LA DONNA CURVA
Lc 13,10-17
Siamo abituati a sentirci cercatori di Dio. Nel vangelo è Dio a cercare la donna, ad accorgersi della sua sofferenza, ad ascoltare il suo gemito senza parole.
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Una donna piegata su se stessa, che può guardare solo a terra, chiusa in sé; una vita piegata e ripiegata, che si raddrizza, che torna verticale.
Esiste una forza di gravità terrestre, ma anche una forza di gravità celeste, che spinge verso l’alto la fiamma, gli alberi, le maree, i vulcani, l’andatura eretta dell’uomo.
Un simbolo bello del nostro obiettivo: vivere una vita verticale.
Camminare, diciamo anche noi, a schiena diritta. Nobiltà e fierezza e libertà.
Sollevarsi in alto, verso Dio: così l’uomo raggiunge il suo fine. Che è anche il nostro principio.
Non si guarisce di sabato. Niente miracoli di sabato…
Per loro quello che importa non è una donna che ritrova la sua forma umana, ma osservare un precetto formale.
Non può tornare domani? dicono. Cos’è un giorno in più su 18 anni?
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Ma Gesù: ha aspettato 18 anni, non deve aspettare un solo giorno in più.
Finalmente l’uomo sta diritto davanti a Colui di cui è l’immagine e lo riflette direttamente.
L’uomo malato davanti a Dio, è curabile solo nel giorno in cui lo incontra, il sabato, anzi questo incontro fa di qualunque giorno un sabato.
La gratuità turba il capo della sinagoga che è dentro di noi.
È quella parte di noi che censura tutto ciò che va oltre la legge ed è semplicemente gratuito.
Dio non si merita, si accoglie.
Noi pensiamo di poter comprare tutto, ma l’amore non si compra e non si vende.
Che io sia amato dipende da lui, non dipende da me. Per fortuna, per grazia.
Tutti siamo stati slegati. Constatazione che siamo ora diritti e liberi.
Siamo già salvi, si tratta di girarsi da quella parte e uscire dalle nostre prigioni, incurvature e chiusure.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
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