Il pane della vita
Per questa celebrazione del Corpus Domini, la Chiesa ci offre la conclusione del racconto della โmoltiplicazioneโ dei pani secondo Giovanni.
Questo โsegnoโ di condivisione รจ lโunico narrato da tutti i vangeli; anzi, Matteo e Marco lo raccontano addirittura due volte. Le narrazioni sono simili, ma ciascuna conserva alcune caratteristiche proprie. Il racconto di Giovanni, in particolare, non sembra essere una espansione di quello dei sinottici, non sembra cioรจ sia stato messo insieme con brani presi dagli altri vangeli; appare come una composizione originale basata su una tradizione indipendente, che Giovanni avrebbe raccolto e conservato.
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Nel racconto di Giovanni cโรจ un orientamento teologico particolare, che emerge soprattutto dal brano proposto dal lezionario di oggi. Questo potrebbe essere considerato la sezione eucaristica o sacramentale del racconto. Anche nelle altre cinque versioni dei nei sinottici vi รจ un forte motivo eucaristico, ma questo รจ piรน esplicito in Giovanni, che รจ probabilmente il Vangelo piรน lontano dagli avvenimenti narrati: ยซvia via che il racconto della moltiplicazione veniva tramandato nella tradizione dottrinale della comunitร cristiana, veniva riconosciuta la sua connessione col cibo speciale del popolo di Dio, lโeucaristia. Il linguaggio dei racconti della moltiplicazione si colorava delle liturgie eucaristiche familiari alle varie comunitร ยป (R. Brown).
Ora, noi sappiamo bene che il Quarto Vangelo non riporta il racconto dellโistituzione dellโeucaristia nel cenacolo, come invece gli altri Vangeli, ma รจ proprio qui che si legge, in filigrana, la tradizione viva della chiesa giovannea che celebrava la memoria di quellโultima cena. Facciamo solo alcuni esempi. In Gv 6,11.23, appare per due volte il verbo eucharistein (ringraziare, rendere grazie); sempre in 6,11 Gesรน, dopo aver resto grazie, distribuisce i pani ai discepoli, proprio come fece nellโultima cena; infine, lโespressione ยซquando furono saziatiยป (6,12), ยซriecheggia la liturgia eucaristica, poichรฉ essa appare anche nel racconto della cena eucaristica nella Didachรจยป (Brown), un testo cristiano del II secolo.
Nel nostro Vangelo emerge particolarmente il tema della carne e del sangue. ร qui che si scontra lโincredulitร dei Giudei, segno ideale della nostra stessa incredulitร . Se possiamo accettare di sentir parlare di un Dio che sfama i suoi e moltiplica il pane per loro, piรน difficile รจ pensare che Dio offra il suo corpo da mangiare. Possiamo al limite accettare la beneficenza, piรน difficile รจ credere che la solidarietร si spinga fino al dono della stessa vita di Dio.
Eppure nel brano di oggi si parla proprio di vita e di morte. Il pane disceso dal cielo (un chiaro richiamo al tema della manna di Es 16), che comunque ha dato modo agli ebrei di sopravvivere nel deserto, non era un pane che avesse in sรฉ la vita: di questo ยซmangiarono i padri vostri e morironoยป (Gv 6,58). La morte non puรฒ essere ingannata da un semplice alimento quale il pane: anche se tutti i giorni si sopravvive grazie al pane, non si ha comunque la vita.
Si deve mangiare per vivere, e senza mangiare si muore. Il cibo altro non รจ che il segno piรน profondo di una enorme dipendenza e di una estrema fragilitร . Anche se il mangiare porta a momenti di grande comunione (come quelli dello stare insieme, dello scambiarsi i cuori mentre si siede a tavola), anche se puรฒ esprimere i valori piรน alti dellโamore (quali il condividere il pane con chi ha fame), il cibo che si mangia dice che ci manca qualcosa: non abbiamo in noi la vita. Non possiamo vivere se non dipendendo dal cibo e non siamo vivi se non perchรฉ per anni โ quando eravamo bambini โ siamo stati nutriti. Lโaccettare di non avere in noi la vita significa allora accettare di non poterci salvare da soli. Infine, nonostante i vani tentativi, il pane che possiamo fare con le nostre mani non serve se non per poco tempo: come la manna, รจ destinato a deperire (cf. Es 16,20: ยซalcuni ne conservarono fino al mattino; ma vi si generarono vermi e imputridรฌยป).
Solo il pane che ci rimanda con la mente e con il cuore al sacrificio di Cristo รจ per la vita. Spezzato nellโultima cena, il suo significato รจ riposto nel gesto di amore che con esso รจ stato compiuto. Mangiarlo, significa accettare che Uno รจ morto per noi, quando eravamo ancora peccatori (cf. Rm 5,8). Spezzarlo ancora oggi, impegna la nostra stessa vita perchรฉ sia donato anche a chi non ha pane (quello di tutti i giorni), e non sa ancora che il Padre, che ha la vita, ha mandato il suo Figlio per noi (cf. Gv 6,57).
- Fonte del commento – il sito “La Parte Buona”
- Commento a cura di p. Giulio Michelini
