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p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 2 ottobre 2026

UN BAMBINO COME PADRE NEL CAMMINO DI FEDE

Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Gesù ci disarma e sguinzaglia il nostro lato giocoso, fanciullesco.

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Arrendersi all’infanzia è arrendersi al cuore e al sorriso, accettare di lasciare la propria mano in quella dell’altro, abbandonarsi senza riserve (C. Cayol).

Proporre il bambino come modello del credente è far entrare nella religione l’inedito.

Cosa sa un bambino?

  • La tenerezza degli abbracci
  • L’emozione delle corse
  • Il vento sul viso…

Non sa di filosofia né di leggi. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida.

Gesù ci propone un bambino come padre, nel nostro cammino di fede.

“Il bambino è il padre dell’uomo”.(Wordsworth).

I bambini danno ordini al futuro.

E aggiunge: Chi lo accoglie, accoglie me!

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Fa un passo avanti, enorme e stupefacente: indica il bambino come sua immagine. Dio come un bambino!

Vertigine del pensiero.

Il Re dei re, il Creatore, l’Eterno in un bambino?

Se Dio è come un bambino significa che va protetto, accudito, nutrito, aiutato, accolto (E. Hillesum).

A chi è come loro appartiene il regno di Dio.

I bambini: maestri nell’arte della fiducia e dello stupore.

Incuriositi da ciò che porta ogni nuovo giorno, pronti al sorriso quando ancora non hanno smesso di asciugarsi le lacrime, perché si fidano totalmente. Del Padre e della Madre.

Il bambino porta la festa nel quotidiano. Nessuno ama la vita più appassionatamente di un bambino.

Accogliere Dio come un bambino: è un invito a farsi madri, madri di Dio.

Il modello di fede: Maria, la Madre, che nella sua vita non ha fatto probabilmente nient’altro di speciale che questo: accogliere Dio in un bambino. E con questo ha fatto tutto.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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