Cammini
Quando siamo delusi, feriti o arrabbiati, facciamo fatica a vedere una speranza, a credere che si possa ricominciare. Al contrario, ci chiudiamo in noi stessi, rimuginiamo sugli errori commessi, forse cerchiamo un colpevole e ci arrovelliamo sui se, sulle alternative della storia che oggi non sono piรน possibili.
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I testi che formano i racconti di risurrezione non ci parlano mai di discepoli che immediatamente credono o che si convincono repentinamente che Gesรน sia risorto. Anzi, vediamo dei cammini, vediamo una ricerca, vediamo un passaggio dallโincredulitร a un tentativo di diventare credenti. Credo che qui in fondo troviamo il cammino a cui รจ chiamato il discepolo di ogni tempo.
Porte chiuse
Nel Vangelo di questa domenica per esempio lโimmagine che si ripete รจ quella delle porte chiuse del Cenacolo. Il primo giorno della risurrezione รจ passato, รจ ormai sera, lโannuncio รจ stato portato, eppure i discepoli sono ancora chiusi dentro. Il luogo in cui si trovano รจ il Cenacolo, cioรจ lร dove Gesรน ha consegnato la sua vita per amore. Eppure, tutto sembra inutile. La paura li atterrisce.
Il Cenacolo somiglia alla nostra vita, al nostro cuore, lร dove il Signore ci ha parlato, si รจ consegnato a noi, ci ha fatto sperimentare tante volte la sua presenza. Eppure, proprio come il Cenacolo, il nostro cuore ha le porte chiuse, forse proprio per paura. ร un cuore che non si lascia andare alla speranza, un cuore diffidente, un cuore che in fondo non crede che Gesรน รจ il Signore.
Ma proprio come davanti alle porte chiuse del Cenacolo, cosรฌ davanti alle porte chiuse del nostro cuore, Gesรน non si rassegna. Entra lo stesso e sta in mezzo, al centro, cioรจ riprende quel posto dal quale il timore, la rabbia e la delusione lo hanno espropriato.
Ferite
Unโaltra caratteristica dei racconti di risurrezione รจ la fatica dei discepoli a riconoscere Gesรน. ร cosรฌ anche per noi: quando siamo concentrati sulle nostre paure, difficilmente riusciamo ad accorgerci che il Signore ci รจ accanto. Gesรน si fa riconoscere e lo fa in un modo molto preciso: mostra le sue ferite, le mani perforate dai chiodi della croce e il fianco squarciato dalla lancia. Sono i segni della sua sofferenza, perchรฉ le ferite, anche le nostre, non sono mai inutili, ma dicono chi siamo. Il nostro dolore รจ la nostra storia. Le nostre ferite dicono come abbiamo amato. Gesรน non si vergogna e non nasconde lโumiliazione e il disprezzo che ha subito.
Segni dellโincontro
Lโincontro con Gesรน risorto suscita finalmente la gioia nei discepoli. Quel sentimento รจ il segno dellโincontro. Ma anche questo mi interroga, perchรฉ mi chiedo se noi cristiani siamo uomini e donne che esprimono gioia. Come vedremo, questo testo insiste molto sulla mancata testimonianza di coloro che hanno incontrato Gesรน. E proprio il fatto che non si vedano nel volto e nelle parole dei discepoli i segni dellโincontro con Gesรน, impedisce ad altri di credere nella risurrezione. Quando gli altri ci guardano, dunque, vedono che abbiamo incontrato il Signore risorto?
Gesรน ripete in questo testo per tre volte (due nel primo incontro e una volta ancora alla presenza di Tommaso) lโaugurio della pace, lo shalom, lโaugurio di una vita piena. ร come se i discepoli facessero fatica ad accogliere quellโaugurio, come se in fondo non lo ritenessero possibile.
Nonostante questa fatica a credere, nonostante le paure e la diffidenza, Gesรน non esita ad affidare a questi discepoli impreparati la missione fondamentale: accogliere lo Spirito santo per portare nel mondo il perdono.
Qual รจ dunque la missione che il Signore continua ad affidarci? Non quella di giudicare, ma la missione di perdonare, cioรจ diventare operai della misericordia. ร cosรฌ che si cambia il mondo, aiutando a perdonare, a ricostruire le relazioni, a rinnovare la fiducia reciproca.
Dubbi legittimi
Tutto questo lo possiamo raccontare, ma se non lo si vede, se non si vedono i frutti, รจ difficile credere che sia veramente successo. Tommaso qui รจ lโimmagine di tutte quelle persone che non riescono a credere perchรฉ cโรจ una comunitร che non vive quello che dice: i discepoli dicono di aver incontrato il Risorto, eppure otto giorni dopo le porte del Cenacolo sono ancora chiuse. Non รจ cambiato nulla. Hanno ancora paura, sono ancora pieni di sfiducia. Come puรฒ Tommaso credere che hanno incontrato Gesรน? E a cosa sarebbe servito quellโincontro se non ha cambiato la vita dei discepoli?
Tommaso รจ detto Didimo, cioรจ doppio o gemello. E infatti รจ ambivalente perchรฉ un poโ non crede e un poโ crede, un poโ sta fuori dalla comunitร un poโ ci ritorna. ร gemello allora di ognuno di noi, perchรฉ tutti noi facciamo fatica a credere e a restare con costanza dentro il perimetro e le relazioni della comunitร . Siamo sempre animati dai dubbi e siamo sempre in cerca di autonomia.
Ma Gesรน รจ paziente anche e soprattutto con chi fa fatica a credere. Nonostante le porte siano ancora chiuse, Gesรน entra nel nostro cuore e ancora una volta si pone in mezzo, riprendendo il posto che gli spetta. E invita anche Tommaso a mettere il dito nella piaga, cioรจ si fa vedere cosรฌ comโรจ: quelle ferite sono una parola chiara, dicono che anche Tommaso รจ amato fino alla morte. Gesรน mostra proprio a lui quelle piaghe, per dire a Tommaso e a ciascuno di noi: sono morto proprio per te!
Riaprire
Siamo felici nel momento in cui ci fidiamo di questa testimonianza. Voler vedere quelle piaghe significa che ancora non abbiamo capito in fondo al cuore che Gesรน ha dato la vita per ciascuno di noi. Ma anche se ancora non riusciamo a credere, non dobbiamo disperare, perchรฉ Gesรน non si spaventa e non banalizza la nostra incredulitร . Verrร ancora, anche per noi, e ci accompagnerร in questo percorso di fede che ci conduce a riaprire le porte del nostro cuore.
Leggersi dentro
- Se il Cenacolo fosse unโimmagine del tuo cuore, in che condizioni sarebbero le sue porte?
- A che punto รจ il tuo cammino di fede in Gesรน?

Fonte
