La Famiglia – 19. Lutto
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
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Nel percorso di catechesi sulla famiglia, oggi prendiamo direttamente ispirazione dallโepisodio narrato dallโevangelista Luca, che abbiamo appena ascoltato (cfr Lc 7,11-15). Eโ una scena molto commovente, che ci mostra la compassione di Gesรน per chi soffre โ in questo caso una vedova che ha perso lโunico figlio โ e ci mostra anche la potenza di Gesรน sulla morte.
https://youtu.be/W8KnznvgCPA
[ads2] La morte รจ unโesperienza che riguarda tutte le famiglie, senza eccezione alcuna. Fa parte della vita; eppure, quando tocca gli affetti familiari, la morte non riesce mai ad apparirci naturale. Per i genitori, sopravvivere ai propri figli รจ qualcosa di particolarmente straziante, che contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla famiglia stessa. La perdita di un figlio o di una figlia รจ come se fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro. La morte, che porta via il figlio piccolo o giovane, รจ uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici dโamore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere. Tante volte vengono a Messa a Santa Marta genitori con la foto di un figlio, di una figlia, bambino, ragazzo, ragazza, e mi dicono: โSe ne รจ andato, se ne รจ andataโ. E lo sguardo รจ tanto addolorato. La morte tocca e quando รจ un figlio tocca profondamente. Tutta la famiglia rimane come paralizzata, ammutolita. E qualcosa di simile patisce anche il bambino che rimane solo, per la perdita di un genitore, o di entrambi. Quella domanda: โMa dovโรจ il papร ? Dovโรจ la mamma?โ โ Ma รจ in cieloโ โ โMa perchรฉ non lo vedo?โ. Questa domanda copre unโangoscia nel cuore del bambino che rimane solo. Il vuoto dellโabbandono che si apre dentro di lui รจ tanto piรน angosciante per il fatto che non ha neppure lโesperienza sufficiente per โdare un nomeโ a quello che รจ accaduto. โQuando torna il papร ? Quando torna la mamma?โ. Cosa rispondere quando il bambino soffre? Cosรฌ รจ la morte in famiglia.
In questi casi la morte รจ come un buco nero che si apre nella vita delle famiglie e a cui non sappiamo dare alcuna spiegazione. E a volte si giunge persino a dare la colpa a Dio. Ma quanta gente – io li capisco – si arrabbia con Dio, bestemmia: โPerchรฉ mi hai tolto il figlio, la figlia? Ma Dio non cโรจ, Dio non esiste! Perchรฉ ha fatto questo?โ. Tante volte abbiamo sentito questo. Ma questa rabbia รจ un poโ quello che viene dal cuore del dolore grande; la perdita di un figlio o di una figlia, del papร o della mamma, รจ un grande dolore. Questo accade continuamente nelle famiglie. In questi casi, ho detto, la morte รจ quasi come un buco. Ma la morte fisica ha dei โcompliciโ che sono anche peggiori di lei, e che si chiamano odio, invidia, superbia, avarizia; insomma, il peccato del mondo che lavora per la morte e la rende ancora piรน dolorosa e ingiusta. Gli affetti familiari appaiono come le vittime predestinate e inermi di queste potenze ausiliarie della morte, che accompagnano la storia dellโuomo. Pensiamo allโassurda โnormalitร โ con la quale, in certi momenti e in certi luoghi, gli eventi che aggiungono orrore alla morte sono provocati dallโodio e dallโindifferenza di altri esseri umani. Il Signore ci liberi dallโabituarci a questo!
Nel popolo di Dio, con la grazia della sua compassione donata in Gesรน, tante famiglie dimostrano con i fatti che la morte non ha lโultima parola: questo รจ un vero atto di fede. Tutte le volte che la famiglia nel lutto โ anche terribile โ trova la forza di custodire la fede e lโamore che ci uniscono a coloro che amiamo, essa impedisce giร ora, alla morte, di prendersi tutto. Il buio della morte va affrontato con un piรน intenso lavoro di amore. โDio mio, rischiara le mie tenebre!โ, รจ lโinvocazione della liturgia della sera. Nella luce della Risurrezione del Signore, che non abbandona nessuno di coloro che il Padre gli ha affidato, noi possiamo togliere alla morte il suo โpungiglioneโ, come diceva lโapostolo Paolo (1 Cor 15,55); possiamo impedirle di avvelenarci la vita, di rendere vani i nostri affetti, di farci cadere nel vuoto piรน buio.
