LASCIARE NAZARET
I. Un’espressione molto usata oggi è quella di “comfort zone”, quel luogo – non solo fisico – in cui tutto è conosciuto, prevedibile, sotto controllo: stessa vita, stesse strade, stesse persone, stessi ritmi. È qualcosa di comodo, rassicurante, ma lentamente consuma.
Molti restano nello stesso punto per tutta la vita: in un lavoro che non entusiasma più, in relazioni che non fanno più battere il cuore, in una fede ripetuta per inerzia. Non perché stiano bene, ma perché uscire fa paura.
E così si finisce per preferire una sicurezza senza vita a una vita senza garanzie.
II. Il Vangelo di oggi racconta una scelta netta di Gesù: dopo trent’anni lascia Nazaret e va ad abitare a Cafarnao, sul lago, in una terra di confine. Nazaret è il luogo dell’infanzia, del già noto, del “si è sempre fatto così”.
Cafarnao è un crocevia: gente che arriva e riparte, culture mescolate, identità fragili. Matteo è chiarissimo: non è un caso. È lì che si compie la parola del profeta: «Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce».
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Gesù non inizia dalla comfort zone, ma dalla vita reale, non dal centro ma dal margine, non da ciò che è protetto ma da ciò che è esposto.
III. E tu? Dove sei? Nel tuo Nazaret – fatto di abitudini, paure, rimandi – o hai il coraggio di andare verso la tua Cafarnao?
Forse Dio non ti chiede gesti eroici, ma piccoli passi: uscire da ciò che è comodo per entrare in ciò che è vero. Lasciare una porta alle spalle, accettare un po’ di instabilità, perché la luce non si accende dove tutto è sotto controllo.
Essere cristiani, alla fine, è questo: non restare dove ci si sente al sicuro, ma mettersi in cammino perché la luce del Vangelo raggiunga qualcuno.
