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p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 11 Dicembre 2024

Dov’è Dio? È Gesù che si incarna e cammina con noi. Chi è Dio? È Gesù mite e umile di cuore che cammina con noi sotto il giogo della legge e della fatica di ogni giorno. Gesù è il camminante con noi che, umile e mite, non ci fa sentire soli.

Ogni giorno ci svegliamo con i nostri tormenti notturni, con le nostre fatiche per mancanza di sonno. Ogni giorno ritorniamo alla vita con dei pesi sul cuore che ci stancano e affaticano. Ogni giorno possiamo incontrare il Signore, Parola viva che ci dà ristoro. Nell’incontro con la Parola tutti il notturno dei nostri sogni, del nostro inconscio, delle nostre angosce e preoccupazioni si quieta e noi ritorniamo alla vita. Ma non ritorniamo alla vita semplicemente perché la sveglia suona, perché il bambino piange, perché è ora di partire, perché dobbiamo guadagnarci il pane quotidiano: no, ritorniamo alla vita perché l’Umile mi attende e il Mite è lì a segnarmi la via.

La mia stanchezza. La stanchezza che ti prende quando vuoi giungere a traguardi che risultano essere inarrivabili. La stanchezza che ti prende quando vedi le cose e ti accorgi che non c’è nulla da fare perché non si riusciranno mai a realizzare. La stanchezza che ti prende quando vedi la bellezza della strada che hai davanti e ti accorgi che la comunità, con la quale dovresti camminare, diventa una folla che blocca il passaggio.

La stanchezza che ti prende dopo avere urlato la tua convinzione e avere cercato di convincere inutilmente. Ecco, di fronte a questa stanchezza arrabbiata il Mite si presenta come Parola vivente e ti indica un’altra strada. A volte è la strada che ti fa comprendere quanto sia vero quello che vedi e di quanto sia inutile che tu lo proponga, o meglio di quanto sia inutile che tu lo proponga volendo realizzarlo.

Spesso la nostra vita è questo: proporre e poi indicare vie con la certezza che non saranno mai realizzate se non dopo il tuo passaggio. E il Mite che vuole sollevare il peso del tuo giogo ti indica la pazienza piena di speranza e di futuro: tu indica, qualcun altro raccoglierà questo seme e porterà a compimento! Il compimento non è per te.

E il Mite ti riempie di speranza e di futuro non più legato alla tua realizzazione, ma alla realizzazione del Regno. E in questo incontro ti ritorna il desiderio di vivere e di donare con gratuità, sapendo che quello che doni non ti appartiene.

E ci vuole l’Umile ad insegnarti che quanto vedi è vero ma che allo stesso tempo non è importante realizzarlo ora: Dio ha i suoi tempi come hanno i loro tempi le stagioni. L’Umile ti indica che quando verrà il tempo, quando sarà la stagione, quando sarà l’ora, la spiga germoglierà e il frutto maturerà.

 Come è possibile che un giogo sollevi e faccia riposare dalla stanchezza? Se il giogo è umiltà che mi fa smettere di gridare pensando che più gridi e più hai ragione, allora ti solleverà. L’Umile ti solleverà sulle sue braccia e ti accompagnerà nel suo cammino.

Come è possibile che l’oppressione che abita i nostri cuori possa essere sollevata, possa trovare sollievo con il dono di un giogo? È possibile nel momento in cui la consegni in mano all’Amore, Verbo Incarnato Mite e Umile di cuore. Perché questa consegna ti libera. Perché questa consegna, che chiede affido, ti porta a liberare mente e cuore dai tanti abitanti che la affollano. Ti libera dal bisogno di realizzare qualcosa. Ti libera da ogni schiavitù, quella sì giogo opprimente e pesante, di dovere rendere, di dovere avere risultati fra le mani. Ti libera dalla necessità di correre per dimostrare che non sei un lazzarone e che ti dai le mani d’attorno.

Ti libera dalle angosce notturne che ti tolgono il sonno e ti rilancia nella vita. Cuore e mente rinnovati, mani e piedi risollevati, sguardo pulito e udito ritornato al desiderio di ascoltare. Il Mite che ti accoglie a braccia aperte ti riporta al centro della vita sussurrata e non più gridata. E al centro trovi l’Umile che ogni giorno con rinnovata fedeltà prende il bel giogo della carità e dell’amore e con passo gratuito e deciso si rimette per strada, contento di spargere a piene mani i suoi doni che danno luce agli occhi e gioia al cuore. Prende su di sé le nostre fatiche, anche quelle inconfessabili, e, tenendoci per mano, cammina con noi, non ci lascia soli.

Qui sta la leggerezza: non essere soli ma il camminare con, senza folle che chiudono il passaggio, ma senza solitudini che inaridiscono i cuori. Allora l’incontro diventa comunità e non folla, allora la solitudine diventa beata perché vicinanza con noi stessi e col Mite e Umile di cuore.

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