p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di giovedì 8 Gennaio 2026

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DI CIÒ CHE HAI PUOI FARE UN SACRAMENTO DI COMUNIONE

Giorno del pane che trabocca dalle mani,
dalle ceste,
che sembra non finire mai
.

E mentre lo distribuivano,
non veniva a mancare;
e mentre passava di mano in mano,
restava in ogni mano
.

Quello del pane è l’unico segno riferito da tutti e quattro i Vangeli.
Marco e Matteo ne riportano addirittura due redazioni.

Si tratta, evidentemente, di un evento decisivo per capire la vita e il messaggio di Gesù.

Con il segno del pane,
più che davanti ad un eclatante miracolo siamo di fronte ad una fessura di mistero.

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Il racconto è pieno di simboli bellissimi:
è ormai primavera,
c’è molta erba che richiama i pascoli e il Salmo del buon pastore,
c’è il monte grande simbolo della casa di Dio.

É vicina la pasqua;
ci sono i numeri:
cinque pani e due pesci che compongono il sette, simbolo della pienezza
.

C’è il pane d’orzo,
pane di primizia
perché l’orzo è il primo dei cereali che matura,
primo pane nuovo.

E c’è un ragazzo,
neppure un uomo adulto,
una primizia d’uomo.

Un Vangelo pieno d’inizi e di gemme che fioriscono, per grazia.

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Modello del discepolo oggi è un ragazzo senza nome né volto,
che dona ciò che ha,
senza pensarci,
e così innesca la spirale della condivisione,
il miracolo del dono
.

Il problema del nostro mondo non è la penuria di pane, ma la povertà di quel lievito che incalza e spinge a condividere, a fare di ciò che hai un sacramento di comunione.

Al mondo, il cristiano non fornisce pane, fornisce lievito” (Miguel de Unamuno).

“Credo sia più facile moltiplicare il pane che non distribuirlo. C’è tanto di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti” (D. M. Turoldo).

Prese i pani, ringraziò, diede.
“Ricevimi, donami, donandomi mi otterrai di nuovo” (Rig Veda)
.

L’uomo può solo ricevere la vita,
il creato,
le persone,
sono il suo pane.
Può solo ringraziare,
benedire,
donare
.

E basteranno le briciole a riempire dodici ceste.

Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato alla fame d’altri.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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