L’atteggiamento che spesso mettiamo in campo quando ci avviciniamo ad una realtà più o meno nuova, è un atteggiamento di presa di distanza. Il nostro senso critico va alle stelle e vogliamo subito cogliere il negativo o il difetto che alberga nell’altro. Noi religiosi poi, condiamo tutto questo con un bel sugo che si chiama fariseismo. Attraverso questo sugo andiamo a giudicare se quanto sta avvenendo è secondo le regole oppure no.
Il mondo danza ed è un godereccio come Gesù; il mondo è triste ed è un mondo negativo e senza speranza come il Battista.
- Pubblicità -
“Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie”: così termina il vangelo di quest’oggi. Noi sappiamo che la sapienza è Gesù, l’unico che ha realizzato fino in fondo l’essere umano. Siamo dunque chiamati a riscoprire quale è stato l’atteggiamento di Gesù nei confronti della vita. Non è stato di giudizio se non nei confronti di coloro che presumevano di essere giusti e giudicavano gli altri. Giusti giudicati ciechi da Gesù stesso, con la pretesa di guidare altri ciechi.
Gesù sapienza opera con giustizia incarnandosi non solo nel Natale ma anche in ogni giorno della sua esistenza. Gesù si avvicina all’uomo così come egli è. Danza se è allegro e piange se è nel pianto: non fa la predica né all’uno né all’altro.
Credo che questa sia la vera sapienza, credo che questo sia il vero e unico atteggiamento di fede che non vive per ricercare ciò che nella vita dell’altro non va, come sembra essere lo scopo di tanti preti e di tanti cristiani, ma vive per ricercare il bene dell’altro.
Il bene dell’altro lo possiamo cogliere solo accogliendo l’altro così come è, cercando di trovare il punto di incontro fra noi e lui, fra la parola e la sua vita. Da lì e solo da lì si parte e si può partire, tutto il resto è falsità, non è verità totale né tantomeno carità. Cogliere la situazione dell’altro è utile solo se viviamo un servizio alla sua vita perché lui possa crescere.
Sapienza dunque significa non giustificare, come tanti pensano si faccia quando non si giudica, ma significa attendere perdendo ogni aspettativa. Le aspettative creano una relazione negativa perché aperta solo alla critica e al giudizio quando senz’altro l’altro non risponde appunto alle nostre aspettative.
La capacità di attesa provoca una relazione educativa dove si sa dove siamo, si sa dove stiamo andando ma si attende il tempo della maturazione. È da pazzi pensare che un albero possa dare frutti a dicembre o a gennaio. È una cosa non vera che noi continuamente rischiamo di mettere in atto nei confronti dei nostri fratelli che giudichiamo inadeguati alla nostra religione.
Essere sapienti come Gesù significa sapere attendere con saggezza e perseveranza, senza alcuna fretta né giustificazione, senza pretese né attese, ma fiduciosi che la primavera prima o poi verrà e che il germe di bene che è in ognuno di noi germoglierà.
Quando? Solo Dio lo sa. A noi danzare la vita, danzare la morte, gioire e fare lutto, ma sempre in verità, cioè in Lui amore infinito.
- Pubblicità -
Fonte
SITO WEB | CANALE YOUTUBE | FACEBOOK | INSTAGRAM