In questa fede, possiamo consolarci lโun lโaltro, sapendo che il Signore ha vinto la morte una volta per tutte. I nostri cari non sono scomparsi nel buio del nulla: la speranza ci assicura che essi sono nelle mani buone e forti di Dio. Lโamore รจ piรน forte della morte. Per questo la strada รจ far crescere lโamore, renderlo piรน solido, e lโamore ci custodirร fino al giorno in cui ogni lacrima sarร asciugata, quando ยซnon ci sarร piรน la morte, nรฉ lutto, nรฉ lamento, nรฉ affannoยป (Ap 21,4). Se ci lasciamo sostenere da questa fede, lโesperienza del lutto puรฒ generare una piรน forte solidarietร dei legami famigliari, una nuova apertura al dolore delle altre famiglie, una nuova fraternitร con le famiglie che nascono e rinascono nella speranza. Nascere e rinascere nella speranza, questo ci dร la fede. Ma io vorrei sottolineare lโultima frase del Vangelo che oggi abbiamo sentito (cfr Lc 7,11-15). Dopo che Gesรน riporta alla vita questo giovane, figlio della mamma che era vedova, dice il Vangelo: โGesรน lo restituรฌ a sua madreโ. E questa รจ la nostra speranza! Tutti i nostri cari che se ne sono andati, il Signore ce li restituirร e noi ci incontreremo insieme a loro. Questa speranza non delude! Ricordiamo bene questo gesto di Gesรน: โE Gesรน lo restituรฌ a sua madreโ, cosรฌ farร il Signore con tutti i nostri cari nella famiglia!
Questa fede ci protegge dalla visione nichilista della morte, come pure dalle false consolazioni del mondo, cosรฌ che la veritร cristiana ยซnon rischi di mischiarsi con mitologie di vario genereยป, cedendo ai riti della superstizione, antica o modernaยป (Benedetto XVI, Angelus del 2 novembre 2008). Oggi รจ necessario che i Pastori e tutti i cristiani esprimano in modo piรน concreto il senso della fede nei confronti dellโesperienza famigliare del lutto. Non si deve negare il diritto al pianto – dobbiamo piangere nel lutto -, anche Gesรน ยซscoppiรฒ in piantoยป e fu ยซprofondamente turbatoยป per il grave lutto di una famiglia che amava (Gv 11,33-37). Possiamo piuttosto attingere dalla testimonianza semplice e forte di tante famiglie che hanno saputo cogliere, nel durissimo passaggio della morte, anche il sicuro passaggio del Signore, crocifisso e risorto, con la sua irrevocabile promessa di risurrezione dei morti. Il lavoro dellโamore di Dio รจ piรน forte del lavoro della morte. Eโ di quellโamore, รจ proprio di quellโamore, che dobbiamo farci โcompliciโ operosi, con la nostra fede! E ricordiamo quel gesto di Gesรน: โE Gesรน lo restituรฌ a sua madreโ, cosรฌ farร con tutti i nostri cari e con noi quando ci incontreremo, quando la morte sarร definitivamente sconfitta in noi. Essa รจ sconfitta dalla croce di Gesรน. Gesรน ci restituirร in famiglia a tutti!
Saluti:
[…]
APPELLI
Domani, come sapete, sarร pubblicata lโEnciclica sulla cura della โcasa comuneโ che รจ il creato. Questa nostra โcasaโ si sta rovinando e ciรฒ danneggia tutti, specialmente i piรน poveri. Il mio รจ dunque un appello alla responsabilitร , in base al compito che Dio ha dato allโessere umano nella creazione: โcoltivare e custodireโ il โgiardinoโ in cui lo ha posto (cfr Gen 2,15). Invito tutti ad accogliere con animo aperto questo Documento, che si pone nella linea della dottrina sociale della Chiesa.
Sabato prossimo ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite. Preghiamo per tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio lontano dalla loro terra, che cercano una casa dove poter vivere senza timore, perchรฉ siano sempre rispettati nella loro dignitร . Incoraggio lโopera di quanti portano loro un aiuto e auspico che la comunitร internazionale agisca in maniera concorde ed efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate. E vi invito tutti a chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta a questa gente che cerca una famiglia, che cerca di essere custodita.
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. In particolare, saluto i sacerdoti novelli della Diocesi di Brescia, le Suore Francescane Angeline con lโAssociazione Amici di Madre Chiara e i cresimati di Ozieri con le loro famiglie. Vi invito tutti a perseverare nei rispettivi impegni, diffondendo attorno a voi la serenitร e la consolazione cristiana, specialmente alle famiglie provate dal dolore e dal lutto. Sia la preghiera la vostra forza e il vostro quotidiano sostegno.
Un pensiero speciale porgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. ร ancora viva in noi lโeco della Solennitร del Sacratissimo Cuore di Gesรน. Cari giovani, trovate in quel Cuore il nutrimento della vostra vita spirituale e la fonte della vostra speranza; ย cari ammalati, offrite la vostra sofferenza al Signore, perchรฉ continui ad estendere il suo amore nel cuore degli uomini; e voi, cari sposi novelli, nel cammino che avete intrapreso accostatevi allโEucarestia, perchรฉ nutriti di Cristo siate famiglie cristiane toccate dallโamore del Cuore di Gesรน.
- Fonteยฉ Copyright 2015 – Libreria Editrice Vaticana
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Fonte: Radio Vaticana via FeedRss
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