p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 2 Luglio 2025

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โ€œEd essi si misero a gridare: Che vuoi da noi Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?โ€. รˆ il grido che continuamente sale dal nostro cuore quando ascoltiamo lโ€™invito a convertirci. I nostri compromessi, che fanno parte della nostra maturazione, non sempre รจ scontato siano pronti a lasciarci per fare spazio alla vita.

Per quanto ci diano fastidio, le nostre zone grigie sono parte del nostro abitudinario: guai a toccarle. Alle nostre zone dโ€™ombra noi siamo affezionati, perchรฉ sono parte delle sicurezze della nostra esistenza. E anche se la carne di porco รจ vietata come cibo, noi li alleviamo insieme ai nostri demoni. Ci danno fastidio, i demoni che ci abitano, ma che alternative abbiamo? Se li lasciamo cosa ci resta come possibilitร  di scelta? Almeno loro ci danno della carne gustosa, pur immonda.

Non possiamo dare per scontato il nostro interessamento alla salvezza e alla liberazione. La psicologia dello schiavo, la sindrome dello schiavo, รจ ben innestata nella nostra vita. Preferiamo essere schiavi piuttosto che liberi. Preferiamo essere gente che schiatta sotto corse continue che sembrano siano piรน adatte a fare aria piuttosto che a costruire una vita sensata. Ma almeno queste corse vuote sono qualcosa che conosciamo e a cui siamo affezionati.

La libertร  รจ invito a ribellarci a questa vita sempre piรน disumana. Sรฌ, perchรฉ lโ€™umano non puรฒ aumentare allโ€™infinito i suoi ritmi di vita, cosa che invece il nostro modo di concepire la vita ci porta a fare sempre piรน. La sindrome dello schiavo, che รจ in noi, ci fa dire: non possiamo fare a meno; sento che mi fa male e che sto male, ma cosa ci posso fare? Fanno tutti cosรฌ?

E ci trituriamo dentro un tritacarne omicida che ci fa gridare continuamente: โ€œChe vuoi da noi Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?โ€. Lasciaci in pace. Lasciaci schiavi delle nostre abitudini. Non toccarci nei nostri compromessi coi porci. Non toglierci quelle poche speranze e quelle poche gratificazioni che abbiamo. Sรฌ, capiamo che non ci fanno bene, ma che altra strada ci rimane?

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Non vogliamo che Gesรน crei squilibrio nei nostri equilibri squilibrati. Non vogliamo essere disturbati nei nostri squilibri disumani a cui siamo cosรฌ affezionati. Abbiamo bisogno di un atto libero per accogliere Colui che viene a liberarci dai nostri demoni e per accettare di ritornare ad essere uomini e donne liberi.

I due indemoniati vivevano in territorio pagano e lรฌ Gesรน li raggiunge, non li aspetta in chiesa per salvarli. Vivono in quei territori pagani, che sono i nostri ambienti di tutti i giorni, dove nella loro costrizione si sentono liberi di agire e di fare quello che vogliono. Che non รจ necessariamente quello che a loro fa bene, anzi. Non sono aiutati dagli abitanti del luogo a liberarsi โ€“ avendo loro stessi i loro compromessi da salvaguardare -; non sono aiutati dallโ€™ambiente costituito da mandrie di porci; non sono aiutati da coloro che li abitano, il maligno che Gesรน aveva zittito sul mare.

Ma lรฌ dove si trovano, laddove si trova ogni uomo, la salvezza รจ richiesta. Non รจ questione di ambiente sacro o meno, รจ questione di essere tramite di salvezza, tramite di guarigione e di liberazione.

รˆ chiaro che la salvezza, accettata e vissuta, pone fine a compromessi quale lโ€™allevamento di porci. Cosa questa non gradita nรฉ ai demoni nรฉ agli uomini. Noi pensiamo che la nostra vita si possa salvare e possa essere al sicuro se ci creiamo delle false sicurezze. Non รจ cosรฌ.

Il Signore ci invita a seguirlo sulla via della libertร  perchรฉ impariamo, camminando con Lui, a lasciare giorno dopo giorno i nostri demoni. Perchรฉ possiamo lasciare che Lui illumini le nostre zone dโ€™ombra e perchรฉ possano venire alla luce le nostre zone grigie. รˆ cammino di liberazione, รจ cammino profondamente umano. รˆ cammino che ci salva da compromessi disumani che uccidono la nostra umanitร . รˆ cammino dove siamo chiamati a scegliere ciรฒ che ci fa bene lasciando alle nostre spalle ciรฒ che ci piace, ciรฒ che ci schiavizza sempre piรน e con noi i nostri fratelli.

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