p. Fernando Armellini – Commento al Vangelo del 25 Ottobre 2020

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Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 25 ottobre 2020.
Se sei interessato a tutti i sui commenti al Vangelo, puoi leggerli qui.

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Chi ama lโ€™uomo incontra Dio

Solitudine, silenzio, ascesi sono necessari per creare un clima favorevole alla contemplazione, alla โ€œvita interioreโ€, allโ€™incontro con Dio, ma divengono segni di patologie se allontanano dagli uomini, se portano al disinteresse per i fratelli. La contrapposizione fra lโ€™amore per lโ€™uomo e il culto a Dio รจ fondata su miti pagani, non deriva dal vangelo.

Amico degli uomini, Prometeo aveva insegnato loro i numeri, le lettere, lโ€™arte di domesticare gli animali, lโ€™agricoltura, la navigazione, la lavorazione dei metalli; era salito sullโ€™Olimpo per rubare il fuoco agli dรจi e portarlo sulla terra, per questo Zeus lo aveva fatto incatenare ad una roccia del Caucaso e aveva ordinato a un avvoltoio di dilaniargli eternamente le carni. Cosรฌ il signore degli dรจi sfogava il suo rancore contro colui che, per aver beneficato gli uomini, si era inimicato i numi.

Nulla รจ piรน contrario al messaggio biblico. Ogni promozione, ogni crescita dellโ€™uomo realizza il progetto di Dio: โ€œNoi amiamo, perchรฉ egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: โ€˜Io amo Dioโ€™, e odiasse il proprio fratello, รจ un mentitore. Chi infatti non ama il fratello che vede, non puรฒ amare Dio che non vede. Questo รจ il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratelloโ€ (1 Gv 4,19-21).

Con ragione, partendo da una prospettiva biblica, Prometeo รจ stato definito โ€œlโ€™uomo secondo il cuore di Dioโ€; il Signore infatti ha insegnato al suo popolo โ€œche il giusto deve amare gli uominiโ€ (Sap 12,19).

Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โ€œChi non ama il fratello che vede, non puรฒ amare Dio che non vedeโ€.

Prima Lettura (Es 22,20-26)

20 Non molesterai il forestiero nรฉ lo opprimerai, perchรฉ voi siete stati forestieri nel paese dโ€™Egitto.
21 Non maltratterai la vedova o lโ€™orfano. 22 Se tu lo maltratti, quando invocherร  da me lโ€™aiuto, io ascolterรฒ il suo grido, 23 la mia collera si accenderร  e vi farรฒ morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
24 Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, allโ€™indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
25 Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, 26 perchรฉ รจ la sua sola coperta, รจ il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherร  da me lโ€™aiuto, io ascolterรฒ il suo grido, perchรฉ io sono pietoso.

Anticamente non cโ€™erano ambasciate per proteggere i cittadini residenti allโ€™estero. Coloro che, a causa di guerre, di calamitร  naturali o per motivi di lavoro, erano costretti ad abbandonare la propria terra, la propria tribรน o il proprio clan andavano spesso incontro a soprusi, ingiustizie, malversazioni. Abusare degli stranieri, sottoporli a lavori gravosi e umilianti, ridurli in schiavitรน era, presso molti popoli, la prassi abituale. Nulla di tutto questo in Israele, dove la legge proibiva, in modo severo, di compiere ingiustizie nei confronti di queste persone indifese. Nellโ€™AT Dio ammonisce frequentemente: โ€œNon molestare lo stranieroโ€ (Es 23,9) e โ€“ come avviene nel brano riportato nella lettura di oggi โ€“ aggiunge anche la motivazione: โ€œAma il forestiero, perchรฉ anche tu sei stato forestiero nel paese dโ€™Egittoโ€ (Dt 10,17-19).

Gli israeliti si sentivano intimamente solidali con gli stranieri perchรฉ, lungo i secoli, avevano ripetutamente fatto la drammatica esperienza dellโ€™esilio. La loro professione di fede inizia infatti: โ€œMio padre era un arameo errante; scese in Egitto e vi stette come forestieroโ€ (Dt 26,5).

La raccomandazione della lettura โ€œnon molesterai il forestiero, nรฉ lo opprimeraiโ€ รจ la denuncia di ogni discriminazione derivante dallโ€™appartenenza a una razza, a unโ€™etnia, a un gruppo sociale diversi. Poi continua: โ€œNon maltratterai la vedova o lโ€™orfanoโ€ฆโ€ (vv. 21-23).

