SE DIO È NOSTRO SERVITORE, CHI SARÀ NOSTRO PADRONE?
“Di’ che questi
miei due figli siedano
uno alla tua destra
e uno alla tua sinistra
nel tuo regno”.
Ed ecco ancora una volta
tutta la pedagogia di Gesù,
paziente e luminosa.
- Pubblicità -
Invece di arrabbiarsi
o di scoraggiarsi,
il Maestro riprende
ad argomentare,
a spiegare il suo sogno
di un mondo nuovo.
“Non sapete
quello che chiedete!”
Non capite quali
corde oscure andate a toccare
con questa domanda,
quale povero cuore,
quale povero mondo
nasce da queste fame
di potere.
E la dimostrazione
arriva immediatamente:
gli altri dieci apostoli
hanno sentito
e si indignano,
si ribellano,
unanimi nella gelosia,
accomunati dalla stessa competizione
per essere i primi.
Adesso non solo i due figli
di Zebedeo
(i boanerghes,
i figli del tuono,
irruenti e autoritari come
indica il loro soprannome),
ma tutti e dodici
vengono chiamati
di nuovo da Gesù,
chiamati vicino.
E spalanca loro
l’alternativa cristiana:
tra voi non sia così.
I grandi della terra
dominano sugli altri,
si impongono…
Tra voi non così!
Credono di governare
con la forza…
tra voi non è così!
- Pubblicità -
Gesù prende le radici
del potere e le capovolge
al sole e all’aria:
Chi vuole diventare grande tra voi
sia il servitore di tutti.
Servizio, il nome difficile
dell’amore grande.
Ma che è anche
il nome nuovo,
il nome segreto della civiltà.
Anzi, è il nome di Dio.
Come assicura Gesù:
Non sono venuto
per procurarmi dei servi,
ma per essere io il servo.
La più sorprendente,
la più rivoluzionaria
di tutte le autodefinizioni
di Gesù.
Parole che danno
una vertigine:
Dio mio servitore!
Vanno a pezzi le vecchie
idee su Dio e sull’uomo:
Dio non è il padrone e
signore dell’universo
al cui trono inginocchiarsi
tremando, ma
è Lui che si inginocchia
ai piedi di ogni suo figlio,
si cinge un asciugamano
e lava i piedi,
e fascia le ferite.
Se Dio è nostro servitore,
chi sarà nostro padrone?
L’unico modo perché
non ci siano più padroni è
essere tutti a servizio
di tutti.
E questo non come
riserva di viltà, ma come
moltiplicazione di coraggio.
Gesù infatti non convoca
uomini e donne
incompiuti e sbiaditi,
ma pienamente fioriti,
regali, nobili,
fieri, liberi.
Belli della bellezza
di un Dio con le mani
impigliate nel folto
della vita,
custode che veglia,
con combattiva tenerezza,
su tutto ciò che fiorisce
sotto il suo sole.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
