Padre Giulio Michelini – Commento al Vangelo di domenica 11 Ottobre 2020

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Lโ€™ultima parabola indirizzata da Gesรน ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo racconta degli invitati alle nozze del figlio del re. A guardar bene si tratta di una parabola con una specie di appendice: il racconto fittizio parte dal v. 2 e ha una prima conclusione al v. 10, quando inizia la festa, alla quale partecipano solo gli invitati che sono stati presi dalla strada. Al v. 11, quando compare il re, la storia perรฒ prende unโ€™altra via: abbandonando quella dei convitati restii, si concentra piuttosto su un singolo uomo, che non ha lโ€™abito nuziale adatto. La conclusione, al v. 14, serve evidentemente a tutte e due le storie e conserva un detto di Gesรน molto suggestivo ma difficile da interpretare.

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Partendo da quanto un esegeta, Mario Meruzzi (Lo sposo, le nozze e gli invitati. Aspetti nuziali nella teologia di Matteo, Cittadella 2008) ha osservato su Gesรน-Sposo in 9,14-17, la relazione nuziale Cristo-Chiesa รจ il paradigma per comprendere la storia della salvezza. Da qui ne viene anche una spiegazione per la nostra parabola: ยซil re รจ Dio. Il figlio รจ Gesรน. La festa per il matrimonio rappresenta il banchetto escatologico. I servi inviati due volte, come nella parabola precedente, sono i messaggeri di Dio. Lโ€™uccisione degli inviati rappresenta il martirio dei profeti e di Gesรน. E la terza missione dei servi รจ la missione della Chiesa, nella quale bene e male si confronteranno fino alla fine dei tempiยป (Davies e Allison).

Questa interpretazione sembra adeguata, ma le si possono muovere almeno due obiezioni: a) la piรน importante viene da una lettura pragmatica del testo, e ricorda che ogni parabola, anche se acquista un suo significato quando inserita nel contesto storico in cui รจ narrata, non deve essere allegorizzata: una parabola ha un senso per il lettore di ogni tempo. Piรน precisamente, se si dovesse insistere sulle identificazioni tra i dettagli della parabola e la storia, allora si arriverร  presto a dire che รจ tutto Israele a rifiutare lโ€™invito del re, che la cittร  messa a fuoco รจ Gerusalemme eccโ€ฆ Inevitabilmente questo porterร  ancora a una teologia della sostituzione. Per evitare questo rischio, si deve ribadire che Gesรน sta parlando ai leader e dei leader di Israele (come si evince dallโ€™introduzione alle tre parabole, in 21,23, e da 21,45), e non a o di tutto il popolo; b) la seconda riserva viene dal fatto che, seguendo questa linea allegorizzante, si fa presto ad attribuire le responsabilitร  agli โ€œaltriโ€, quelli che hanno rifiutato lโ€™invito, evitando cosรฌ di lasciarsi interpellare dal fatto che la possibilitร  di non entrare alla festa รจ per tutti.

Per evitare questo rischio, si deve ribadire che la parabola di Gesรน รจ rivolta โ€“ nel momento in cui lโ€™evangelista la riporta โ€“ alla comunitร  di Matteo, i cui membri sono i lettori che per primi sono coinvolti nel processo ermeneutico. Soprattutto, sembra parlare della comunitร  di Matteo proprio la seconda parte della parabola (vv. 11-13), quella che descrive lโ€™inadeguatezza di coloro che sono sรฌ entrati alla festa, ma poi vengono cacciati fuori. Mettendo insieme le due parti della parabola con il detto conclusivo del v. 14, sembra si possa ottenere un ragionamento che vale sia per coloro che sono chiamati e respingono lโ€™invito (probabilmente, fuori dal simbolo, i leader di Israele), sia per gli esclusi che invece poi entrano alla festa, forse (prima possibilitร ) i credenti in Cristo, in senso generico, o forse (seconda possibilitร ), in senso piรน preciso, i pagani che entrano nella comunitร  messianica. Esploriamo queste due strade.

(1) Lโ€™idea di chiamata (= elezione), che รจ fortemente presente nella coscienza di Israele, per definizione, il โ€œpopolo elettoโ€ da Dio stesso, vale anche per la chiamata di coloro che saranno poi i cristiani. Come lโ€™elezione di Israele dagli stessi profeti non รจ mai considerata una realtร  statica, ma un dono di Dio da cui consegue unโ€™esigenza corrispondente, allo stesso modo รจ la chiamata a seguire il Messia Gesรน. Ogni volta che Israele รจ chiamato alla pienezza della vita, resta una libera scelta accettare o meno lโ€™invito, e la stessa cosa si puรฒ dire di coloro che sono chiamati โ€œfuoriโ€, ยซsceltiยป, per il banchetto, e decidono di entrarvi: anche per essi non รจ automatica la partecipazione alla festa, e a quelli che vi partecipano con lโ€™abito sbagliato puรฒ capitare la stessa sorte dei malvagi, ovvero gli ยซaltriยป del v. 22,6 (non tutti: solo una parte degli invitati iniziali) che hanno ucciso i servi del re e incorrono nella sua ira: i primi sono messi a morte, e invece lโ€™uomo trovato con lโ€™abito inadeguato รจ cacciato fuori dalla sala.