Di nuovo siamo di fronte a persone prive di protezione: la moglie senza marito e i figli senza genitori divengono facilmente vittime di abusi. In loro difesa si alza Dio, โ€œpadre degli orfani e difensore delle vedoveโ€ (Sal 68,6), colui che โ€œprotegge lo straniero, sostiene lโ€™orfano e la vedovaโ€ (Sal 146,9).

Come si prende cura di queste persone? Anzitutto impartendo al suo popolo disposizioni come questa: โ€œQuando facendo la mietitura del tuo campo, vi avrai dimenticato qualche mannello, non tornerai indietro a prenderlo; sarร  per il forestiero, per lโ€™orfano e per la vedova. Quando bacchierai i tuoi ulivi, non tornerai indietro a ripassare i rami: saranno per il forestiero, per lโ€™orfano e per la vedova. Quando vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare: sarร  per il forestiero, per lโ€™orfano e per la vedova. Ricordati che sei stato schiavo nel paese dโ€™Egittoโ€ (Dt 24,19-21).

A proposito di questa norma, i rabbini osservavano: tutti gli altri precetti sono stati dati dallโ€™Onnipotente perchรฉ li osservassimo consapevolmente, ma questo รจ un precetto che noi adempiamo inconsciamente. Facendo dimenticare qualcosa al contadino, il Signore sfama lo straniero, lโ€™orfano e la vedova.

Maltrattare queste persone indifese significa provocare la collera di Dio che โ€“ applicando il principio dellโ€™occhio per occhio, dente per dente โ€“ promette di far morire di spada i responsabili e di rendere le loro mogli vedove e i loro figli orfani (v.23).

La scelta dellโ€™autore sacro di attribuire al Signore la pratica della legge del taglione รจ quanto mai ardita. Lโ€™immagine perรฒ รจ efficace: serve a inculcare lโ€™idea che il Dio dโ€™Israele non รจ come gli dรจi pagani che gioivano del profumo degli incensi ed erano placati dallโ€™offerta di olocausti; egli รจ il vindice (anche questa โ€“ sia chiaro โ€“ รจ solo unโ€™immagine!) dei poveri e degli oppressi. โ€œChi opprime il povero โ€“ diranno i saggi dโ€™Israele โ€“ offende il suo creatoreโ€ (Pr 14,31).

La lettura continua con la proibizione del prestito a interesse (v. 24). Il termine ebraico che traduciamo con interesse รจ nรฉshek, che letteralmente significa morso. Facile intuire la ragione per cui il Signore โ€“ che difende la causa dei miseri e il diritto dei poveri (Sal 140,11) โ€“ condanni ripetutamente e con severitร  ogni prestito di denaro o di beni dietro compenso: โ€œSe tuo fratello che รจ presso di te cade in miseria ed รจ privo di mezzi, aiutalo, come un forestiero e inquilino, perchรฉ possa vivere presso di te. Non prendere da lui interessi, nรฉ utili; ma temi il tuo Dio e fa vivere tuo fratello presso di te. Non gli presterai il denaro a interesse, nรฉ gli darai il vitto a usura. Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal paese dโ€™Egittoโ€ (Lv 25,35-38).

Commovente, infine, รจ lโ€™ultimo caso preso in considerazione, quello del povero che, per non morire di fame, รจ costretto a consegnare in pegno il proprio mantello (v. 25). Era la cappa senza maniche e dai lembi arrotondati che veniva infilata da sopra la testa e che il povero portava con sรฉ ovunque, come unica copertura. Dio stabilisce che, prima di sera, gli venga riconsegnato, senza condizioni, altrimenti non gli rimarrebbe nulla su cui coricarsi e in cui avvolgersi per dormire. Se, privo del suo mantello, durante la notte il povero gemesse per il freddo, io โ€“ dice il Signore โ€“ ascolterei il suo lamento, presterei ascolto alla sua richiesta di aiuto e interverrei in suo favore, โ€œperchรฉ io sono pietosoโ€.

