La sequela del Signore incontra in noi momenti di entusiasmo e momenti in cui tutto sembra tornare alle origini. Ma la sequela del Signore, questo รจ certo, non puรฒ essere dipendente dai successi o da nostri semplici bisogni.
Gesรน รจ circondato da folle che chiedono e ottengono guarigione, e questo provoca lโentusiasmo dello scriba che vuole seguirlo. Come la richiesta di uno dei discepoli di seppellire morti viene stigmatizzata da Gesรน come cosa secondaria, cosa tiepida. Non certo brutta e negativa.
La sequela non puรฒ essere cosa da messa della domenica che ormai rischia di diventare un surplus per i piรน, oppure un dovere da portare a termine in fretta per altri, prete permettendo. La schiavitรน della messa della domenica non crea sequela, crea solo doverismo da assolvere il piรน in fretta possibile. Ma soprattutto anzichรฉ divenire un incontro di amore atteso, rischia sempre piรน di diventare il centro di una fede che si spegne appena fuori dalla chiesa. E noi preti continuiamo a ribadire in modo ossessivo che la messa รจ un precetto. E le chiese si svuotano perchรฉ le nostre messe non toccano piรน alcun cuore, ma continuiamo a ripetere la stessa cosa. E non abbiamo piรน il coraggio di reinventare la bellezza di un incontro seppellendo una cosa, quella sรฌ, che รจ morta e non ha piรน senso in quanto precetto.
La sequela รจ qualcosa provocata da un incontro. Non nasce sequela per un momento di entusiasmo di fronte alla notorietร del maestro. Anzi, questo puรฒ essere un impedimento alla nascita di una sequela vera. Ciรฒ che vale รจ che ci lasciamo toccare dentro da una realtร che รจ povera e sfiora continuamente con una carezza, la croce.
Non cโรจ notorietร che tenga, o scriba che vivi in me. Ricordati che il figlio dellโuomo non ha dove posare il capo. Nel senso che non puรฒ riposare. Nel senso che non puรฒ avere nulla di suo che possa dirsi superfluo. Nel senso che la sua vita non gli appartiene, appartiene al Padre e al mondo. E non perchรฉ non ha moglie, non perchรฉ non ha figli. Neppure perchรฉ รจ continuamente a servizio di compiti piรน o meno utili. No, il cosiddetto amore, che รจ lโunica realtร che puรฒ muovere una sequela vera e un servizio altrettanto vero, รจ ben altra cosa. Data una bella realtร che siamo riusciti a costruire, non significa che questa sia stata fatta per amore gratuito e, quindi, che possa dirsi opera nata dalla sequela.
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Il regno di Dio ha sempre inizi poveri e si nutre di povertร . Se cosรฌ non รจ diventa motivo per creare povertร nel fratello e per spingere il fratello alla fame. Non so come andrร a finire questa nuova partita che la chiesa ha iniziato: ma tutto quello che abbiamo se continua a rimanere nostra proprietร e non proprietร dei poveri per il cui servizio tutto รจ nato, non la vedo tanto bene.
Per non parlare dei morti che continuamente tentiamo inutilmente di seppellire, perdendo di vista la sequela a cui il Signore ci chiama. I morti che tentiamo di seppellire ma a cui continuamente ci leghiamo e a cui continuamente rimaniamo legati sono i nostri fallimenti. Non siamo capaci di lasciarli andare e continuamente riandiamo a loro col pensiero per ribadire il fatto che noi siamo dei falliti. Le cose che non sono andate bene e che affollano in modo ossessivo il nostro pensare.
Pensieri che vorremmo seppellire ma a cui siamo talmente legati perchรฉ giustificano i nostri fallimenti e il nostro continuare a sentirci dei falliti, sono motivo per non mettere al centro della nostra esistenza la sequela. E giustificano il nostro immobilismo; giustificano il fatto che โnon ce la facciamoโ; li usiamo come strumenti per non vivere seriamente quanto il Signore ci chiede. In noi risuona il richiamo allโessenzialitร della sequela per la nostra vita: tu โseguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro mortiโ.
Lascia la notorietร , lascia le cose e i possedimenti, lascia i morti e i cadaveri dei tuoi tempi passati e vivi. La centralitร della sequela diventi fonte di vita per noi e motivo per lasciare tutto ciรฒ che sa di cadavere. Vale a dire le nostre cose, i nostri pensieri, le nostre recriminazioni, gli applausi.
Fonte
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