Chi non si ricorda la novella del lupo e della pecora che bevono al ruscello. ร una novella di Fedro (originario della Tracia) nato schiavo di Roma nel 20 a.C. e morto nel 50 d.C. Il lupo beve a monte, la pecora a valle. Eppure il lupo accusa la pecora di rendere la sua acqua imbevibile sporcandola. A causa di questo fatto, il lupo prende lโoccasione per potere mangiarsi la pecora non per colpa sua, ma per colpa della pecora stessa.
Mi sembra il gioco, per altro molto diffuso, della trave e della pagliuzza. Io che ho una trave nel mio occhio pongo come scopo del mio agire la necessitร di togliere, dopo averla ben evidenziata, la pagliuzza dallโocchio del fratello. Naturalmente essendo io accecato dalla mia trave non faccio altro che giudicare il fratello senza aiutarlo a correggersi.
E come potrei? Naturalmente, lui, il prossimo, รจ il problema perchรฉ lui รจ in errore, ne consegue che la sua incapacitร ad accettare il mio invito a convertirsi non diventa altro che una conferma del fatto che lui รจ in errore, nonostante io abbia messo in atto tutti i consigli del vangelo.
ร chiaro: รจ lui che insozza lโacqua del ruscello anche se sono io che bevo a monte dello stesso ruscello. Come se questo non bastasse, la negazione del fatto che il problema รจ lui altro non fa che confermare il fatto che lui non vuole convertirsi, non vuole cambiare. Non mi rimane altro da fare che condannarlo facendo della sua vita un sol boccone e prendendomi la libertร di scomunicarlo dalla comunitร e dal mondo.
Questo รจ lโatteggiamento dellโipocrita, che sono io e non lโaltro, che ogni giorno esce di casa con la convinzione che lโaltro รจ il problema. Iniziamo la nostra giornata con la necessitร di prendere di mira qualcuno, non importa chi. Iniziamo la nostra giornata ricercando il bersaglio di turno che giustifichi la mia incapacitร a vedere la trave che ho nel mio occhio, mettendomi al riparo da ogni critica e da ogni necessitร di conversione.
ร lโatteggiamento ipocrita che mi fa apparire bravo e buono: โio mi presto come aiuto perchรฉ gli altri possano cambiare e possano vedere il loro erroreโ: guarda poi come si comportano e come percepiscono il mio intervento. Era meglio che stessi zitto, ci diciamo, ma intanto parliamo e parliamo basando la nostra autostima, in realtร ben poca cosa, sulla necessitร di denigrare il prossimo dietro il paravento della correzione fraterna.
La mia ipocrisia non mi permette di vedere con oggettivitร e chiarezza la mia vita. Tanto meno sono in grado di potere vedere con chiarezza la vita del prossimo. Il punto di partenza, che io dico essere di caritร , รจ il punto che mi squalifica: il giudizio del fratello travestito da atto di caritร . Questa รจ lโipocrisia che continuamente ci avvolge e che continuamente ci inganna. Questa รจ lโipocrisia che ci porta a metterci al posto di Dio e a rinnovare qui, oggi, il peccato delle origini: sarete come Dio, dice il serpente ad Adamo ed Eva.
Mettendoci al posto di Dio ed ergendoci quali giudici del fratello, siamo impossibilitati ad essere oggettivi nellโapproccio alla realtร nostra, prima, e di quella del fratello, poi.
Il nucleo dellโipocrisia รจ dato anche dal fatto che noi crediamo di vedere in modo totale, a 360ยฐ. Ma necessariamente noi vediamo in modo parziale. La convinzione, meglio sarebbe parlare di illusione, di vedere meglio degli altri, di vedere in modo totale la realtร , diventa una modalitร di porci di fronte alla vita in modo illusorio.
Cosรฌ il lupo se la prende con la pecora, cosรฌ la trave se la prende con la pagliuzza. Di seguito io me la prendo con il prossimo illuso come sono di essere nel giusto e di avere la totalitร della visione dellโaltro. Ma non accorgendomi che la visione stessa mi รจ occultata dalla trave che cโรจ nel mio occhio la cui consistenza maggiore รจ data dal punto di partenza: il mio assurgermi a giudice dellโaltro e il non giocarmi nella caritร che non puรฒ non partire dalla trave che alberga il mio occhio.
Io trave mi nascondo dietro una pagliuzza, come un elefante pretende di nascondersi dietro un filo dโerba. Appena mi muovo faccio guai. La mia illusione di vedere meglio dellโaltro non accorgendomi della mia visione parziale, diventa la conclusione di una parabola di vita che si svolge nel mio quotidiano dallโalba al tramonto. Salvo poi continuare a macinare in me il fatto che lโaltro รจ il problema, che la pecora รจ il problema della mia esistenza, che la pagliuzza รจ il vero problema del mondo, non la trave. Lโaltro รจ il mio problema, potrebbe essere il titolo che diamo alle nostre giornate. Non dimentichiamoci il sottotitolo: cronaca di un suicidio annunciato dove un cieco pretende di guidare un altro cieco. Entrambi finiranno nella stessa fossa. Questa รจ la cronaca annunciata di una giornata improntata allโipocrisia.
AUTORE: p. Giovanni Nicoli
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