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p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 16 Gennaio 2026

LA FORZA DELL’AMICIZIA RIDONA ALI INFRANTE

Si recarono da lui
portando un paralitico,
sorretto da quattro persone
.

L’hanno sollevato
quattro amici
;

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sulle loro spalle gli pareva
di volare
,
lui che neppure camminava;

per le strade,
poi in alto sul tetto,
poi giù nella stanza:

nella forza della loro amicizia
aveva ritrovato le sue ali infrante
.

Gesù, veduta la loro fede, disse:
i tuoi peccati ti sono rimessi.

Veduta la loro fede,
non quella del paralitico
,
ma quella di coloro che lo portano,
che scavalcano la folla,
inventano una strada
che non c’è
,
danneggiano una casa d’altri,
pieni dell’incoscienza
e della forza
di chi ama e ha fiducia
.

Perdonato per la fede d’altri.

Questa comunione di fede,
questa catena di fiducia
solleva e dà coraggio
.

Una fede che
non si fa carico d’altri
non è vera fede
,
insegnano i quattro sconosciuti
portatori dell’uomo.

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Essere come loro,
con questo peso d’umano
sul cuore e sulle mani
:

Chiesa che non proclama
verità astratte

sopra il dolore delle persone,
ma le solleva;

che porta il peso
e il rischio della loro speranza
,
invece di ribadire concetti.

Ti sono rimessi i peccati.

L’uomo è rimasto senza parole,
forse deluso:
ma non è questo il mio problema.

Dammi le mie gambe!

Tutto qui è un gioco di simboli:
il perdono e
la guarigione del paralitico,

il peccato allontanato
e il lettuccio sollevato
come un fuscello,
non sono due fatti in successione,
ma un unico evento
.

Il peccato è raccontato
come una paralisi
,
un fallimento che ti blocca,
uno sbaglio che
ti pesa addosso
.

Il perdono è detto
con un verbo di moto

che annuncia partenze,
il salpare della nave,
l’avviarsi della carovana,
che porta scritto ‘più in là’.

Strano perdono,
che non è domandato
.

Ma è la carne immobile
che domanda cammini
,
estasi,
sentieri nel sole.

Non c’è accusa dei peccati,
ma la supplica silenziosa
contro un peso che aderisce a te
e ti paralizza.

Non c’è espiazione della colpa,
non penitenza,
ma prendere su il lettuccio,
quella prigione odiata,
e andarsene libero nel sole.

Non c’è merito alcuno,
solo saper accogliere il dono;

nessuna condizione,
solo la gioia

di chi ritrova la strada della vita.

E questo scandalizza
i benpensanti di sempre
.

Se basta così poco
per essere perdonati
,
se il perdono è dato gratuitamente,
sempre,
allora come si fa
a ritenere importanti le regole?

Ma le regole non sono
un debito da pagare a Dio
,

sono ciò che permette all’uomo
di camminare verso la pienezza:

via della vita
per muovere verso il proprio fine
.

Ritrovarle é ritrovare
una vita verticale

e una strada nel sole,
la strada di Dio.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.