SONO IO L’AMATO PERDUTO.
DIO É IN CERCA DI ME
Ecco la passione
del pastore, quasi
un inseguimento
della sua pecora
per steppe e pietraie.
Se noi lo perdiamo,
lui non ci perde mai.
Non è la pecora smarrita
a trovare il pastore,
è trovata.
Non sta tornando all’ovile,
se ne sta allontanando.
Il pastore non la punisce,
è viva e tanto basta.
E se la carica sulle spalle
perché sia meno faticoso
il ritorno.
Immagine bellissima:
Dio non guarda
la nostra colpa,
ma la nostra debolezza.
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Non traccia consuntivi,
ma preventivi.
Dio è amico della vita:
Gesù guarisce ciechi,
zoppi, lebbrosi non perché diventino bravi osservanti,
tanto meglio se accadrà, ma perché tornino
persone piene, felici,
realizzate, uomini finalmente promossi
a uomini.
Un padre che
non ha figli da perdere,
e se ne perde uno solo
la sua casa è vuota.
Che non punta il dito e
non colpevolizza
i figli spariti
dalla sua vista, ma
li fa sentire un piccolo
grande tesoro
di cui ha bisogno.
E corre e gli getta
le braccia al collo e
non gli importa niente
di tutte le scuse che
ha preparato, perché
alla fedeltà del figlio
preferisce la sua felicità.
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L’ultima nota è una gioia,
una contentezza,
una felicità che coinvolge
cielo e terra:
vi sarà gioia nel cielo
per un solo peccatore
che si converte, più che
per novantanove giusti…
Da che cosa nasce
questa felicità di Dio?
Da un innamoramento,
come in un perenne
Cantico dei Cantici.
Dio è l’Amata che gira
di notte nella città e
a tutti chiede
una sola cosa:
“avete visto l’amato
del mio cuore?”
Sono io l’amato perduto.
Dio è in cerca di me.
Se lo capisco,
invece di fuggire
correrò verso di lui.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