(2) Esiste perรฒ una seconda possibile lettura, con la quale si puรฒ vedere dietro la parabola anche il tema della missione ai pagani, che a un certo punto interpella i primi cristiani e anche la comunitร  di Matteo, per la quale diventerร  perรฒ un punto scottante. Una volta che ci si รจ scontrati con lโ€™ostilitร  di molti dei capi religiosi, ecco che per annunciare che Gesรน รจ il Messia ( = per invitare alle nozze messianiche), i cristiani comprenderanno che ci si puรฒ rivolgere ai non circoncisi (nel racconto di Matteo, solo perรฒ dopo lโ€™esplicito invito del Risorto in 28,19). Paolo sarร  โ€“ anzi, รจ giร  stato, rispetto allo sviluppo della comunitร  matteana โ€“ uno dei rappresentanti di questa tensione tra rifiuto di parte di Israele e annuncio ai pagani, come scriverร  in una sua lettera: ยซ(Gli israeliti) inciamparono in modo da cadere definitivamente? Non sia mai detto! Ma a motivo della loro caduta la salvezza pervenne ai gentili, in modo da eccitare la loro emulazione. Ma se la loro caduta รจ una ricchezza per il mondo e la loro perdita una ricchezza per i gentili, quanto piรน lo sarร  la loro totalitร !ยป (Rm 11,11-12).

La fede cristiana, che poteva rimanere un fenomeno isolato allโ€™interno del giudaismo, sperimentando il rifiuto di alcuni, si รจ invece rivolta a tutti. Lโ€™idea รจ stata formulata, dopo Paolo, anche da uno dei piรน grandi pensatori ebrei, Mosรจ Maimonide. Un suo testo, in minoranza nel pensiero ebraico, riconosce al cristianesimo (e allโ€™Islam) un certo valore provvidenziale per la diffusione del monoteismo e della Torร : ยซTutto ciรฒ che riguarda Gesรน di Nazaret e lโ€™Ismaelita [Maometto] venuto dopo di lui non รจ servito che a liberare la via del Re Messia e a preparare tutto il mondo allโ€™adorazione di Dio nella comunione dei cuori, come รจ scritto: โ€œSรฌ, allora Io darรฒ alle genti labbra pure, perchรฉ tutti invochino il Nome del Signore, perchรฉ lo servano spalla a spallaโ€ (Sof 3,9). Cosรฌ la speranza messianica, la Torร  e i precetti sono divenuti patrimonio religioso comune fra gli abitanti delle isole lontane e tra i numerosi popoli incirconcisi di cuore e di carneยป (Hilkhot Melahkim XI,4). รˆ il mistero dellโ€™insistenza e della misericordia di Dio, che non si ferma davanti a nessun ostacolo, non dimentica Israele e nemmeno nessun altro popolo.

Molti sono chiamati; pochi scelti (22,14). Detto questo, รจ chiaro perchรฉ, a nostro avviso, nel detto con cui si chiude la parabola non si deve vedere necessariamente unโ€™opposizione tra quelli che entrano al banchetto di nozze e quelli che non vogliono partecipare alla festa, come non vi รจ necessariamente opposizione tra le due parti della frase del v. 14, unite dalla particella greca de, che in Matteo indica la necessitร  di cambiare la prospettiva, piuttosto che un concetto avversativo (e questo nonostante san Girolamo, traducendo ยซmulti autem sunt vocati pauci vero electiยป, sembri voler sottolineare la forte differenza tra le due condizioni di chiamati ed eletti).

Il detto puรฒ essere interpretato anche tenendo conto che lโ€™aggettivo polloรญ (ยซmoltiยป) ricorre anche in 20,28, nelle parole sul Figlio dellโ€™uomo venuto per dare la vita ยซin riscatto per moltiยป, e in 26,28, nelle parole di Gesรน sul calice (ยซquesto infatti รจ il mio sangue dellโ€™alleanza, che sarร  versato per moltiยป). Se anche qui in 22,14 i ยซmoltiยป dovesse alludere allโ€™Israele di Dio, vorrebbe dire che sono essi il popolo ยซchiamatoยป, che rimane tale, mentre ยซpochiยป sono scelti per partecipare alla comunitร  del Messia. Infatti, lโ€™aggettivo olรญgoi (ยซpochiยป), sempre in questo versetto, รจ un semitismo che significa ยซmeno diยป, ยซnon tuttiยป, e questo concorda con il fatto che lโ€™aggettivo eklektรณs (ยซsceltoยป, ยซelettoยป), nel NT รจ usato quindici volte per connotare i credenti in Gesรน Messia (e la ekklฤ“sรญa [ยซChiesaยป] รจ infatti la comunitร  degli ยซelettiยป, di coloro che sono โ€œchiamati fuoriโ€), in un contesto per lo piรน escatologico (presente anche qui, descritto attraverso la scena delle nozze del re e dellโ€™invitato con il vestito non adatto).


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