Le parole non bastano
Nella vita abbiamo tanti progetti, aspirazioni e sogni, ma a un certo punto ci accorgiamo che nellโimbarazzo della scelta non ne abbiamo realizzato nessuno. Succede anche nelle relazioni, dove magari facciamo tante promesse, dove forse siamo anche animati da buone intenzioni per esprimere il nostro affetto, ma alla fine, presi da tante urgenze, ci accorgiamo di non aver fatto nulla. Viviamo spesso di rimpianti per tutte le cose belle, buone o importanti che non abbiamo fatto.
Alla fine del libretto degli Esercizi spirituali, Ignazio di Loyola, in una delle due osservazioni che introducono la Contemplatio ad amorem, scrive che ยซlโamore รจ da porre piรน nei fatti che nelle paroleยป. Lo sanno bene gli innamorati, che a fronte di numerose e intense parole affettuose, spesso vedono infrangersi il loro amore sugli scogli della realtร , dove si puรฒ scivolare e farsi male.
Lโimbarazzo della scelta
La domanda del dottore della Legge, in questa pagina del Vangelo, fa leva proprio sulla difficoltร di fare sintesi: cosa sceglierร Gesรน? Quale sarร per lui il criterio da seguire per essere felici, quella condizione che per un ebreo coincide con lโobbedienza piena alla Legge del Signore? Come si puรฒ obbedire a tutta la Legge? Ma se non si puรฒ obbedire a tutta la Legge, allora vuol dire che non si puรฒ mai arrivare a essere felici.
Quando uno sceglie, esclude sempre qualcosโaltro. Il dottore della Legge vorrebbe costringere Gesรน nella situazione dellโasino di Buridano, che non sapendo decidere in quale sacco di biada mangiare, alla fine muore di fame.
Il dottore della Legge vuole forse trovare una giustificazione alle sue frustrazioni, cioรจ alla sua personale incapacitร di obbedire a tutto quello che la Legge prevedeva. La Legge infatti comprendeva molti precetti e tutti sembravano ugualmente importanti. ร appunto quella situazione che si presenta anche nella nostra vita: tutto ci sembra importante e urgente e cosรฌ finiamo per rimanere bloccati, incapaci di trovare un punto di partenza.
Una chiave
Gesรน invece ha le idee chiare e riparte proprio dalla Legge: cโรจ una parola infatti che rappresenta la chiave per comprendere tutto il resto, cโรจ un fondamento, un punto di partenza. Gesรน trova questa chiave in Dt 6,4-9 ovvero la preghiera dello Shema (ascolta!) che ogni ebreo recita due volte al giorno. Una preghiera che al contempo รจ anche un comando, come se dicessimo: faโ, o Signore, che io sia capace di compiere quello che tu desideri da me!
Il grande comandamento dunque รจ lโamore: possiamo fare tante chiacchiere, possiamo raggiungere tanti obiettivi, possiamo fare anche tante cose buone, ma se non cโรจ lโamore per Dio, abbiamo sprecato il nostro tempo e non arriveremo a essere veramente felici.
Lโamore per Dio
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Sรฌ, lโamore per Dio, perchรฉ questo amore mi decentra, mi solleva dal ripiegamento su di me. Lโamore per Dio mi ricorda innanzitutto che non sono io il fondamento della mia vita: questa vita lโho ricevuta e sono chiamato ogni giorno a riconsegnarla. Io non mi do la vita, ma la ricevo come dono.
Amare Dio vuol dire anche ritrovarmi come persona: a lui appartiene tutto ciรฒ che sono. Per questo Egli mi chiede di amarlo con tutto il mio essere: cuore, anima, mente. Il cuore รจ il centro della persona, dove sentimenti e pensieri si incontrano, proprio cioรจ dove anima e mente trovano la loro sintesi. Lโanima รจ il luogo dei bisogni, dei desideri e quindi dei sentimenti, la mia affettivitร . La mente รจ il luogo dei pensieri.
Sappiamo bene come possa essere lacerante quando questi aspetti della nostra vita non sono in armonia, quando pur riconoscendo che qualcosa รจ sbagliato, non riusciamo a fare a meno di desiderarlo. Lโamore per Dio lo riconosciamo quando ci sentiamo centrati, quando sentiamo interiormente di essere laddove avremmo voluto essere. Non si puรฒ amare Dio ed essere divisi.
Amore totale
Sebbene il dottore della Legge abbia chiesto a Gesรน solo quale sia il grande comandamento, Gesรน ritiene che lโamore per Dio sia non solo il grande comandamento, ma anche il primo, cioรจ da esso, inevitabilmente, ne scaturisce un altro, che non รจ solo amore per il prossimo, ma un appello innanzitutto ad amare me stesso.
Sรฌ, perchรฉ se non mi amo, se non amo alcuni aspetti di me, se non accolgo anche le mie ferite e i miei lati oscuri, se non accetto la mia storia, difficilmente sarรฒ proteso serenamente verso unโaltra persona. Se non amo me stesso, tenderรฒ a odiare negli altri quello che non apprezzo in me. Se non mi amo come sono, tenderรฒ a invidiare quello che negli altri mi ricorda la mia povertร .
Come dunque sono chiamato ad amare me nella mia totalitร , quella stessa totalitร con cui prima desideravo amare Dio, cosรฌ adesso sono chiamato ad amare lโaltro cosรฌ comโรจ, con i suoi difetti, le sue fragilitร , le sue ombre. Allora potremmo dire di amare veramente. Le parole di Gesรน sono inequivocabilmente un appello alla totalitร : non esiste lโamore a metร , lโamore parziale, lโamore a ore alterne.
E saperlo non basta: il dottore della Legge conosceva giร tutte queste parole, eppure non le viveva. Cosรฌ, tante volte anche noi, pretendiamo di sapere Dio, di conoscerlo, eppure non lo amiamo. E dunque non siamo felici. Conoscere qualcosa su Dio e amarlo non sono la stessa cosa: lโamore si vede nei fatti, non nelle intenzioni.
Leggersi dentro
- Dove si vede nella tua vita il tuo amore per Dio?
- Quali aspetti fai piรน fatica ad amare negli altri?

per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I.
Fonte