Seconda Lettura (1 Ts 1,5c-10)

5 Ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
6 E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione, 7 cosรฌ da diventare modello a tutti i credenti che sono nella Macedonia e nellโ€™Acaia. 8 Infatti la parola del Signore riecheggia per mezzo vostro non soltanto in Macedonia e nellโ€™Acaia, ma la fama della vostra fede in Dio si รจ diffusa dappertutto, di modo che non abbiamo piรน bisogno di parlarne. 9 Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio, allontanandovi dagli idoli, per servire al Dio vivo e vero 10 e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesรน, che ci libera dallโ€™ira ventura.

Dopo aver affermato che la nascita e lo sviluppo della comunitร  di Tessalonica confermano che, attraverso la predicazione del vangelo, si rende presente e opera la potenza di Dio (1 Ts 1,5ab), Paolo dichiara che anche la vita irreprensibile sua, di Sila e di Timoteo ha dato unโ€™importante testimonianza in favore dellโ€™autenticitร  del messaggio evangelico (v. 5c).

Divenendo imitatori dei tre apostoli e condividendo il loro coraggio e la loro fermezza di fronte agli attacchi delle forze del male, i tessalonicesi sono divenuti, a loro volta, modelli per le chiese della Macedonia e dellโ€™Acaia (vv. 6-7).

A questo punto Paolo si lascia prendere dalla gioia e dallโ€™entusiasmo e, in forma iperbolica, esprime la sua profonda stima per la comunitร  di Tessalonica: โ€œLa fama della vostra fede โ€“ dice โ€“ si รจ diffusa dappertutto, di modo che non abbiamo piรน bisogno di parlarneโ€ (v. 8).

Lโ€™ultima parte del brano (vv. 9-10) descrive la conversione dei cristiani di Tessalonica: erano pagani, rendevano culto a idoli inerti e falsi, ora si sono allontanati dal male e si sono accostati allโ€™unico Dio fedele e datore della vita. Avendo scelto di seguire Cristo, non devono temere il giudizio futuro che il Signore pronuncerร  su di loro: sarร  certamente favorevole, come lo รจ ora quello dellโ€™Apostolo.

Vangelo (Mt 22,34-40)

34 I farisei, udito che Gesรนย  aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogรฒ per metterlo alla prova: 36 โ€œMaestro, qual รจ il piรน grande comandamento della legge?โ€.
37 Gli rispose: โ€œAmerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo รจ il piรน grande e il primo dei comandamenti. 39 E il secondo รจ simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profetiโ€.

I rabbini del tempo di Gesรน, studiando la Bibbia, erano giunti a scoprirvi 613 comandamenti, di cui 365 (come i giorni dellโ€™anno) negativi, cioรจ azioni proibite e 248 (come le membra del corpo umano) positivi, cioรจ opere da compiere. Le donne erano tenute ad osservare solo i precetti negativi. Poveri โ€œcatechistiโ€! Spiegando un comandamento al giorno, avrebbero impiegato quasi due anni per insegnarli tutti e, alla fine, i primi sarebbero certo giร  stati dimenticati. Se era difficile impararli, si puรฒ immaginare quanto fosse complicato osservarli; evitare i peccati era praticamente impossibile. La gente del popolo, che non era in grado di apprendere le sottili distinzioni e lโ€™interminabile casistica della morale, era disprezzata dagli scribi: โ€œQuesta gente che non conosce la legge รจ maledettaโ€, affermava Caifa (Gv 7,49).

Gesรน considera questa congerie di norme un giogo pesante che opprime e stanca, toglie il respiro e la gioia di vivere (Mt 11,28). โ€œGuai a voi โ€“ ammonisce i dottori della legge โ€“ che caricate gli uomini di pesi insopportabiliโ€ (Lc 11,46).

Un giorno uno di questi scribi, forse un poโ€™ risentito, gli sโ€™avvicina in modo ostile e, per tentarlo, gli chiede: โ€œQual รจ il comandamento grande della legge?โ€ (v.36). Intende dire: tutti i 613 precetti sono grandi e importanti e devono essere osservati con il massimo impegno; sono un giogo, ma โ€œรจ bene per lโ€™uomo portarlo fin dalla giovinezzaโ€ (Lam 3,27). Come osi dunque definirli โ€œpesi insopportabiliโ€, intendi forse annullare parte della legge (Mt 5,17-20)?

Non tutti i rabbini erano cosรฌ rigidi, molti operavano una distinzione fra precetti gravi e leggeri e sentivano anche il bisogno di fare una sintesi, di trovarne uno che li unificasse. Il testo cui facevano riferimento era il famoso Shemaโ€™ Israel che ogni giorno, il mattino e la sera, ogni israelita recitava e che Gesรน stesso cita: โ€œAmerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta lโ€™anima e con tutte le forzeโ€ (Dt 6,5).

