Anche per Elisabetta, dopo tanto attendere, si sono compiuti i tempi del parto. Un’esperienza bellissima, quella del parto del Battista, quella della nascita di un bambino, eppure allo stesso tempo un’esperienza drammatica.
Esperienza drammatica non solo per le doglie del parto, ma perché noi uomini troppo spesso siamo riusciti a fare diventare un momento di gioia un momento di tristezza e di dramma.
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Per Elisabetta si compì il tempo del parto, significa che era arrivato il suo tempo e il tempo di Dio. Significa che la cosa era giunta a maturazione. Un po’ tardi per gli standard di tutti i tempi, ma è giunta a compimento.
Quante donne partoriscono troppo presto o troppo tardi. Per quante famiglie il parto diventa un dramma perché non hanno di che nutrire i propri figli. Quanti figli nascono già morti. Quanti figli non hanno diritto alla vita come altri. Quando in certe regioni del mondo la mortalità infantile raggiunge il 135%o, per quanto la gente sia abituata è sempre un dramma. E quando l’attesa è dovuta a violenza domestica oppure no. E quando l’attesa diventa motivo di divisione. E quando l’attesa diventa motivo di solitudine.
Siamo stati capaci di rendere drammatico anche ciò che sarebbe un momento bello. E quante donne e quanti uomini per motivi fisici o psicologici o psichiatrici o sociali non possono gioire per la nascita di un figlio?
Un dramma che poi si protrae, troppo spesso, anche lungo l’esistenza soprattutto quando, come ai nostri giorni, il figlio è troppo coccolato durante l’infanzia e troppo abbandonato durante l’adolescenza.
Il Battista nasce in un contesto di gioia e di vergogna: sua madre si era tenuta nascosta a causa del suo concepimento. Nasce in un momento di annuncio – finalmente la Voce è venuta nel mondo e la Parola potrà in tal modo essere pronunciata e annunciata, potrà incarnarsi – sapendo tutta la drammaticità che accompagnerà la sua esperienza terrena. Una esperienza bella ed esaltante che, secondo i nostri canoni, andrà a finire male.
Una esperienza bella ed esaltante nella verità che proprio a causa della verità terminerà in tragedia. Tragedia che lascerà spazio, nel momento del suo compimento nella morte del Battista, alla venuta del Figlio che inizierà ad annunciare la Buona Novella. Come nel momento in cui il Figlio lascerà drammaticamente questa terra, ci sarà donato lo Spirito che ci conduce alla verità tutta intera.
Giovanni ha esultato di gioia nel grembo di Elisabetta nel momento in cui Maria è andata a trovarla: e tutto l’aere si è riempito di Spirito santo. Giovanni battezzando Gesù ha visto lo Spirito santo scendere su Gesù in forma di colomba. Gesù nel momento della sua morte in croce esala lo Spirito sul mondo e nel momento dell’incontro coi discepoli da risorto dona loro lo Spirito di amore che diventa dono di pace per la vita del mondo.
E in un bambino Dio misericordia si fa carne e diventa abbraccio vitale per il mondo intero, per i suoi figli che diventano fratelli.
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Che la nascita di qualsiasi tipo di vita possa diventare in noi e per noi motivo di gioia e di speranza.
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