Riproponiamo un commento di p. Raniero del 1 dicembre 2019.
VEGLIATE!
Inizia oggi il primo anno del ciclo liturgico triennale. Ci accompagna in esso il Vangelo di Matteo. Secondo una tradizione antichissima (oggi perรฒ messa in discussione) Matteo avrebbe scritto il suo Vangelo in aramaico, anche se a noi รจ giunta solo la sua versione greca. ร il vangelo piรน completo e questo spiega il posto di privilegio che ha sempre occupato nellโuso della Chiesa.
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Alcune caratteristiche di questo Vangelo sono: lโampiezza con cui sono riportati gli insegnamenti di Gesรน (i famosi discorsi, come quello della montagna), lโattenzione al rapporto LeggeโVangelo (il Vangelo รจ la โnuova Leggeโ). ร considerato il Vangelo piรน โecclesiasticoโ per il racconto del primato a Pietro e per lโuso del termine Ecclesia, Chiesa, che non si incontra negli altri tre Vangeli.
La parola che si staglia su tutte, nel Vangelo di oggi, รจ:
โVegliate dunque, perchรฉ non sapete in quale giorno il Signore vostro verrร โ
Se lโanno liturgico รจ ai suoi inizi, lโanno civile volge al suo termine. Un altro cerchio si chiude. Nel fusto dellโalbero ogni anno che passa lascia un segno: un cerchio ben visibile nella sezione orizzontale della pianta. Cosรฌ avviene dellโuomo. La stessa natura in autunno ci invita a riflettere sul tempo che passa. Quello che il poeta G. Ungaretti diceva dei soldati in trincea sul Carso, durante la prima guerra mondiale, vale per tutti gli uomini:
โSi sta
come dโautunno
sugli alberi
le foglieโ.
Cioรจ, in procinto di cadere da un momento allโaltro. La natura stessa, in questa stagione, ci predica silenziosamente se sappiamo ascoltarla. Guardiamo cosa succede sugli alberi. A ogni folata di vento, sono foglie che cadono. Un minuto prima nessuno sa a quale di esse toccherร . Si staccano, volteggiano per un poโ nellโaria, e sono a terra per sempre. Fra qualche giorno non ne resterร piรน alcuna.
โVร ssene il tempo -diceva il nostro Dante Alighieri- e lโuom non se nโavvedeโ. Un filosofo antico ha espresso questa fondamentale esperienza con una frase rimasta celebre: panta rei, cioรจ: tutto scorre. Succede nella vita come sullo schermo televisivo: i programmi, cosiddetti palinsesti, si susseguono rapidamente e ognuno cancella il precedente. Lo schermo resta lo stesso, ma le immagini cambiano.
Cosรฌ รจ di noi: il mondo rimane, ma noi ce ne andiamo uno dopo lโaltro. Di tutti i nomi, i volti, le notizie che riempiono i giornali e i telegiornali di oggi -di me, di te, di tutti noi- cosa resterร da qui a qualche anno o decennio? Nulla di nulla. Lโuomo non รจ che โun disegno creato dallโonda sulla spiaggia del mare che lโonda successiva cancellaโ.
Nel tentativo di non passare e di non morire del tutto, ci aggrappiamo ora alla giovinezza, ora allโamore, ora ai figli, ora alla fama. โNon morirรฒ del tutto, esclamava un poeta romano, ho eretto (con le mie poesie) un monumento piรน duraturo del bronzoโ. Sรฌ, ma a che serve ormai a lui questo โmonumentoโ? Serve a noi, ma non a lui. โLโuomo non รจ che un soffio, i suoi giorni come ombra che passaโ, ripete la Bibbia e credo che almeno su questo punto tutti siamo pronti a darle ragione.
Al momento stesso della nascita inizia per ognuno un conteggio alla rovescia che non si arresta un solo istante, nรฉ di giorno nรฉ di notte. Nei nostri conventi avevamo una volta dei grandi orologi a pendolo su cui era scritto, come per ammonirci: Vulnerant omnes, ultima necat, โTutte (sโintende, le ore) feriscono, lโultima uccideโ.
Di fronte a questa esperienza che tutto passa, si possono prendere diversi atteggiamenti. Uno, molto antico e ricordato nella stessa Bibbia, รจ quello di chi dice: โMangiamo e beviamo, tanto domani moriremoโ (Isaia 22,13). Gesรน nel Vangelo odierno, parlando dei giorni che precedettero il diluvio, dice: โMangiavano e bevevano, prendevano moglie e andavano a maritoโฆ e non si accorsero di nulla, finchรฉ venne il diluvio e li inghiottรฌ tuttiโ.
Un atteggiamento, certo migliore, รจ quello di chi dice con san Paolo: โMentre abbiamo ancora tempo, cerchiamo di fare del beneโ (Galati 6,10). Ci sono persone oneste e di buona volontร che non hanno la fede, ma cercano di attenersi a questo programma di impiegare la vita per fare del bene. Meritano ammirazione e rispetto, perchรฉ per essi รจ ancora piรน difficile.
