p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di martedì 10 Giugno 2025

Commento al brano del Vangelo di: Mt 5,13-16

Data:

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IL DISCEPOLO-LUCE É UNO CHE OGNI GIORNO ACCAREZZA LA VITA E RIVELA IL BELLO DELLE PERSONE

Voi siete il sale,
voi siete la luce.

Siete come
un istinto di vita
che penetra nelle cose,
come il sale,
si oppone al loro degrado
e le fa durare.

Siete un istinto
di bellezza,
che si posa
sulla superficie delle cose,
le accarezza,
come la luce,

e non fa violenza mai,
ne rivela invece forme, colori, armonie e legami.

Così il discepolo-luce
è uno che ogni giorno
accarezza la vita e rivela
il bello delle persone,

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uno dai cui occhi emana
il rispetto amoroso
per ogni vivente.

Voi siete il sale,
avete il compito di
preservare ciò che
nel mondo vale e merita
di durare, di opporvi
a ciò che corrompe,
di far gustare il sapore buono della vita.

Voi siete la luce del mondo.
Una affermazione
che ci sorprende, che
Dio sia luce lo crediamo;
ma credere che
anche l’uomo sia luce, che
lo sia anch’io e anche tu,
con i nostri limiti e
le nostre ombre,
questo è sorprendente.

E lo siamo già adesso,
se respiriamo vangelo:

la luce è il dono naturale
di chi ha respirato Dio.

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Chi vive secondo
il vangelo è una manciata di luce gettata in faccia
al mondo (Luigi Verdi).

E non impalcandosi
a maestro o giudice,
ma con i gesti:
risplenda la vostra luce
nelle vostre opere buone.

Sono opere di luce
i gesti dei miti, di chi
ha un cuore bambino,
degli affamati di giustizia,
dei mai arresi cercatori
di pace, i gesti
delle beatitudini,
che si oppongono a ciò che corrompe il cammino
del mondo:
violenza e denaro.

Quando due sulla terra
si amano
compiono l’opera:
diventano luce nel buio,
lampada ai passi di molti,
piacere di vivere e
di credere.

In ogni casa dove
ci si vuol bene,
viene sparso il sale che dà sapore buono alla vita.

Mi sembra impossibile,
da parte di Gesù, riporre
tanta stima e tanta fiducia
in queste sue creature!

In me, che lo so bene,
non sono né luce né sale.
Eppure, il vangelo
mi incoraggia
a prenderne coscienza:

Non fermarti
alla superficie di te,
al ruvido dell’argilla
di cui sei fatto,

cerca in profondità,
verso la cella segreta
del cuore, scendi
nel tuo santuario e
troverai una lucerna accesa,
una manciata di sale:
frammento di Dio in te.

L’umiltà della luce e
del sale: la luce
non illumina se stessa,
nessuno mangia il sale
da solo.

Così ogni discepolo
deve apprendere
la loro prima lezione:
a partire da me,
ma non per me.

La povertà del sale
e della luce è
perdersi dentro le cose,
senza fare rumore,
né violenza,
e risorgere con loro.

Come suggerisce il profeta Isaia: Illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarirà la tua ferita (Isaia 58,8).

Non restare curvo
sulle tue storie e
sulle tue sconfitte,
chi guarda
solo a se stesso
non si illumina mai.

Tu occupati della terra
e della città, e
la tua luce sorgerà
come un meriggio di sole.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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