi contratti sono diminuiti del 12,1% (Ministero del Lavoro), il PIL non รจ cresciuto, la disoccupazione, tra i 15 e i 24 anni, รจ salita al 39,2% (ISTAT). Anche la produzione industriale risulta diminuita dello 0.8% (ISTAT). Seguiamo con viva partecipazione i tentativi di varie categorie di lavoratori del mondo dellโ industria, della ricerca, delle aree portuali, e altro. La Chiesa รจ vicina ai lavoratori e alle loro famiglie, e lo sarร sempre in nome della dignitร di ogni persona, consapevole che lavoro e famiglia sono legati e costituiscono il tessuto connettivo della societร e dello Stato. Siamo fortemente preoccupati che il patrimonio di capacitร e di ingegno del nostro popolo sia costretto a emigrare, impoverendo cosรฌ il Paese. La globalizzazione deve essere unโopportunitร per tutti, non solo per pochi.
Anche in queste situazioni, come pure in quella dei migranti, la Chiesa non si limita a dar voce alla gente piรน esposta, a richiamare lโattenzione collettiva, a incoraggiare perchรฉ non vinca la sfiducia. La Chiesa opera. Opera con la fantasia della caritร che nel Vangelo trova la sua inesauribile sorgente e con la solidarietร di tutti. I nostri sacerdoti sono in prima linea, come vedette dei bisognosi e motore dellโamore di Cristo. Il loro essere sollevati da altri impegni e, quindi, a totale disposizione del popolo, รจ possibile grazie alla generositร consapevole della gente, di cui lโotto per mille รจ una forma provvidenziale. A tutti diciamo il nostro grazie!
Sul fronte occupazionale la gente si aspetta un impegno ed una dedizione ancora piรน grandi e continue da parte della politica, come di ogni altro soggetto capace di creare e incentivare lavoro e occupazione. Nessuno puรฒ illudersi circa lo stato di disagio o di disperazione legato alla disoccupazione o alla incertezza: la teoria della flessibilitร โ che puรฒ avere le sue ragioni โ getta la persona in uno clima fluido e inaffidabile. Ci chiediamo: coloro che teorizzano non sono forse i primi ad essere ben sicuri sul piano del proprio lavoro e, forse, del proprio patrimonio?
In questo quadro, moltissimi si domandano perchรฉ tanta enfasi e tanto impegno sia stato profuso per altri obiettivi per nulla urgenti. Insieme a molte persone di diverse estrazioni, ribadiamo che la famiglia รจ la prima forma di societร : non puรฒ essere paragonata ad alcuna altra forma di unione. Presentare tutto sullo stesso piano โ come qualcuno intende โ รจ un errore educativo grave.
In questo contesto, desideriamo anche rivolgere una parola di incoraggiamento alle istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana, ancora numerose e ben radicate nel territorio. In questo lungo momento di crisi, nonostante difficoltร e problemi, esse partecipano a promuovere lโaccoglienza e la cura totale delle persone. Auspichiamo che la loro sussidiarietร sia riconosciuta nei piani sanitari regionali, perchรฉ la disparitร di trattamento non veda penalizzate realtร essenziali al servizio di tutti i cittadini. A proposito della vita umana, intesa in ogni sua fase, i messaggi che arrivano da alcuni Paesi europei devono seriamente preoccupare e far riflettere. La recente morte di un bambino, avvenuta in Belgio per eutanasia, deve interrogarci seriamente: dove stiamo andando? Piรน in generale prendiamo atto che, ogni volta che si ipotizzano leggi su questi temi decisivi, subito si cerca di pilotare la sensibilitร e lโopinione pubblica appellandosi a casi eccezionali di grande impatto emotivo; e si invoca la necessitร di ordinare le cose, di normare le procedure. Ma tutto questo accade senza partire dal principio di base, lโinviolabilitร della vita umana sempre e comunque: se cade questo principio lโindividuo passerร da soggetto da rispettare a oggetto di cui disporre. Chi decide la linea di confine tra il legittimo e ciรฒ che non lo รจ in questioni che sono essenzialmente di tipo etico, cioรจ precedono ogni autoritร statale? Lo Stato deve essere amorale? E se lo Stato stabilisse un confine anche molto rigoroso โ comunque inaccettabile โ perchรฉ non potrebbe allargarlo successivamente? E la persona, nella sua intangibilitร , dove finirebbe? Il compito vero dello Stato di diritto non รจ quello di stabilire la vita e la morte, ma โ molto piรน responsabilmente e con impegno concreto โ di farsi carico delle situazioni, di non lasciar soli i cittadini specialmente nelle circostanze piรน drammatiche, come quelle di genitori con figli malati, per accompagnarli e sostenerli in ogni modo.
Il Paese รจ atteso per un importante appuntamento, il Referendum sulla Costituzione. Come sempre, quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi esercitando la propria sovranitร , il nostro invito รจ di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze.
Al termine di questa introduzione, e a conclusione delle questioni elencate, ancora una volta emerge lโimportanza della sfida educativa che, come Vescovi, abbiamo posto al centro del decennio. Comprendiamo che non possiamo prescindere da questo compito: lโ evangelizzazione e la liturgia, la famiglia e la comunitร cristiana, la scuola e il servizio, portano a questa missione, ne sono fondamento e spazi vitali. Anche questo รจ emerso chiaramente nel Giubileo dei Catechisti, culminato nella celebrazione di ieri in San Pietro con Papa Francesco.
Grazie, cari Confratelli, per la vostra benevola attenzione che รจ giร parte dei nostri lavori. Come sempre, siamo partiti dallโadorazione eucaristica, principio e fine della vita cristiana: ogni giorno ci accompagnerร con il suo calore di luce. A Maria, Madre di Dio, e a San Giuseppe, ci affidiamo sapendoci in famiglia.
Card. Angelo Bagnasco
Arcivescovo di Genova
Presidente della CEI
