Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 18 giugno 2023.
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Primogenito. Responsabilitร non privilegio
โNon andate fra i pagani e non entrate nelle cittร dei samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa dโIsraeleโ (Mt 10,5-6). Una strana ingiunzione questa che Gesรน dร ai suoi discepoli prima di inviarli in missione. Che significa? ร un cedimento ai pregiudizi e al particolarismo esclusivista coltivati dalla maggioranza del suo popolo? Se cosรฌ fosse, sarebbe inconciliabile con lโordine che si trova alla fine del vangelo: โAndate nel mondo intero, fate discepole tutte le gentiโ (Mt 28,19).
ร invece lโespressione della strategia di Dio: per far giungere la salvezza a tutti i popoli, il Signore si รจ scelto Israele, โil suo figlio primogenitoโ (Es 4,22), e lo ha costituito nel mondo come segno delle sue premure e delle sue attenzioni; lo ha voluto santo per manifestare a tutti i popoli la sua santitร ; lo ha reso โluce delle nazioni per portare la sua salvezza fino alle estremitร della terraโ (Is 49,6).
โDio non ha ripudiato il suo popoloโ (Rm 11,2), โi doni e la chiamata di Dio sono irrevocabiliโ (Rm 11,29). Gesรน รจ in sintonia con la pedagogia di Dio: si prende cura anzitutto di Israele (Mt 15,24) perchรฉ possa adempiere la sua missione di mediatore della salvezza.
Oggi รจ la comunitร cristiana il popolo depositario delle promesse e dellโalleanza fra Dio e lโumanitร . La chiesa, chiamata a santificare il mondo, deve anzitutto santificare se stessa; incaricata di proclamare la libertร , lโuguaglianza, la pace, il rispetto della persona, deve vivere al suo interno questi valori; destinata ad essere cittร posta sul monte e lucerna che illumina la casa, ha bisogno di lasciarsi illuminare, per prima, dalla parola del suo Signore.
Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โSiamo il popolo che il Signore ha scelto per essere luce del mondoโ.
Prima Lettura (Es 19,2-6a)
2ย Levato lโaccampamento da Refidim, arrivarono al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampรฒ davanti al monte.
3ย Mosรจ salรฌ verso Dio e il Signore lo chiamรฒ dal monte, dicendo: โQuesto dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli israeliti:ย 4ย Voi stessi avete visto ciรฒ che io ho fatto allโEgitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me.ย 5ย Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietร tra tutti i popoli, perchรฉ mia รจ tutta la terra!ย 6ย Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santaโ.
Dopo la liberazione dallโEgitto, gli israeliti camminarono nel deserto finchรฉ, dopo tre mesi, arrivarono al monte Sinai. Lรฌ il Signore stipulรฒ con loro unโalleanza.
Fare alleanza รจ come firmare un contratto, รจ la promessa di rimanere fedeli a un impegno liberamente assunto di fronte a testimoni.
La lettura di oggi riferisce le parole con cui Dio ha proposto agli israeliti di stringere alleanza con lui. Per convincerli, ricorda anzitutto ciรฒ che ha fatto per loro in passato: li ha liberati dalla schiavitรน dโEgitto e, come unโaquila che, con le sue ali potenti, trasporta al sicuro i suoi piccoli, li ha condotti fra le montagne del deserto (v. 4).
Dopo questa autopresentazione, fa la sua proposta, elenca le condizioni del patto e le promesse: se vorrete ascoltare la mia voce, se sarete fedeli alla mia alleanza, voi diverrete il popolo che io proteggerรฒ in ogni situazione, sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa (vv. 5-6).
Queste ultime parole ci interessano in modo particolare perchรฉ sono collegate con il vangelo di oggi. Israele doveva essere โsantoโ cioรจ, โseparatoโ dagli altri popoli e riservato al suo Dio. Questo non significa che doveva rimanere materialmente โisolatoโ, ma che doveva essere diverso dai pagani per la sua vita religiosa e morale. Sarebbe stato anche un popolo di sacerdoti perchรฉ ognuno, con la propria vita, avrebbe reso culto al Signore.
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Ciรฒ che รจ accaduto a Israele รจ lโimmagine di ciรฒ che avviene nel nuovo popolo di Dio, la chiesa. Il vangelo di oggi ci parlerร dellโinizio di questo nuovo popolo con la chiamata e lโinvio dei dodici apostoli.
Seconda Lettura (Rm 5,6-11)
6ย Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morรฌ per gli empi nel tempo stabilito.ย 7ย Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci puรฒ essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene.ย 8ย Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perchรฉ, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo รจ morto per noi.ย 9ย A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dallโira per mezzo di lui.ย 10ย Se infatti, quandโeravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto piรน ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.ย 11ย Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesรน Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione.