Cโ€™era anche chi poneva al primo posto lโ€™amore del prossimo. Si racconta che un giorno fu chiesto a Hillel โ€“ un famoso rabbino vissuto pochi anni prima di Cristo โ€“ di insegnare tutta la Torร h nel tempo in cui fosse riuscito a reggersi su una sola gamba. Hillel rispose: โ€œCiรฒ che a te non piace, non farlo al tuo prossimo! Questa รจ tutta la legge, il resto รจ commentoโ€.

Filone โ€“ il filosofo e letterato giudeo, contemporaneo di Gesรน, vissuto ad Alessandria dโ€™Egitto โ€“ riteneva che tutta la legge si riassumesse nel decalogo e che questo potesse essere a sua volta sintetizzato nellโ€™amore a Dio e al prossimo.

Non cโ€™รจ dunque alcuna novitร  nella risposta di Gesรน?

Esaminiamo le sue parole. Il comandamento grande, il primo, รจ lโ€™amore a Dio che deve coinvolgere tre facoltร : il cuore, lโ€™anima, la mente.

Dio anzitutto va amato con cuore indiviso (con tutto il cuore). Oggi parliamo di credenti e di atei, ma nei tempi biblici questa distinzione non avrebbe avuto alcun senso perchรฉ gli atei non esistevano; la discriminazione era fra credenti e idolatri, fra coloro che amavano il Dio vivo e vero e coloro che si affidavano agli dรจi morti e ingannevoli. Oggi ci sono credenti, cโ€™รจ gente di chiesa, ci sono fedeli che adempiono tutte le pratiche religiose, ma contemporaneamente adorano il conto in banca, la posizione sociale, i titoli onorifici, la carriera, il potere, le proprie ambizioni. Costoro hanno certamente โ€œil cuore divisoโ€, non amano con tutto il cuore, come Gesรน pretende.

Con tutta la vita (lโ€™anima). Al credente รจ richiesta la disponibilitร  a sacrificare tutto (denaro, interessi, legami affettivi, diritti) e perfino il coraggio di affrontare il martirio, pur di non venir meno alla propria fede. Amare Dio, accordargli fiducia puรฒ comportare โ€“ e accade spesso โ€“ la necessitร  di fare scelte e rinunce eroiche. In tal caso, non รจ lecito ricorrere a sotterfugi e mistificazioni; non possono essere accettate per sรฉ, nรฉ suggerite ad altri, soluzioni di compromesso.

Con tutta la mente. Anche lโ€™aspetto razionale fa parte dellโ€™amore verso Dio. Le emozioni non possono essere oggetto di un comandamento, puรฒ esserlo invece la richiesta di impegnare tutto lโ€™intelletto nella ricerca del Signore e della sua volontร . Chi si interessa di futilitร , chi dedica piรน tempo ad argomenti frivoli, a pettegolezzi sui divi piuttosto che allo studio della parola di Dio, chi ignora le problematiche teologiche e morali attuali, chi non si impegna ad approfondire le ragioni della propria fede รจ ben poco coinvolto nellโ€™amore di Dio.

Fin qui nulla di nuovo rispetto alla fede giudaica, se non il fatto (fondamentale per un cristiano) che la scoperta del volto di Dio e della sua volontร  passano attraverso la rivelazione che viene da Cristo e che lโ€™amore a Dio รจ frutto del dono del suo Spirito.

Dopo avere enunciato qual รจ il grande comandamento, Gesรน aggiunge che questo รจ anche il primo. Fa questa specificazione per introdurre il secondo, che รจ simile al primo: โ€œAmerai il prossimo tuo come te stessoโ€ (v. 39) e qui cominciano le novitร  piรน evidenti.

La qualifica di โ€œsimileโ€ โ€“ homoia in greco significa ugualmente grande, ugualmente importante, uguale a โ€“ conferisce allโ€™amore per lโ€™uomo lo stesso valore che allโ€™amore verso Dio: solo Gesรน ha collocato i due comandamenti sullo stesso piano, ha conferito loro pari valore.

