p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di martedì 3 Febbraio 2026

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UNA MANO CHE TI PRENDE PER MANO

C’è una casa a Cafarnao,
dove la morte ha messo il nido.
Una dimora importante,
quella del capo della sinagoga, eppure impotente a garantire
la vita di una bambina.

Giairo ha preso il mantello
ed è uscito,
ha camminato in cerca
di Gesù
, e Gesù interrompe
ciò che sta facendo e
si mette a camminare con lui
.
Sulle frontiere tra la vita
e la morte.

Stare con il dolore degli altri diventa uno dei gesti cristiani più rivoluzionari.

Perché il dolore,
il dolore innocente?

I figli di tanti Giairo muoiono in un’età in cui invece è d’obbligo fiorire, non soccombere.
Eppure Gesù non dà
una risposta, dà altro:
il dolore non domanda spiegazioni, ma condivisione: “e andò con lui”.

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Non temere, soltanto continua ad aver fede”,
quella che ti ha fatto
uscire di casa in cerca
di aiuto e di ascolto.

Ma come è possibile non temere, non essere nella paura quando la morte si è portata via il mio sole?

Il contrario della paura
non è il coraggio, è la fede
,
atto umanissimo
che tende alla vita!

Che dice: ho bisogno, mi fido, mi affido. Sulla tua parola getterò le reti, anzi:

nelle tue mani getto la vita!

Giunsero alla casa e vide gente che piangeva e gridava.
Disse loro:

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Perché piangete?
Non è morta, ma dorme
”.

Coloro che noi chiamiamo ‘mortidormono a questa vita nostra, ma in realtà sono stati presi per mano e si sono alzati, come la bimba di Giairo.

Lo deridono.
Con quella derisione con cui dicono anche a noi: ma tu credi alla resurrezione?
Ti illudi, non c’è niente
dopo la morte.

Ma la fede assicura che Dio è dei vivi e non dei morti, che dire Dio è dire risurrezione.

Gesù cacciò tutti fuori di casa. Caccia via quelli che non credono che Dio inonda di vita anche le strade della morte.

Gesù prende con sé il padre e la madre.
Li prende con sé perché il tempo dell’amore è infinitamente più lungo del tempo della vita.

La vita finisce ma l’amore no. E ciò che vince la morte non è la vita, è l’amore.
Ogni bambino, dice alla mamma: tu non morirai mai!

Ed entrò dove era la bambina.
E non è solo la stanzetta interna della casa, è la stanza più oscura del mondo, quella senza luce:

l’esperienza della morte, dove anche Gesù entrerà, per essere come noi.

Poi la prende per mano. Dio non è un dito puntato, ma una mano che ti prende per mano.
E mostra che bisogna toccare la disperazione delle persone per poterle rialzare.

Toccare le loro lacrime.

E le disse: “Talità kum. Bambina alzati”.

Tocca a te farlo:
rimettiti in piedi,
sulle tue gambe,
con le tue risorse.

Qualunque sia il dolore che portiamo dentro, qualunque sia la morte che ci assedia, il Signore ripete: alzati!

E subito la bambina si alzò e camminava.
Restituita all’abbraccio dei suoi,
a una vita incamminata e verticale
.

Là dove ci siamo fermati, Dio continua a farci ripartire.

E ripete su ogni essere la benedizione delle antiche parole: Talità kum, giovane vita, alzati, rivivi, risplendi.

E aggiunge:
datele da mangiare,
nutrite di sogni,
di carezze e di fiducia
il suo rinato cuore bambino
.

E ci rialzerà tutti, trascinandoci su,
in alto,
dentro la sua risurrezione.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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