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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 15 Dicembre 2018

Perché non riusciamo mai a sincronizzare gli orologi del buon senso? Perché siamo sempre in ritardo nel riconoscere i profeti? Così è sempre accaduto. Così, temo, sempre accadrà.

Già nel primo testamento i profeti hanno sempre avuto vita grama, da Elia a Geremia. Accusati di essere pessimisti, di essere disfattisti, hanno sempre combattuto contro le persone che, invece di accogliere con gratitudine la loro provocazione, hanno pensato bene di eliminarli.

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Anche il Battista ha fatto la stessa fine: Erode Antipa lo ascoltava volentieri ma, alla fine della fiera, non ha esitato a farlo giustiziare per non dover rimangiarsi una (folle e inopportuna) parola data.

E Gesù, lui stesso ne è consapevole, farà la stessa fine. Il problema è che, passata una generazione, ecco che tutti tornano sui propri passi lodando e inneggiando al profeta ucciso dai proprio padri!

E magari si costruiscono dei bei monumenti e si commenta, dispiaciuti dell’accaduto. Un po’, purtroppo, succede anche ai nostri giorni: era meglio il papa di prima, era meglio il parroco di prima…

E se, finalmente, sincronizzassimo gli orologi della fede per riconoscere i profeti in tempo reale?

Fonte

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Mt 17, 10-13
Dal Vangelo secondo Matteo

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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