p. Gaetano Piccolo S.I. – Commento al Vangelo di domenica 13 Luglio 2025

Domenica 13 Luglio 2025 - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 10,25-37

Data:

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Narcisisti in corsa

Nellโ€™epoca del narcisismo facciamo fatica a vedere gli altri. Siamo troppo concentrati su noi stessi, sulla nostra immagine e la nostra performance, sui nostri diritti e sulla nostra affermazione personale: vengo sempre prima io e non mi faccio mettere i piedi in testa! 

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Nellโ€™epoca della velocitร  non cโ€™รจ mai tempo per fermarsi e per accorgersi di quello che sta accendendo intorno noi. Non riusciamo piรน a vedere chi sta male, chi chiede aiuto silenziosamente, chi non riesce piรน a gridare. Il nostro viaggio รจ sempre piรน importante. Questa involuzione antropologica non tradisce solo il messaggio del Vangelo, che insiste sulla compassione e sul dono di sรฉ, ma impedisce anche la nostra piena realizzazione come persone: noi ci realizziamo pienamente solo nel momento in cui cresciamo nellโ€™amore, solo quando guardiamo fuori di noi, solo quando diventiamo dono per qualcuno. La vita umana รจ fatta per generare non per rimanere chiusa dentro il guscio dellโ€™io. 

Ripiegati e soli

La parabola, raccontata da Gesรน al dottore della Legge nel Vangelo di Luca, ha soprattutto lo scopo di aiutarlo a crescere in umanitร . Questโ€™uomo ha svilito la sua umanitร  perchรฉ si รจ perso dietro al tentativo di affermare se stesso ingannando gli altri: vuole mettere alla prova Gesรน, perchรฉ in fondo questo รจ diventato il suo stile di vita. Ridicolizzare, mettere in difficoltร , dimostrare che รจ piรน furbo. 

Oggi siamo ancora lรฌ, basta guardarsi intorno per accorgersi quanto questo modo di interagire con gli altri sia diffuso e accettato. Ma questโ€™uomo si รจ perso anche nella sua solitudine: non sa piรน chi sia il suo prossimo, cioรจ non riconosce piรน chi gli sta vicino. รˆ lโ€™unica cosa che chiede a Gesรน, ammettendo di non capire: ยซe chi รจ il mio prossimo?ยป.

รˆ cosรฌ abituato a vedere solo se stesso da sorprendersi che esista qualcuno che sta vicino a lui. Gesรน lo invita a uscire dal suo io e a porsi una domanda diversa: non si tratta di capire chi mi sta vicino, ma di uscire per essere vicino a qualcuno. Questโ€™uomo รจ in fondo come un bambino che non si sente amato, perchรฉ gli sembra che nessuno sia vicino a lui. Gesรน lo aiuta a capire che per sperimentare lโ€™amore occorre andare verso gli altri, senza rimanere sempre e solo ad aspettare che gli altri si ricordino di noi.

Gli incroci della vita

Per aiutarlo a percorrere questo itinerario di conversione, Gesรน gli racconta una parabola. Lo sfondo del racconto รจ una strada, simbolo di quel viaggio che rappresenta la vita di ciascuno di noi. Ma la strada รจ fatta anche di incroci dove la nostra vita attraversa quella degli altri. 

Un sacerdote e un levita scendono infatti da Gerusalemme a Gerico, dal Tempio agli abissi. รˆ probabile che Luca alluda al fatto che a Gerusalemme il sacerdote e il levita hanno trascorso il loro turno di servizio nel Tempio a contatto con il sacro. Eppure, quando la loro vita si incrocia con quella di un uomo lasciato mezzo morto sulla strada vedono, ma non si fermano, come per dire che culto e compassione non vanno necessariamente insieme. Non cโ€™รจ un automatismo. Nonostante la nostra frequentazione delle cose sacre, non รจ detto che automaticamente questo ci renda persone capaci di compassione.

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Questione di umanitร 

Al contrario un samaritano che percorre quella strada, certamente non per motivi religiosi, perchรฉ i samaritani celebrano il loro culto sul Garizim, si ferma davanti a questโ€™uomo ferito dalla vita. Lโ€™uomo mezzo morto non dice nulla, quindi non รจ possibile capire chi sia, a quale etnia appartenga. Ci viene presentato semplicemente come un uomo, perchรฉ questo basta allโ€™amore. Quello che ci spinge a fermarci รจ lโ€™umanitร . 

Prendersi cura

Il samaritano si prende cura dellโ€™uomo mezzo morto con dei gesti concreti: si fa vicino, cura le ferite, lo solleva, lo accompagna, lo affida a chi si puรฒ prendere cura di lui. Paga per lui: due denari ovvero due giornate di lavoro. Nรฉ poco nรฉ molto. รˆ quanto basta in quel momento. Non siamo chiamati a fare sempre i supereroi! Il samaritano non se ne lava le mani dopo essersi messo a posto la coscienza: non รจ semplicemente la buona azione quotidiana, fatta piรน per me che per lโ€™altro. Il samaritano pensa anche al futuro: si impegna anche per domani: ยซAbbi cura di lui; ciรฒ che spenderai in piรน, te lo pagherรฒ al mio ritornoยป. Non sempre siamo chiamati a essere il samaritano, forse oggi siamo lโ€™albergatore, che per un poโ€™ di tempo รจ chiamato a prendersi cura di qualcuno. 

Capaci di fermarsi

Alla fine di questo racconto, nasce in noi la domanda: ยซe io, sarรฒ capace di fermarmi?ยป, che vuol dire: ยซe io, sono umano?ยป. Credo che riusciremo forse a fermarci solo quando avremo capito che lโ€™uomo mezzo morto sulla strada prima di tutto siamo noi. E Gesรน, buon samaritano, tante volte si รจ fermato per prendersi cura di noi. Chi non lo capisce, non si ferma.

Leggersi dentro

  • Ricordo dei momenti della vita in cui ero ferito, abbattuto, e il Signore si รจ preso cura di me?
  • Sono capace di andare incontro agli altri o aspetto sempre che gli altri pensino a me?

Per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I. – Fonte

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