p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 17 Ottobre 2021

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Mi pare che ciรฒ che questo vangelo ci dice รจ qualcosa di veramente ricco e vitale. Gesรน sta salendo verso Gerusalemme e in questo cammino evidenzia il fatto che Lui sarร  condannato a morte. Avviene questo non perchรฉ รจ un criminale. Lui sarร  consegnato ai pagani, per questo sarร  deriso, sputacchiato e flagellato prima di essere semplicemente ucciso. Guardando Lui possiamo cogliere come il clima che abita coloro che lo seguono, sia un clima di paura e di sgomento.

In questa realtร  che preannuncia la morte di Gesรน, incontriamo i due fratelli, Giacomo e Giovanni, che gli si avvicinano. Che bello, potremmo pensare, questo segno di vicinanza, invece loro si avvicinano con una pretesa: quella di godere i posti di onore nella sua gloria. Non ascoltano le parole di Gesรน, sono preoccupati di ben altro, come noi allโ€™interno della chiesa, della comunitร , della realtร  sociale.

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Tra Gesรน e chi lo segue si รจ scavato un abisso come se i due, o meglio i dodici, vivessero una sorta di impermeabilitร  alle parole di Gesรน: sembra essere cosa impossibile accogliere quanto Gesรน dice. Giacomo e Giovanni interpretano la gloria di cui Gesรน ha parlato come glorificazione della loro persona. Per loro la morte non รจ un preludio alla resurrezione.

La loro domanda, che tu faccia ciรฒ che ti chiederemo, esprime bene la distorsione della preghiera cristiana. Non piรน una via per fare la volontร  del Padre, ma una via per chiedere che Dio faccia ciรฒ che noi chiediamo. La preghiera non รจ un dialogo fra due libertร , quanto invece una imposizione umana ad un Dio che non รจ piรน il Signore, ma colui che deve soddisfare i nostri bisogni. Non รจ piรน il Signore quanto invece un idolo.

La richiesta dei figli di Zebedeo รจ chiara, come chiara รจ la loro incomprensione delle parole di Gesรน. Gesรน ha parlato del suo futuro di sofferenza e morte: non hanno capito. Come non hanno capito che vivere la comunitร  non รจ cosa finalizzata alla propria riuscita. Siamo chiamati a passare dal loro โ€œper meโ€, โ€œallโ€™ io per loroโ€!

In fondo questo รจ un passaggio, non dato per scontato anche se spesso da noi coperto e scelto, dallo stadio infantile e autocentrato in cui gli altri sono visti solamente in riferimento a sรฉ, allo stadio adulto in cui la comunitร  e gli altri sono fratelli e sorelle al cui servizio porsi con libertร . Sono, siamo, nella fase immatura di chi si serve della comunitร  della famiglia, del gruppo, invece di servire.

Per questo Gesรน risponde ai due fratelli โ€œvoi non sapete quello che chiedeteโ€. Vivere lโ€™eucaristia corregge quello che noi pensiamo di Gesรน. Gesรน ci prospetta di partecipare al destino di sofferenza che sarร  anche il suo e che loro, e noi con loro, hanno appena rigettato.

Gesรน, con le sue parole non si ferma su Giacomo e Giovanni. Lโ€™innesto in Gesรน a cui siamo chiamati non รจ una questione di potere, ma di servizio come logica di vita. Lโ€™eucaristia, la messa, va proprio in questa direzione: รจ chiamata a lasciarci plasmare come servi del Signore, ben piรน e ben prima dellโ€™essere persone che fanno dei servizi!

Il vangelo ci mostra come lโ€™iniziativa dei due fratelli abbia suscitato un conflitto allโ€™interno della comunitร : gli altri dieci, dice il vangelo, si sdegnarono con loro. Concorrenzialitร , gelosie e rivalitร  sono cose presenti nel gruppo dei Dodici, tanto che Gesรน li convoca e li istruisce sulla logica che deve abitare le nostre famiglie, le nostre comunitร . La logica รจ lโ€™esatto opposto della logica dei poteri di questo mondo.

La pretesa di due posti da parte dei due discepoli e la reazione degli altri dieci che si sentono feriti dalle pretese dei due, rivela una situazione mondana inaccettabile in una comunitร /famiglia cristiana.

Risuona a questo punto la parola di Gesรน: โ€œtra voi non รจ cosรฌโ€! questa parola pone un criterio discriminante tra comunitร  e non-comunitร , tra chiesa e non-chiesa. La qualitร  allโ€™interno di una famiglia o di un gruppo la si valuta a partire dalla qualitร  delle relazioni.

Ci dice Carlo Maria Martini: โ€œLa chiesa si sente spinta non solo a formare i suoi figli, ma a lasciarsi formare essa stessa vivendo al suo interno secondo modelli di relazioni fondate sul vangelo, secondo quelle modalitร  che sono capaci di esprimere una comunitร  alternativa. Cioรจ una comunitร  che, in una societร  connotata da relazioni fragili, conflittuali e di tipo consumistico, esprima la possibilitร  di relazioni gratuite, forti e durature, cementate dalla mutua accettazione e dal perdono reciprocoโ€.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM