«La necessità non ha legge», troviamo esplicitamente scritto nella Regola carmelitana, forse ispirata anche al vangelo di oggi. Eppure c’è chi coglie l’occasione per fare sempre polemica.
Punta il dito contro la sorella e il fratello, ponto ad accusare il prossimo della violazione della norma, senza neppure prendere in considerazione che l’altro si possa trovare in stato di effettiva necessità. Perché l’altro ha agito così? Non sta a noi giudicare, ma alla sua coscienza.
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Sant’Ignazio raccomandava: «Ogni buon cristiano deve essere più pronto a salvare l’affermazione del prossimo che a condannarla», e questo vale anche per le motivazioni. Nel caso, diamo maggior peso a quelle che salvano il fratello, pensiamo bene che lui voglia pensare e agire bene quanto noi.
E, se infrange qualche regola, perché forse non avrebbe potuto fare altrimenti: perché qualche impedimento, costrizione o necessità ha limitato la sua libertà. E del resto anche l’articolo 54 del Codice Penale italiano prevede questa scriminante: «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona …».
E così De André lo cantava: «Ora sappiamo che è un delitto / il non rubare quando si ha fame».
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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