Due domeniche fa abbiamo introdotto il difficile tema della giustificazione. Dicevamo che essa non si riduce a un colpo di spugna che pulisce dai peccati, ma consiste nel dono di un cuore nuovo, nellโeffusione dello Spirito, nellโimpulso interiore che porta irresistibilmente al bene. Da questa giustificazione deriva โun comportamento di vita del tutto nuovoโ (Rm 6,3). Nel battesimo il cristiano โsi รจ spogliato dellโuomo vecchio che si corrompe, sedotto dalle sue passioni ingannatrici e si รจ rivestito dellโuomo nuovo, creato ad immagine di Dioโ (Ef 4,24).
In realtร perรฒ, chi puรฒ affermare di aver fatto realmente questa esperienza? Chi sente questo stimolo intimo a vivere secondo Cristo? Non verifichiamo forse, anche dopo il battesimo, che continuano le miserie morali?
Di fronte a questa constatazione, viene da concludere che qualcosa non sta andando per il verso giusto: o la giustificazione non รจ avvenuta o il Signore ci ha abbandonato e la nostra speranza di salvezza non ha alcun fondamento solido.
Nella lettura di oggi Paolo risponde: la nostra speranza non verrร delusa perchรฉ non รจ fondata sulle nostre opere buone, sulle nostre capacitร , sulla nostra fedeltร , ma sullโamore indefettibile di Dio (v. 6). Quando egli inizia unโopera di salvezza, non la interrompe a metร , non si scoraggia, non gli vengono a mancare le forze, ma la conduce sempre a termine.
Lโuomo โ รจ vero โ puรฒ rimanere caparbiamente affezionato al male, ma non cโรจ da disperare: รจ proprio da questo attaccamento che Dio ha promesso di liberarci. ร impensabile che egli, ad un certo punto, sia costretto a dichiararsi vinto. Se non fosse stato sicuro di riuscire a portarla a compimento, perchรฉ mai avrebbe dato inizio alla sua opera di liberazione?
Lโamore di Dio, dice Paolo, non รจ debole, insicuro come quello degli uomini. Questi sanno amare coloro che lo meritano. Possono, raramente, persino giungere a dare la vita, ma solo per persone che ritengono degne di un simile gesto. Dio ama in modo diverso, ama anche i propri nemici e ne ha dato prova quando ha donato loro il suo figlio.
Se Dio ci ha amati quando eravamo suoi nemici, quanto piรน ci amerร ora che siamo stati giustificati. I nostri peccati non saranno mai piรน forti del suo amore. Anche se noi lo abbandoniamo, egli non ci abbandona.
Vangelo ย โย Mt 9,36-10,8
36ย Vedendo le folle Gesรน ne sentรฌ compassione, perchรฉ erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.
37ย Allora disse ai suoi discepoli: โLa messe รจ molta, ma gli operai sono pochi!ย 38ย Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!โ.
10,1ย Chiamati a sรฉ i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e dโinfermitร .
2ย I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedรจo e Giovanni suo fratello,ย 3ย Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo,ย 4ย Simone il Cananeo e Giuda lโIscariota, che poi lo tradรฌ.
5ย Questi dodici Gesรน li inviรฒ dopo averli cosรฌ istruiti:
โNon andate fra i pagani e non entrate nelle cittร dei Samaritani;ย 6ย rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa dโIsraele.ย 7ย E strada facendo, predicate che il regno dei cieli รจ vicino.ย 8ย Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demรฒni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente dateโ.
Preti e suore sono in costante e drammatico calo, le defezioni aumentano, lโetร media si alza e le prospettive di una inversione di tendenza sono praticamente nulle. Che fare? La risposta รจ quasi scontata: โPregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messeโ.
Indubbiamente bisogna pregare per le vocazioni sacerdotali e religiose, ma restringere a queste categorie di cristiani lโapplicazione del brano evangelico che ci viene proposto oggi รจ scorretto e anche pericoloso: induce a pensare che esse soltanto si debbano impegnare al servizio della comunitร e presuppone che il popolo di Dio sia un gregge di โpecore senza pastoreโ, sia โmesseโ che non viene raccolta e va persa per mancanza di โmietitoriโ.
Lโobiezione piรน forte a questa interpretazione nasce dal fatto che non si capisce perchรฉ Dio debba essere pregato per mandare pastori per il suo gregge e operai nel suo campo.
Se cosรฌ fosse, si comporterebbe in modo irritante: noi ci stiamo impegnando allo spasimo, notti e giorni dedicati allo studio della parola di Dio, allโannuncio del vangelo e allโapostolato, mentre egli rimarrebbe a osservare, impassibile, la dispersione delle pecore e la rovina del raccolto. Verrebbe voglia di mollare tutto e pensare ad altro.
