REMARE CONTROVENTO
I. Ci sono momenti in cui fare la cosa giusta non produce subito pace, ma complicazioni.
Penso per esempio a chi accetta un incarico importante per senso di responsabilità e si ritrova sommerso da problemi; o a chi dice un sì difficile, magari a una relazione o a una scelta di coscienza, e invece di sentirsi rassicurato entra in una fase di confusione e fatica.
Col passare del tempo però, ci si accorge di aver fatto bene ad accettare, si vedono i frutti, e ci si sente soddisfatti, anche se all’inizio sembrava un errore.
Fidarsi non è una garanzia di facilità, ma spesso è la condizione perché la vita vada avanti.
II. Nel Vangelo di oggi colpisce il verbo: Gesù “costrinse” i discepoli a salire sulla barca.
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Non è una loro iniziativa, il tempo non prometteva bene ed era un azzardo prendere il largo. Obbediscono a Gesù e vanno incontro al vento contrario.
Questo cambia lo sguardo sulle tempeste: non sempre nascono da un errore o da una colpa. A volte nascono proprio dall’aver seguito il Signore.
La sequela non evita la tempesta; evita però che la tempesta diventi abbandono.
III. E tu, quando vivi una tempesta, cosa pensi? Che Dio ti ha abbandonato?
Il Vangelo suggerisce altro: Gesù viene incontro, ma può accadere di non riconoscerlo. Può assumere il volto di una persona che ci aiuta, che si mette a nostra disposizione.
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Allora la domanda non è: “Perché questa tempesta?”, ma: “Chi sta venendo verso di me, anche se faccio fatica a riconoscerlo?”.
Il Vangelo oggi ti chiede di non giudicare la presenza di Dio dall’assenza della tempesta, ma dalla sua capacità di venirti incontro.
Anche quando il mare è agitato, anche quando non lo riconosci subito. Perché fidarsi di Gesù non significa evitare la notte, ma scoprire che, nella notte, non sei mai davvero solo.
