Guai a voi: si apre uno sguardo sulla personalità di Gesù: tenerezza sì ma anche combattività, e la beatitudine dell’opposizione.
Guai a voi farisei… Matteo ogni volta aggiunge una parola, in cui sintetizza tutto: ipocriti, attori, commedianti, guitti.
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Il male supremo per Gesù non è la debolezza, mai si scaglia contro la debolezza delle persone. Ma sempre contro l’ipocrisia dei potenti e dei sacerdoti.
Si tratta di un termine che ci pare non empatico con Gesù. E invece no, se è ripetuto per 13 volte in Matteo, per 15 volte in Luca.
Il termine guai non contiene una minaccia, un avviso di disgrazia o di garanzia, non vuol dire malanno, o incidente, nella sua etimologia è un lamento, un forte lamento: uhaì, suona nel greco del vangelo, è la voce del pianto.
Una esclamazione onomatopeica: ahi, ahi, che errore adorare la cenere anziché custodire il fuoco. Essere sale che ha perso il sapore, ahi che sbaglio.
- confondere superfluo ed essenziale. Giustizia e menta.
- la menta non c’è nella legge, siete più realisti del re, più papisti del papa; non custodite la libertà, la mutilate.
- Che tristezza, siete come sepolcri. Fuori apparite a posto e dentro siete morti… avete una doppia vita, bella fuori, corrotta dentro.
Siamo anche noi di quelli che è più comodo pagare la menta che vivere la giustizia? Che preferiamo osservare la regolina, la rubrica, l’orario invece della carità?
Precisini nella correttezza formale, tutte le cosine a posto, invece che buttarci nel grande compito della giustizia e dell’amore? Che suoniamo il nostro valzerino mentre la nave va a fondo?
Uno dei dottori: così offendi anche noi!
Voi caricate pesi sugli altri, siete burocrati delle regole, e analfabeti del cuore, siete funzionari delle norme del codice, e ignoranti dell’uomo, rigidi con gli altri e molli con voi stessi.
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Nel passo parallelo, Mt 23,23: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite la giustizia, la misericordia e la fedeltà.
Conosco le comunità religiose: paghi la tassa alla comunità, osservi due o tre doveri, e poi fai quello che vuoi. Una messa, un’ora di confessionale e poi via a fare le tue cose. E mi sento formalmente a posto.
Sono un osservante della menta o un affamato di giustizia? Filtro il moscerino e ingoio il cammello?
Guai a voi che amate i primi posti, le parrocchie più grandi, un avanzamento di carriera; riconoscimenti e applausi, voi che amate comandare, stare sopra gli altri.
Tre verbi maledetti: prendere, salire, comandare (il potere è una gran prostituta che dà piacere a tutti, ma è il più malato dei piaceri).
Tre verbi opposti benedetti: dare, scendere, servire.
Mt 23,1-12 Praticate ciò che vi dicono, ma non fate secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno.
La Parola di Dio mi mette con le spalle al muro. Sono anch’io, come i farisei? Dico e non faccio? Prete di facciata o di sostanza?
Verso la nostra debolezza Gesù si è sempre mostrato premuroso, come il vasaio che, se il vaso non è riuscito, non lo butta via, ma lo rimette sul tornio, e riprende a plasmare l’argilla, a lavorarla di nuovo; Gesù non sopporta gli ipocriti. Legano pesi enormi sulle spalle delle persone, ma loro non li toccano con un dito.
Così facciamo anche noi: mettiamo pesi enormi sulle persone (tu sei fuori dalla comunione, tu non puoi…) e ci scandalizziamo se sotto quel peso si perdono, ma ci guardiamo bene dal caricarci il peso e le lacrime della donna tradita e derisa e abbandonata, o il peso dell’uomo solo che non ce la fa a vivere senza un po’ d’amore.
Sono i duri di cuore, l’altra malattia la sclerocardia, o cardiosclerosi, quella che Gesù teme di più.
L’ipocrita: tutte le opere le fanno per essere ammirati dalla gente, si compiacciono dei primi posti, dei saluti sulle piazze, degli applausi… Recitano nella vita, sono personaggi e non più persone.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
