SERVO-AGNELLO, GUARITORE DELL’UNICO PECCATO CHE É IL DISAMORE
Il mondo ci prova, ha tentato,
ma non ce la fa a fiorire
secondo il sogno di Dio:
gli uomini non ce la fanno
a raggiungere la felicità.
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Dio ha guardato l’umanità,
l’ha trovata smarrita, malata, sperduta e se n’è preso cura.
È venuto, e invece
del ripudio o del castigo,
ha portato liberazione e guarigione.
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Lo afferma il profeta
roccioso e selvatico,
Giovanni delle acque,
quando dichiara:
ecco l’agnello che toglie
il peccato del mondo.
Sono parole di guarigione,
eco della profezia di Isaia,
rilanciata dalla prima Lettura:
ecco il mio servo, per restaurare
le tribù di Giacobbe.
Anzi, è troppo poco:
per portare la mia salvezza
fino all’estremità della terra.
Giovanni parlava
in lingua aramaica,
come Gesù,
come la gente del popolo,
e per dire “ecco l’agnello”
ha certamente usato
il termine “taljah”,
che indica al tempo stesso
“agnello” e “servo”.
E la gente capiva che
quel giovane uomo Gesù,
più che un predestinato
a finire sgozzato
come un agnello
nell’ora dei sacrifici
nel cortile del tempio,
tra l’ora sesta e l’ora nona,
era invece colui che
avrebbe messo tutte
le sue energie al servizio
del sogno di Dio per l’umanità,
con la sua vita buona,
bella e felice.
Servo-agnello, che toglie
il peccato del mondo.
Al singolare.
Non i peccati,
ma piuttosto
la loro matrice e radice,
la linfa vitale,
il grembo che partorisce azioni che sono il contrario della vita,
quel pensiero strisciante
che si insinua dovunque,
per cui mi importa solo di me,
e non mi toccano le lacrime
o la gioia contagiosa degli altri.
Non mi importano, non esistono,
non ci sono, non li vedo.
Servo-agnello, guaritore dell’unico peccato
che è il disamore.
Non è venuto come leone,
non come aquila,
ma come agnello,
l’ultimo nato del gregge,
a liberarci da una idea terribile
e sbagliata di Dio,
su cui prosperavano le istituzioni
di potere in Israele.
Gesù prende le radici del potere,
le strappa, le capovolge
al sole e all’aria,
capovolge quella logica
che metteva in cima a tutto
un Dio dal potere assoluto,
compreso quello
di decretare la tua morte;
e sotto di lui uomini che applicavano a loro volta
questo potere, ritenuto divino,
su altri uomini, più deboli di loro, in una scala infinita,
giù fino all’ultimo gradino.
L’agnello-servo, il senza potere, è un “no!” gridato
in faccia alla logica del mondo,
dove ha ragione sempre
il più forte, il più ricco,
il più astuto, il più crudele.
E l’istituzione non l’ha sopportato e ha tolto di mezzo la voce pura, il sogno di Dio.
Ecco l’agnello,
mitezza e tenerezza di Dio che entrano nelle vene del mondo,
e non andranno perdute,
e porteranno frutto;
se non qui altrove,
se non oggi nel terzo giorno
di un mondo che sta nascendo.o quel suo sogno, che sembra dissolversi ad ogni alba, ma di cui Lui stesso non ci concederà di stancarci.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
