ร una cultura del cuore vivere da amministratori o da padroni, da gente che gestisce le cose per il bene comune oppure per sรฉ stessi? Ed รจ una cultura che cresce lungo i secoli, oltre che a livello personale, a livello sociale e storico.
E se fino a non molti decenni fa il bene comune era ancora legato al piccolo paese o alla cittร o alla nazione, ora non puรฒ piรน essere cosรฌ. Ora il bene comune รจ planetario e se non troviamo un modo per gestirlo pensando in grande pur agendo nel piccolo, noi saremo sempre piรน travolti da quella cultura della globalizzazione che รจ tale solo per le merci ma non per il bene e per le persone. Una cultura che rischia di schiacciarci sempre piรน in modo pesante se la persona umana non riusciremo a metterla al centro della nostra attenzione, e con lei la persona comunitaria col suo bene comune
La cultura dellโessere amministratori, servi, รจ una cultura di beatitudine perchรฉ ci libera dalla smania del possedere. Il nostro possedere cosรฌ come รจ concepito, va sempre a discapito di qualcuno; non รจ piรน per il bene comune, non รจ per una distribuzione della terra. Il nostro possedere รจ avido e malato di rapina. Cosa che ci va bene fino a che, anche secondo la legge, siamo noi a rapinare; non ci va piรน bene appena i rapinati siamo noi.
ร la cultura dellโaviditร farisaica che chiude il cuore al fratello o la cultura del cristiano incarnato come il suo Signore, che vive della cultura della condivisione. Prima ancora che parlare di cose dobbiamo parlare di cuore, di atteggiamenti, di educazione mentale e affettiva. In fondo il non cercare questa condivisione รจ giร una negazione della cultura della condivisione a favore della cultura dellโaccumulo, vale a dire della distruzione del creato e della necessitร di creare schiavi e poveri.
I beni, per la Bibbia, non sono proprietร privata. La venuta del Signore, nel momento in cui abbiamo accumulato e abbiamo messo al centro della nostra preoccupazione non la condivisione, non รจ vista come la venuta di un amico ma di un ladro che non sai quando arrivi. Il nostro Dio non รจ piรน un Padre ma un castigamatti che vuole solo mandarci allโinferno.
- Pubblicitร -
Noi quando agiamo da ladri pensiamo a Dio come ad un castigamatti che pretende da noi e che bisogna tentare di accontentare con lโelemosina della domenica o del venerdรฌ come รจ per i musulmani. Un contentino da dare per tenerlo buono, lo mettiamo sul piatto della bilancia per contrastare la chiamata alla condivisione. La paura, in questa cultura farisaica, non avrร mai fine e non si quieterร mai.
La cultura della condivisione รจ cultura dellโincontro; la cultura dellโaccumulo รจ cultura dello scontro e della prevaricazione. La cultura della condivisione vissuta dai discepoli che diventano servi del bene comune globalizzando tale attenzione, รจ beatitudine perchรฉ attesa di Colui che viene nel nome del Signore!
Servo รจ colui che ricevendo il pane della moltiplicazione lo distribuisce e lo condivide, non lo tiene per sรฉ. Servo รจ colui che raccoglie ogni giorno la manna necessaria al fabbisogno quotidiano e il resto lo dona a chi non ne ha. La cultura della condivisione non risponde alla cultura del piรน forte e del merito: chi รจ piรน forte ha ragione e ha il diritto, in qualitร di pesce piรน grosso, di mangiarsi il pesce piรน piccolo. Servo รจ colui che serve e non si serve del prossimo.
La cultura della condivisione altro non รจ che la cultura della festa e della gioia. La cultura dellโaccumulo altro non รจ che la cultura dello sballo e della necessitร di droghe sociali e personali, sempre piรน pesanti e sempre piรน umanamente costose.
Beati perchรฉ non abbiamo bisogno nรฉ di ubriacarci nรฉ di picchiare e angariare il prossimo. Beati semplicemente perchรฉ, nellโattesa di Colui che viene, ci godiamo nella condivisione la festa della vita, che scaturisce proprio dal non essere soli ma in condivisione, in compagnia.
- Pubblicitร -
Fonte
SITO WEB | CANALE YOUTUBE | FACEBOOK | INSTAGRAM
