LA PEDAGOGIA DELLA GIOIA
Tesoro: parola magica, così poco usata nella religione, parola d’innamorati, di favole, di storie grandi. E di Vangelo. Che capovolge la vita, contiene tutte le speranze, rilancia tutti i desideri. Un tesoro ci attende: a dire che l’esito della storia sarà comunque felice; che nell’uomo è posto un eccesso di desiderio che nessuna cosa concreta o quotidiana potrà esaurire.
Nascosto in un campo: che è il mondo, che è il cuore; e la vita altro non è che un pellegrinaggio verso il luogo del cuore (Olivier Clè ment), là dove maturano tesori. Il protagonista vero della parabola non è il contadino, ma il tesoro: Cristo, e la pienezza di umanità che Lui è venuto a portare. Dal tesoro deriva una seconda parola: per la gioia quell’uomo va, vende, compra. È la gioia, radice della vita, che muove, mette fretta, fa decidere.
Noi non avanziamo nella vita a colpi di volontà, ma solo per scoperta di tesori (là dov’è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore); per passione di bellezza (mercanti che cercano le perle più belle); per riserve di gioia che Qualcuno, uomo o Dio, amore o tesoro, seme o spiga, colma di nuovo. Chiedi al Signore la gioia, ed Egli ti risponderà dandoti la vita. Gioia non facile, quindi: c’è un campo da lavorare, rovi e sudore, un tesoro da trovare e nascondere, un tutto da vendere e investire.
Dio vuole che il suo dono diventi nostra conquista (sant’Agostino). Ma la parola centrale è tesoro! Il cristianesimo non è rinuncia o sacrificio, è un tesoro: Dio in me, pienezza d’umano, vita bella, estasi della storia. E mettervi tutte le mie energie. Allora lascio tutto, ma per avere tutto. Vendo tutto, ma per guadagnare tutto.
Questa è la croce che fa rifiorire la rosa del mondo (Berdiaeff). E se non ho posto tutte le mie forze, almeno una volta nella vita, la totalità del cuore, tutto, a servizio di qualcosa, Dio, un fratello, un sogno, non riuscirò mai a credere alla Risurrezione. Noi talvolta agiamo come se la rinuncia fosse la condizione per una gioia successiva che Dio ci darà in base ai nostri sforzi.
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Le parabole di oggi ci ricordano che l’ordine è inverso. Se la gioia di un innamoramento, di un “che bello!” a pieno cuore, non precede le rinunce, queste non generano che tristezza, freddo, lontananza, disamore, consumazione del cuore. Come diventerò cercatore di perle? Chiedendo il dono di Salomone: donami Tu un cuore che ascolta. Dono immenso da chiedere sempre: per ascoltare Dio e il grido di Abele, per ascoltare cielo e terra, angeli e parabole, per ascoltare la bellezza e la cattedra dei piccoli della terra. Allora matureranno tesori.
Un tesoro ci attende. E lo Spirito santo è questo soffio divino che fa nascere i cercatori d’oro. Immaginiamo allora una storia, personale e collettiva, costellata di tesori; sentiamo la vita come intrisa di perle e della loro bellezza. E noi a intingere la spola dei nostri giorni, i nostri sogni dentro tesori, dentro la gioia. Il tesoro non si compra, è un dono.
L’uomo compra il campo.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
