Gesù accosta primo e secondo racconto genesiaco e, benché non trasformi i verbi all’imperativo, mette le parole «I due diventeranno una sola carne» in bocca a Dio. Anche Gesù ha dunque travisato Genesi?
In verità, la sua lettura è l’esempio di come funzionano i testi biblici delle origini: dall’esperienza al testo e non viceversa, altrimenti se ne farebbe un manuale o un dizionario. Gesù proietta al principio un’esperienza reale di Dio (in questo caso il matrimonio, come struttura sociale che garantisce la persona debole), per ritrovarla addirittura nelle prime sue parole di benedizione.
È lo stesso procedimento avvenuto nella stesura di Genesi 1-2: là il popolo di Israele prendeva la sua esperienza di liberazione dall’Egitto (raccontata in Esodo) e la trasformava in una narrazione universale, riconoscendo “fin dal principio” quel Dio che lo aveva liberato nella storia. Così quello stesso Dio diventava riconoscibile in tutte le esperienze della vita, di chiunque leggesse, anche se i lettori di Genesi non fossero mai stati schiavi e non fossero mai stati liberati.
I farisei che interrogano Gesù cercano invece una regola a priori, una definizione, da applicare a un contesto qualsiasi. Gesù lo sa bene: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così».
Lui offre piuttosto una narrazione, anzi una ri-narrazione di Genesi, pesata e sop-pesata sulla storia delle donne ripudiate. In essa, sì, la constatazione «I due diventeranno una sola carne» risuona, in bocca a Dio, come un imperativo… non in assoluto, però: suona così solo per gli uomini che, «per la durezza del loro cuore, credono di poter abbandonare a se stessa una donna».
[Gesù] accetta di parlare di maschi e femmine non tanto per stare sull’argomento “sessualità”, quanto per fornire un criterio di cura capillare, antropologico. Come a dire: si è tenuti a custodire gli altri non per ruolo familiare (marito/moglie) né per ruolo socio-culturale (donna/uomo) ma per conformazione umana.
Alice Bianchi, La differenza che tiene sospeso il mondo. Donne, uomini, cristianesimo, Messaggero, Padova 2023, pp. 74-76.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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