Autorità, in greco «exousia», cioè un’essenza che esce. Gesù, uscendo nel mondo, dice quel che è e al contempo è quel che dice: questo lascia trasparire la sua intimità divina. Quando parla di Dio non lo oggettifica ma espone ciò che lo coinvolge: spiega proprio sé stesso e si vede. Legittimamente viene da Dio e da Dio raggiunge noi.
Si traduce anche come “libertà”, perché in effetti è quella forza che ti rende libero di agire, di muoverti, di uscire. E, uscendo con te e da te, permette di far uscire gli altri. È padronanza, autorevolezza, sovranità; non dispotismo, bensì servizio. Educa, cioè porta fuori; autorità, nel senso etimologico di augere, far crescere, elevare. Nel caso specifico di Gesù, è una divinità strabordante della quale ci fa partecipi.
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Così commenta Bornkamm: «In questa parola “autorità” c’è già tutto il mistero della personalità e dell’influenza di Gesù, quali la fede le comprende. È quindi trascesa la sfera puramente “storica” E tuttavia con tale espressione è designata una realtà propria del Gesù “terreno”, precedente a ogni interpretazione. Nei suoi incontri con le diverse persone, l’”autorità” di Gesù è sempre presente nella sua immediatezza e nella sua autenticità».
Ecco allora che ciascuno, incontrando la Parola, è invitato a uscire fuori e a far uscire dalla propria esistenza ciò che ci impedisce di vivere in modo autenticamente umano. Così ogni donna e uomo si scopre e si rivela nella sua insopprimibile libertà costituiva dell’essere umano che viene da Dio. Né gli spiriti impuri né gli uomini potranno mai cancellarla.
Commento a cura di:

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
Gesù insegnava come uno che ha autorità.
