VERSO UN REGNO PIENO DI PECCATORI PERDONATI: GENTE COME NOI
Vorrei tanto conoscere
le emozioni di Matteo,
l’energia misteriosa
di quelle parole,
che cosa lo sedusse.
Ma Matteo non parla di sé,
il centro della scena deve essere di Cristo:
Segui Me.
E queste
parole senza perché,
questa mancanza
di ragioni,
sono la vera ragione
del discepolo.
È la persona di Cristo
la causa, il senso,
l’orizzonte ultimo.
È Lui il nome della forza
che fa partire.
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E se Matteo potesse rispondere, direbbe che
si è convertito a Cristo, perché ha visto Cristo convertirsi a lui,
fermarsi e girarsi
dalla sua parte;
e io ho più di Matteo,
di Cristo io ho la croce.
Direbbe che no,
non è stato un sacrificio;
mi parlerebbe del piacere dell’essere discepolo,
del piacere del credere.
Ma l’avevo già intuito,
leggendo di quella casa
piena di festa, di volti,
di amici, molti
si premura di dirmi,
e peccatori, chiamati
ben prima
di essere convertiti.
Convertiti
perché chiamati.
Non voglio sacrifici!
La religione non è sacrificio: guarisce la vita, la fa risplendere;
non è la mortificazione
che dà lode a Dio, ma
la vita piena, forte, vibrante.
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Gesù mangia con me e
mi assicura che il principio
della salvezza non è
nei miei digiuni per lui,
ma nel suo mangiare
con me.
Ci guarisce fermandosi
con noi: la sua vicinanza
è la medicina,
il condividere vita, pane, festa, strada, sogni, comunione.
Solo la comunione dà
la felicità,
così nel matrimonio,
così nella fede.
Voglio l’amore!
Grido di Dio e dell’uomo.
Non sono venuto
a chiamare i giusti
ma i peccatori.
Qual è il merito
dei peccatori?
Nessuno!
Sono coloro che
non ce la fanno,
che non sono all’altezza, ma scoprono un Dio
più grande del loro cuore.
Dio non si merita,
si accoglie.
Gesù ancora cerca
il peccatore che è in me.
Assolvere una lista
di peccati, per quanto lunga e impressionante, non gli basta.
Vuole impadronirsi
della mia debolezza profonda.
E lì incarnarsi.
Beata debolezza!
E io, felice d’essere debole, dimoro quietamente
nella misericordia,
verso un Regno pieno
non di santi,
ma di peccatori perdonati,
di gente come noi.
Quando sono debole
è allora che sono forte.
Nessun lassismo però.
Vuoi restare nel peccato
perché abbondi la grazia?
Assurdo (Rom 6,1).
Ma oggi mi godo
la festa del peccatore
che ha scoperto un Dio
più grande del suo cuore.
Solo questo
mi converte ancora.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