I dodici discepoli โ diciamolo subito โ non rappresentano i preti e le suore, ma tutto il popolo di Dio e, se questa รจ la prospettiva, lโinterpretazione del brano cambia. ร ogni discepolo che รจ chiamato a svolgere una missione nel campo โ che รจ il mondo. Qualunque sia la sua condizione di vita (sposato o celibe, dotto o ignorante, forte o deboleโฆ) ognuno deve impegnarsi nella costruzione del regno di Dio.
Ora diviene chiara la ragione per cui รจ necessaria la preghiera: non si tratta di convincere Dio, ma di cambiare il cuore dellโuomo. Allโuomo รจ chiesto di staccare la propria mente e il proprio cuore dai criteri e dai giudizi di questo mondo, di assimilare i pensieri di Dio e di adottare la vita nuova proposta da Cristo. Come ottenere questa conversione, questa trasformazione radicale? Solo il dialogo con Dio e la meditazione della sua parola possono compiere il prodigio. ร questa la preghiera che Gesรน raccomanda.
Veniamo ora alla chiamata e allโinvio dei dodici.
Cโรจ una differenza notevole fra il comportamento del maestro Gesรน e quello dei rabbini del suo tempo. Questi si circondavano di discepoli per farli divenire a loro volta rabbini onorati, serviti e ben retribuiti. Gesรน chiama i suoi per un servizio.
Sente compassione del suo popolo perchรฉ non vede alcuno che se ne prenda cura: non i capi politici, non le autoritร religiose. Tutti sono mossi dalla ricerca dei propri interessi, dei propri vantaggi e da prospettive di fare carriera. Mirano ai privilegi, vogliono migliorare la propria vita e trascurano il popolo che ha fame, รจ ammalato, vive oppresso, รจ vittima di abusi.
Gesรน รจ sensibile ai bisogni e al dolore dellโuomo. Ricorre solo dodici volte nei vangeli il verbo splagknizomai ed รจ sempre impiegato per esprimere lโintima commozione di Dio o di Cristo nei confronti dellโuomo. Qui รจ applicato ai sentimenti che Gesรน prova: non rimane impassibile, non guarda con distacco e disinteresse la condizione in cui si dibatte il suo popolo, ma si commuove; prova unโemozione viscerale (splagkna in greco sono dette le viscere).
Questa compassione lo spinge a intervenire. Dร inizio a un popolo nuovo: chiama i dodici e questo numero fa riferimento alle dodici tribรน dโIsraele.
A questi discepoli Gesรน ingiunge di continuare la sua opera, per questo vuole, anzitutto, che preghino, perchรฉ solo nella preghiera possono assimilare i sentimenti di Dio; poi conferisce loro lโautoritร di scacciare gli spiriti maligni e di curare i malati.
Non si deve immaginare che i cristiani (e i preti in modo particolare) abbiano ricevuto qualche arcano potere di compiere prodigi, di guarire miracolosamente le persone. I demoni e le malattie sono il simbolo di tutto ciรฒ che si oppone alla vita โ fisica, psichica, spirituale โ dellโuomo, sono lโespressione di tutte le forme di morte con le quali, in ogni momento, ci si deve confrontare.
Lโautoritร che Gesรน conferisce non รจ sulle persone, ma sul male, รจ la forza prodigiosa della sua parola che รจ capace di debellare il male e di creare un mondo nuovo.
Negli ultimi versetti la missione cui sono chiamati i discepoli รจ nuovamente richiamata: โLungo il cammino predicate che il regno dei cieli รจ vicino; curate gli ammalati, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, scacciate i demoniโ (vv. 7-8). Si tratta โ come รจ facile verificare โ di ciรฒ che Gesรน stesso ha fatto (Mt 9,35; 4,17). I cristiani sono dunque chiamati ad impegnare tutte le loro energie per โriprodurreโ, per rendere presente nel mondo il loro Maestro. Egli รจ il primo operaio inviato nella messe, i discepoli sono i suoi collaboratori, come ha ben compreso Paolo (1 Cor 3,9).
Lโingiunzione con cui si chiude il brano โ โGratuitamente avete ricevuto, gratuitamente dateโ (v. 8) โ รจ la richiesta del completo distacco da qualunque forma di interesse egoistico nello svolgimento dellโazione apostolica.
Il discepolo di Cristo non lavora per ottenere qualche vantaggio personale: per essere conosciuto, stimato, riverito, per arricchirsi. Offre gratuitamente la propria disponibilitร , come ha fatto il Maestro. Sua unica ricompensa sarร la gioia di aver servito e amato i fratelli con la generositร con cui ha visto operare Gesรน.
Per gentile concessione di Settimana News.