Nella succitata risposta di Hillel abbiamo certamente percepito il richiamo a un invito rivolto da Gesรน ai discepoli: โ€œTutto ciรฒ che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa รจ tutta la legge ed i profetiโ€ (Mt 7,12). Abbiamo di sicuro notato anche la differenza: Gesรน ha volto in positivo (faโ€ฆ) la raccomandazione che Hillel aveva formulato in negativo (non fareโ€ฆ). Il Maestro ha preso le mosse dalle riflessioni dei piรน saggi fra i rabbini per comunicare la luce piena del suo messaggio.

Anche nel richiamo al comandamento dellโ€™amore al prossimo ha usato lo stesso procedimento. Si รจ rifatto โ€“ come i rabbini โ€“ a un testo biblico spesso citato: โ€œNon ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stessoโ€ (Lv 19,18), ma ha conferito al precetto una prospettiva nuova, una dimensione sconfinata. Per lโ€™israelita โ€œprossimoโ€ erano i figli del suo popolo; per Gesรน รจ ogni uomo, anche il nemico (Mt 5,43-48).

Lโ€™affermazione conclusiva โ€“ โ€œDa questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profetiโ€ (v. 40), va interpretata, dunque, tenendo presente espressioni simili usate dai rabbini. Questi due comandamenti sono il punto di riferimento di qualunque norma, devono essere presi come criteri di giudizio per valutare ogni precetto: tutte le leggi sono buone se sono espressione di amore, vanno rifiutate se si oppongono, se sono un intralcio al bene dellโ€™uomo.

Rimane un ultimo punto da chiarire: il rapporto fra lโ€™amore a Dio e lโ€™amore al prossimo.

Notiamo che negli autori del NT cโ€™รจ una progressiva tendenza a unificare i due comandamenti. Marco, il primo degli evangelisti, parla di primo e di secondo comandamento; dopo di lui, Matteo riprende la stessa espressione, ma vi aggiunge: il secondo รจ simile, cioรจ equivale al primo; Luca non accenna a un primo e ad un secondo comandamento, ma li unisce in uno solo (Lc 10,25-28); Giovanni ricorda le parole di Gesรน che parla di un solo comandamento: โ€œVi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, cosรฌ amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altriโ€ (Gv 13,34-35).

In seguito e in tutto il resto del NT non si accenna piรน a due comandamenti, ma a uno solo, lโ€™amore allโ€™uomo. โ€œTutta la legge โ€“ ricorda Paolo โ€“ trova la sua pienezza in un solo precetto: Ama il prossimo come te stesso!โ€ (Gal 5,14) e, scrivendo ai romani, raccomanda: โ€œNon abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perchรฉ chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Lโ€™amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge รจ lโ€™amore (Rm 13, 8-10).

Sappiamo cosa significa amare lโ€™uomo, anche se non sempre รจ facile stabilire come questo amore possa essere concretizzato. Ma come si fa ad amare Dio?

Se si continuano a mantenere separati i due comandamenti, si corre il rischio di mettere Dio e il prossimo in competizione e di pensare che essi si contendano il cuore dellโ€™uomo, il suo tempo, i suoi pensieri, i suoi interessi, cosรฌ che ciรฒ che รจ dato allโ€™uno รจ tolto allโ€™altro. Amare Dio non significa sottrarre qualcosa allโ€™uomo per darlo a Dio. Erano gli dรจi pagani che avevano creato gli uomini per essere da loro serviti mediante offerte, sacrifici, prostrazioni. Il Dio di Gesรน non ha mai chiesto nulla per sรฉ, รจ lui che si pone a servizio dellโ€™uomo, fino a chinarsi per lavargli i piedi e chiede a noi di fare altrettanto: โ€œSe Dio ci ha amato โ€“ dice Giovanni โ€“ anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altriโ€ (1 Gv 4,11).

Amare questo Dio significa assimilare i suoi sentimenti nei confronti dellโ€™uomo, significa amare lโ€™orfano, la vedova e lo straniero, come Dio li ama e li protegge.

La connessione fra i due comandamenti era stata notata da vari rabbini. Qualcuno perรฒ ha anche intuito la ragione per cui essi si richiamano reciprocamente, ragione sublime che facciamo nostra: lโ€™amore per lโ€™uomo รจ ancora amore rivolto a Dio, perchรฉ รจ diretto alla sua immagine (Gn 1,27).


AUTORE: p. Fernando Armellini
FONTE: Settimana News
SITO WEB: http://www.settimananews.it

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