Per evitare che il Cuore immacolato di Maria sia frainteso in modo devozionistico o usato come slogan partitico è indispensabile tornare al vangelo, sempre sobrio nel menzionare la Madre di Gesù. L’evangelista Luca la descrive come la prima discepola, che ascolta la Parola di Dio e ne vive la sua efficacia a partire dalla propria vita.
E ci parla del suo Cuore – centro della responsabilità e della volontà umana – con questi verbi: syn-tereō, syn-ballō e oggi dia-tereō. Tereō indica la guardia, la protezione, la custodia: Maria sceglie di custodire insieme (syn), insieme a Dio, insieme a noi che ci stupiamo con lei delle sorprese del Signore. Inoltre insieme “compone” (syn-ballō): come suo figlio è simbolo di uomo e Dio uniti indissolubilmente, Maria mette insieme ogni parola-evento che vede realizzarsi e si pone dei dubbi, entrandovi senza timore.
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Nel brano di oggi troviamo infine il verbo dia-tereō, che indica sempre una forma di custodia, ma quel “dia” è anche un passare attraverso, un abbracciare coinvolgendosi, un avvolgere a trecentosessanta gradi. Nulla e nessuno rimane escluso da questa custodia: innanzitutto la ricerca di Gesù, l’angoscia lacerante di chi non lo trova da nessuna parte, lo stupore di chi si ritrova dove mai si sarebbe pensato, ma pure la continua incomprensione che ci mantiene in cammino.
Maria è la prima persona che, di fronte a tutto ciò, osa quella Parola che si incarna in lei e per lei, immacolata, senza riserve o condizioni. Se il nostro cuore, proprio come il suo, sceglierà coraggiosamente di ascoltare, interpretare, approfondire, riflettere e mettere in pratica la Parola di Dio che si incarna per noi e in noi, sarà anch’esso reso immacolatizzato: capace di confrontarsi con le contraddizioni della Vita e di ricomporle nello Spirito di Gesù.
Commento a cura di:

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