Vediamo cosa ha da dirci la fede a proposito di questo dato di fatto che tutto passa.
โIl mondo passa, ma chi fa la volontร di Dio rimane in eternoโ (1 Giovanni 2, 17).
Cโรจ dunque qualcuno che non passa, Dio, e cโรจ un modo per non passare del tutto neanche noi: fare la volontร di Dio, cioรจ credere, aderire a Dio. Una delle immagini piรน frequenti con cui la Bibbia ci parla di Dio รจ quella della roccia. โEgli รจ la Roccia, perfetta รจ lโopera suaโ (Deuteronomio 32,4). Intuii cosa vuole dirci con ciรฒ la Parola di Dio il giorno che, per la prima volta, vidi da vicino il Cervino.
Ecco dunque la proposta della fede: passare a colui che non passa! Passare dal mondo, per non passare con il mondo. Se Dio รจ la roccia, noi dobbiamo essere dei โrocciatoriโ. Quante cose potremmo imparare dai rocciatori! Quando sopraggiunge una bufera, essi ancor piรน si attaccano alla rocciaโฆTra loro e la roccia si stabilisce una specie di segreta intesa, una connivenza, unโamicizia. I rocciatori hanno molta confidenza con la roccia, ma anche un salutare rispetto e timore riverenziale. Cosรฌ dovrebbe essere tra noi e Dio.
In questa vita noi siamo come persone su una zattera trasportata dalla corrente di un fiume in piena verso il mare aperto, da cui non cโรจ ritorno. A un certo punto, la zattera si viene a trovare vicino alla riva. Il naufrago dice: โO ora o mai piรน!โ e spicca il salto sulla terra ferma. Che respiro di sollievo quando sente la roccia sotto i suoi piedi! ร la sensazione che ha spesso colui che arriva la fede. Vorrei ricordare alcune parole famose lasciateci da santa Teresa dโAvila: โNiente ti turbi, niente di spaventi. Tutto passa, Dio solo restaโ.
Ma non tutto finisce qui, con una riflessione sapienziale, tutto sommato sterile. Cโรจ un imperativo che scaturisce da tutto ciรฒ. Quello appunto formulato nel Vangelo di oggi:
โVegliate, perchรฉ non sapete in quale giorno il Signore vostro verrร โฆ
State pronti, perchรฉ nellโora che non immaginate il Figlio dellโuomo verrร !โ.
Ci si chiede a volte: perchรฉ Dio ci nasconde una cosa cosรฌ importante comโรจ lโora della sua venuta, cioรจ della nostra morte? La risposta tradizionale รจ: โPerchรฉ fossimo vigilanti, ritenendo ognuno che il fatto puรฒ accadere ai suoi giorniโ (S. Efrem Siro). Ma il motivo principale รจ che Dio ci conosce; sa quale terribile angoscia sarebbe stata per noi conoscere in anticipo lโora esatta e assistere al suo lento e inesorabile approssimarsi. ร quello che piรน spaventa di certe malattie. Piรน numerosi sono oggigiorno quelli che muoiono per malattie improvvise di cuore, che quelli che muoiono dei cosiddetti โmali bruttiโ. Eppure, quanta piรน paura fanno queste ultime malattie! Perchรฉ? Appunto perchรฉ ci sembra che tolgano quellโincertezza che ci permette di sperare.
Lโavvertimento โtutto passaโ รจ rivolto piรน ai giovani che agli anziani. Cโรจ, a questo proposito, una parola della Bibbia che non posso trattenermi dal proporre ai giovani. Dice:
โLa giovinezza e i capelli neri sono un soffio.
Ricรฒrdati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire: Non ci provo alcun gustoโ (Qoelet 12, 1).
A questo punto la vecchiaia รจ evocata con una serie immagini delicate: i rumori che si affievoliscono a causa della sorditร , i colori che attenuano, il passo che si fa incerto, la paura della strada e della salita. E poi lโimmagine finale della carrucola e del secchio: dopo tanto salire e scendere del secchio nel pozzo, arriva il giorno che la catena si rompe e il secchio precipita nel fondo e non risale piรน. Il mandorlo a primavera torna a fiorire, ma lโuomo una volta caduto non si rialza piรน. Il brano termina con la ben nota frase:
โVanitร delle vanitร e tutto รจ vanitร โ (Qoelet 11,10- 12, 8).
Un tempo questa parola veniva ripetuta anche troppo spesso, ora non la si sente quasi piรน. Eppure non รจ male che anche la nostra generazione ci faccia un pensierino sopra. Non per disamorarci della vita, ma per vivere meglio, con piรน serenitร , meno agitazione, meno stress, come si dice oggi. Prendere coscienza che tutto passa: potrebbe essere anchโesso un rimedio โcontro il logorio della vita modernaโ.
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