Si può uccidere in tanti modi, così come si può salvare la vita in molti modi. A questa consapevolezza richiama la sezione del discorso matteano della montagna proposto dalla liturgia di oggi. Non ci si può limitare al non sopprimere fisicamente una persona per adempiere al senso profondo della Legge del Signore.
Chi nutre astio, ostilità e “collera con desiderio di vendetta” (orgizomenos) contro il fratello, così come chi lo disprezza, considerandolo un inutile buono a nulla (rhaka), o persino un idiota senza cervello (móros), si dimostra incapace di apprezzare il dono che l’altro è. Per questo chi discrimina è destinato al giudizio, a una krisis, a uno scarto. «Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei», era il motto di don Luigi Di Liegro tanto caro a don Gallo. Chi scarta sarà scartato. La via d’uscita è il perdono che si appoggia su quello garantito dalla Misericordia del Misericordioso.
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Gestire la rabbia prima che esploda in gesti vendicativi e perdonare le offese sono infatti caratteristica dei timorati di Dio (muttaqin). Sono le persone consapevoli della Sua presenza perdonante. Sono coloro che – coscienti dei propri errori – ricordano Dio, Gli chiedono perdono per le proprie colpe e abbandonano il male, ci dice il Corano 3:134. Ecco i muhsinin, coloro che traducono la santità ricevuta incarnandola in azioni belle, buone e vere.
Giungendo alla sura 49, cito integralmente i versetti dal 10 al 12:
«I credenti sono fratelli. Mettete pace tra i vostri fratelli e temete Dio affinché Dio abbia misericordia di voi. Voi che credete, gli uni di voi non ridano degli altri: magari questi sono migliori di loro; e le donne non ridano delle altre donne: magari queste sono migliori di loro. Non calunniatevi gli uni gli altri e non rivolgetevi appellativi ingiuriosi; com’è brutto tra credenti il nome “empietà”! Quanto a chi non si pente, quelli sono i colpevoli. Voi che credete, evitate le troppe congetture perché alcune sono peccato; e non spiate, e non mormorate degli altri quando non sono presenti: a qualcuno di voi piacerebbe mangiare la carne del vostro fratello morto? No di certo, vi disgusterebbe. Dunque temete Dio, Dio è pieno di perdono, è il Compassionevole».
Infine, il versetto 41:34 loda le persone pazienti, riempite di immensa Grazia – quella del Perdono di Dio – capaci di respingere il male non solamente con il bene, ma addirittura con il meglio, con il miglior bene praticabile, che rende possibile spiazzare il nemico, rompere l’ostilità e convertirci in amici.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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