p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 19 Febbraio 2023

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La legge del taglione, è risaputo, è un tentativo di limitazione della vendetta selvaggia del più forte. Si tenta di ristabilire la parità.

Il male c’è e va contenuto con il terrore di una pena corrispondente. Questa è una giustizia non arretrata ma avveniristica anche per la nostra giustizia che condanna il ladro di polli e assolve chi ruba miliardi.

Comunque sia, questa soluzione non è semplicemente perché non risolve il male: il male lo raddoppia nella speranza vana che possa servire da deterrente. Ma quando mai!!! Questo modo di essere è solo un aiuto al male a farsi più furbo e prepotente. Quante leggi al giorno d’oggi non servono altro che ad imbrigliare chi cerca di essere onesto e lascia libero di agire chi sfida il potere giudiziario.

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Gesù si pone in un’ottica diversa: è l’ottica della giustizia eccessiva del Padre che sola può vincere il male, tramite la croce del Figlio che si carica del male dei fratelli. È la nuova economia dell’amore che vince quella dell’egoismo.

Il vangelo di quest’oggi ci invita a non opporsi al malvagio. La prima regola è opporsi al male, non al malvagio. Il male, infatti, fa male innanzitutto a chi lo fa, per questo non va restituito. Il malvagio è un mio fratello vittima del male, per questo va amato con più cuore: è lui il malato. In genere noi amiamo il male e odiamo chi lo fa come nostro antagonista. Il mio odio verso il malvagio è segno della mia connivenza col male; il mio amore verso di lui è segno della mia libertà dal male.

Gesù ama i peccatori perché odia il peccato! Noi odiamo i peccatori perché amiamo il peccato! I peccatori per Gesù sono oggetto di compassione, per noi sono da detestare. La mia antipatia per il peccatore, svela la mia simpatia per il peccato. Il mio dissociarmi dal malvagio è segno della mia partecipazione al male. È il condannare il peccato e l’amare il peccatore ci ricordava papa Giovani XXIII.

Solo un cuore puro ama con tenerezza il peccatore. Ha quella compassione che vince il male stesso: invece di restituirlo raddoppiandolo, ha la forza di farsene carico, di patire con l’altro, come l’Agnello di Dio che porta e toglie il peccato del mondo.

La prima regola è dunque non restituire il male. La seconda è la disponibilità a portarne il doppio pur di non raddoppiarlo. La tolleranza cristiana non è indifferenza verso il male, ma forza di tollerare, cioè portare su di sé il male dell’altro; è capacità di portare i pesi gli uni degli altri, è riparazione del male col bene.

Per vincere il male è bello rinunciare al proprio diritto, cosciente del proprio dovere di figlio che è quello di non opporsi al fratello. Piuttosto che rivendicare la propria tunica senza amore rinunciamo anche al mantello. La nudità del Figlio sulla croce è la vittoria contro la rapacità di Adamo.

È bello anche cogliere il senso delle angherie. L’angarius è il messo del re, che ha il diritto di requisire chiunque per portare i suoi pesi. I bisogni dell’altro sono tuoi doveri; e se uno ti costringe a fare un miglio, per lui, tu fanne due.

Così possiamo cogliere il nostro essere chiamati a ricercare e vivere la disponibilità a dare: è vincere sul bisogno che la vittoria sia sul prendere. Il prendere per possedere è principio di ogni male. Ci porta a distruggere la creazione che è dono di amore. Il dare è principio di comunione, comunione tra tutti che proviene dal Corpo del Figlio dato per noi.

Il vangelo ci chiede, ancora una volta, il coraggio di entrare in una dimensione che non è spontanea ma che è vera. Il coraggio di rispondere col bene al male, non raddoppiando il male: raddoppiando il bene nel portare il male nostro e dell’altro.

Non c’è via di scampo: la violenza si vince con la non violenza, l’odio con l’amore. Non è questione di dire o decidere cosa sia più facile o più opportuno per noi; non è questione di comprendere se poi io ci rimetto o se l’altro se ne approfitta. Noi sappiamo che il violento si approfitta della nostra non violenza e della nostra debolezza; noi sappiamo che colui che vuole sopraffare gode della nostra remissività; noi sappiamo che non rispondere al male col male noi ci rimettiamo. Lo sappiamo e ne siamo convinti: il mondo è dei furbi.

Sappiamo che questi stessi furbi sono coloro che stanno distruggendo il mondo con la guerra, con la violenza, con l’inquinamento, con il non fare nulla a servizio dell’umanità ma tutto a servizio del loro potere e del loro tornaconto. Anche le vittime del terremoto per loro sono strada di potere più che luogo di amore e di soccorso.

Non possiamo scendere alla stessa bassezza, anche se questi hanno i colletti bianchi e le camicie stirate coi gemelli ai polsi. Non possiamo scendere alla loro bassezza. Noi sappiamo che l’unico modo per rompere una spirale di violenza è la non violenza, l’unico modo per portare pace e democrazia è l’amore e non la guerra. Siamo dei sognatori, è vero, ma non c’è altra strada. La storia, l’umanità non ne può più di guerrafondai che per portare la loro pace e la loro libertà annientano interi popoli.

Solo con l’amore l’odio si ferma, solo col Cristo schiaffeggiato l’odio è sconfitto proprio nella sua morte. Non c’è altra via, facile o non facile che sia.

Mandaci o Signore dei veri profeti dell’amore, perché ci aiutino a comprendere e a credere alla tua via alla vita, noi che siamo increduli e difficili da convincere.

Amen!

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